Cittadino malese a Oslo e la neutralità nello spionaggio

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Alcuni giorni fa sono apparse delle notizie secondo cui le autorità norvegesi avevano arrestato un cittadinano malese ad Oslo per spionaggio.

E’ certo che l’uomo non lavorava da solo, sebbene non stesse spiando in favore della Malesia, e i suoi legami esatti restino ancora sconosciuti.

arrestato malese a oslo

Questo caso ha messo sotto la lente dei critici le relazioni che la Malesia mantiene con l’Occidente nel mezzo delle tensioni crescenti tra l’occidente e Cina e Russia.

Da un po’ di tempo ormai i servizi di sicurezza e l’intelligence militare norvegesi, Etterretningstjenesten, hanno indicato nella Russia e nella Cina le principali minacce alla propria sicurezza. Le preoccupazioni sono cresciute dopo l‘invasione russa dell’Ucraina per il potenziale di intrusioni russe nel Grande Nord e in regioni come gli Stati baltici, la Finlandia e la Polonia.

Erano preoccupazioni che esistevano anche prima dell’invasione a cui bisogna aggiungere da una prospettiva norvegese le potenziali minacce di Iran e Corea del Nord.

I paesi membri della NATO e i loro partner hanno anche assistito ad una crescita di attività di spionaggio denunciate pubblicamente.

A marzo la Polonia ha accusato sei cittadini stranieri legati alla Russia di spionaggio e sabotaggio, e più di recente le autorità britanniche hanno arrestato un ricercatore parlamentare accusandolo di spiare in favore di Pechino.

I media oscillano tra il sensazionalismo di questi incidenti, rievocando paragoni alla James Bond o alla John le Carre, e il minimizzarli come cose banali. Tuttavia, al di là del dramma, l’elemento che spesso viene trascurato in questi incidenti è l’identità e la nazionalità specifiche degli individui coinvolti.

La cittadinanza straniera è un altro livello di copertura

Mentre le spie operano spesso con la copertura ufficiale di stato diplomatico, le agenzie di spionaggio in genere sostengono le coperture non ufficiali dei loro agenti per accrescere la loro credibilità e autenticità.

La cittadinanza straniera è un altro strato di copertura. Per districarsi tra le sfide del controspionaggio si sa che le agenzie adottano strategie a varie sfaccettature. Oltre ad impiegare agenti dormienti, essi possono adottare cittadinanze straniere, usare passaporti stranieri in prestito, o persino reclutare spie da paesi terzi, che potrebbero neanche sapere, in alcuni casi, a quale causa stanno servendo.

Comunque persino le coperture forti talvolta sono compromesse o cadono sotto un’analisi intensa. Lo scorso anno la Norvegia arrestò un professore universitario brasiliano Mikhail Mikushin, conosciuto come Assis Giammaria, accusandolo di attività di spionaggio illecito e sospettandolo di essere un cittadino russo.

L’assassinio del fratellastro del leader Nord Coreano Kim Jong Un, Kim Jon Nam, all’aeroporto internazionale di Kuala Lumpur nel 2017 fu portato avanti da un indonesiano ed una donna vietnamita che entrambi credevano di far parte di uno scherzo.

C’è stato anche un incidente, sempre a Kuala Lumpur, presumibilmente orchestrato dal Mossad israeliano con reclute malesi, anche se è tutto da verificare il coinvolgimento del Mossad.

Il metodo di reclutamento di agenti provenienti da regioni inattese prova a sfruttare gli angoli ciechi nelle agenzie di spionaggio che potrebbero sottostimare o valutare male questi agenti.

Queste strategie non nascondono solo l’identità della nazione promotrice ma complicano le indagini e gli sforzi di processo fornendo una negazione plausibile.

Due possibili paesi incriminati

Le informazioni specifiche che si conoscono finora sull’arresto in Norvegia e sull’obiettivo della sorveglianza indicano due probabili colpevoli come potenziali reclutatori del presunto cittadino malese: Russia o Cina.

L’arresto suggerisce un potenziale spostamento verso il reclutamento di agenti da Paesi associati al movimento dei non allineati per aumentare la negabilità plausibile.

La Malesia, che è uno dei 120 paesi che ha scelto di non schierarsi con il blocco di potere maggiore o di partecipare alle sanzioni unilaterali contro la Russia, resta saldamente neutrale sul conflitto ucraino anche dopo l’invasione illegale della Russia.

Ma la neutralità potrebbe non essere sufficiente a tenerla lontana da interferenze o influenze esterne.

Una ricerca della sottoscritta insieme ad altri dello scorso anno offre una visione nella percezione pubblica del conflitto Russia Ucraina e quello che dà linfa al sentimento filorusso.

Sebbene quanto trovato abbia poca influenza sulle decisioni nazionali o sulla guida politica, è fondamentale comprendere queste motivazioni per la pubblica quando si considera come la Malesia è percepita a livello internazionale e come le agenzie di spionaggio possano considerarla una opportunità di sfruttare questa reputazione.

Figure importanti della Malesia quale l’ex premier Mahathir Mohamad spesso mostrano una posizione chiara antioccidentale. Si ricordi che Mahathir mise in dubbio quanto trovato dalla Commissione di Sicurezza Olandese che ha ritenuto la Russia colpevole dell’abbattimento del volo MH17 della Malaysia Airlines nel 2014 nel Donbass in Ucraina.

Al contrario altri come il parlamentare Wong Chen sostiene la pace senza affrontare le ulteriori implicazioni globali di una concessione dell’Ucraina alla Russia.

Imbrigliati in dispute lontane

Secondo l’ultimo rapporto di Passport Index, la Malesia può fregiarsi del nono passaporto più forte tra le posizioni di poteri globali che garantisce a chi lo usa il privilegio di viaggi più facili e potenzialmente un controllo minore, cosa che è vantaggiosa per le operazioni di spionaggio.

Mentre l’uomo malese recentemente arrestato potrebbe essere stato sfruttato per questo vantaggio, le accuse contro di lui potrebbero avere conseguenze nel futuro sulla posizione di altri detentori di passaporto malese.

Inoltre il codice penale malese con l’articolo 126 proibisce espressamente atti che mettano in pericolo le relazioni del paese con nazioni amiche.

I paesi potrebbero ricercare di valutare di nuovo le proprie posizioni di non allineati per evitare situazioni che potrebbero potenzialmente porre problemi alle relazioni diplomatiche.

Sebbene non sia ancora chiaro come siano iniziati i contatti e se ci sono motivazioni finanziarie o ideologiche, l’agente malese detenuto ad Oslo rischia dieci anni di carcere specie in considerazione del precedente di Mikushin e gli articoli del codice penale norvegese che affrontano “attività di raccolta di informazioni aggravate che hanno per oggetto segreti di Stato”.

L’arresto di Oslo mette in evidenza come le nazioni più piccole possano involontariamente restare invischiate in dispute lontane a cui apparentemente non sono correlate.

A febbraio la Malesia fece un passo importante nel sostenere una risoluzione ONU che chiedeva il ritiro della Russia dall’Ucraina. Mentre le dinamiche globali si fanno più volatili attraverso operazioni di spionaggio più intense e azioni clandestine, i paesi non allineati devono riconoscere che la loro posizione non li tiene necessariamente lontano dai conflitti lontani.

Munira Mustaffa TheInterpreter

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