Coalizione di volontà di 5 paesi dell’ASEAN per contrastare la Cina in mare

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Nasce la proposta di formare una coalizione di volontà di cinque paesi ASEAN che vantano diritti di sovranità nel Mare CInese Meridionale per contrastare la sempre maggiore assertività cinese

Nel giorno di Natale, invece di celebrare la festività con le proprie famiglie, un gruppo di pescatori di Barangay Cato della città filippina costiera di Infanta nel Pangasinan salpò per la Barra di Scarborough, un punto pescosissimo a largo della costa della provincia della vicina Zambales, che la Cina occupò nel 2012 dopo uno stallo con le Filippine.

A terra per varie settimane a causa del tempo cattivo, i pescatori filippini ripresero a navigare non appena i venti si calmarono.

Hanno avuto un accesso limitato dentro la barra dove il pesce è più abbondante, ma per il rappresentante del villaggio Alfredo Barnachea è stato meglio di nulla. Le imbarcazioni cinesi sono soliti cacciare il naviglio filippino dal loro luogo storico di pesca privandoli della loro fonte di reddito. Ora permettono loro di pescare attorno all’atollo. In un caso almeno di tempo cattivo hanno permesso loro di rifugiarsi dentro l’atollo.

coalizione di volontà di 5 paesi ASEAN

“Speriamo che potranno parlarne. I pescatori non devono essere bloccati e deve essere permesso loro di pescare nell’area” ha detto Bernachea a PCIJ in un’intervista telefonica.

Sapeva che non era una cosa certa.

A novembre in un’altra area del Mare Cinese Meridionale, vascelli della guardia costiera cinese usarono cannoni ad acqua per bloccare le imbarcazioni filippine che andavano a rifornire le truppe ferme su una nave affondata alla Secca di Second Thomas, Ayugin in filippino. La secca è ben dentro la Zona Economica Filippina, come ribadito dalla decisione arbitrale del 2016 della Corte Permanente dell’Arbitrato che rigettò la mappa delle nove linee della Cina sulla totalità del Mare Cinese Meridionale. Comunque Pechino non ha riconosciuto quella sentenza.

Il nuovo incidente alla Secca di Ayungin ha portato ad un’altra protesta diplomatica di Manila, una delle 183 fatte nel solo 2021. Il ministro degli esteri filippino Teodoro Locsin Jr ha detto che sottolineava l’urgenza di completare il Codice di Condotta, COC, che l’ASEAN negoziava con la Cina. E’ un quadro di intesa che a suo dire “non andava da nessuna parte”.

Il COC proposto non definirà quello che ciascun paese possiede in quel mare dove all’anno transitano miliardi di dollari in commercio, ma vuole dare un meccanismo per evitare calcoli sbagliati in un mare che diventa sempre più militarizzato e gestire le tensioni e far sì che le scaramucce non si ingigantiscono dovessero accadere qualche calcolo sbagliato.

Il COC è stato paragonato al CUES, codice di incontri in mare non pianificati, un accordo raggiunto al Simposio Navale del pacifico occidentale nel 2014 che dà alle marine linee guida di sicurezza per evitare collisioni, assicurare velocità e distanze di sicurezza e stabilire procedure di comunicazione radio.

Le Filippine hanno anche proposto un articolo nel COC che chiede “rispetto per l’esercizio dei diritti di pesca tradizionali dei pescatori … e accesso alle caratteristiche e luoghi di pesca”.

Le Filippine sono il paese coordinatore per i colloqui con Pechino. Ad agosto 2018, ASEAN e Cina annunciarono una singola Bozza di Testo del Negoziato per il COC offrendo speranze che il meccanismo potesse funzionare.

Ma prima del ministro Locsin, lo stesso presidente Duterte ad agosto 2019 aveva già espresso le sue preoccupazioni sui ritardi.

Quattro analisti ed osservatori hanno posto in differenti interviste la necessità di una coalizione dentro l’ASEAN dopo la dichiarazione di Locsin.

Sostengono che il gruppo più piccolo potesse essere composto dei paesi membri che hanno delle rivendicazioni nel Mare Cinese Meridionale, quali Filippine, Vietnam, Malesia e Brunei. L’Indonesia potrebbe essere il quinto membro per la questione delle isole Natuna che non fanno parte delle rivendicazioni di Pechino nelle acque contese ma sono state di frequente visitate da navi cinesi.

“La cosa migliore che potrei vedere accadere sarebbe che gli stati con rivendicazioni agiscano indipendentemente dall’ASEAN. Minilateralismo è la sola via per andare avanti” ha detto Zachary Abuza del National War College di Washington.

L’ex giudice della Corte Suprema Filippina, Antonio Carpio, che porta avanti una campagna di informazione sui diritti sovrani del paese in quei mari, sostiene che il processo decisionale dell’ASEAN con la ricerca del consenso incatena il blocco dei dieci paesi.

“I cinque paesi costieri dell’ASEAN colpiti direttamente dalla mappa delle nove linee della Cina dovrebbero formare una coalizione di volontà che si oppongono all’egemonia e al bullismo di Pechino nel Mare Cinese Meridionale.” ha detto Carpio che ha aggiunto:

“La principale preoccupazione è che ASEAN domandi che la Cina rispetti le zone marittime dei cinque stati costieri come garantiti dall’UNCLOS a cui Cina e Stati costieri aderiscono”

Secondo Abuza la coalizione di volontà deve essere guidata dall’Indonesia, mentre Carpio sostiene che dovrebbe essere guidata dalle Filippine. La proposta di creare un sottogruppo nell’ASEAN era stata discussa tra gli osservatori del Mare Cinese Meridionale ed è stata ripresa per l’urgenza di un contrasto contro la presenza sempre più aggressiva della Cina. Lo stesso sottogruppo dovrebbe guidare la stesura del COC per gestire le tensioni in mare secondo gli esperti.

Julio Amador, presidente della Foundation for the National Interest filippina, era all’inizio ottimista sul ruolo significativo che l’ASEAN poteva giocare, ma ora non lo è più.

Secondo Amador, il problema è che la visione di un negoziato dell’ASEAN unito con la Cina non si è creata. “E’ diventata una discussione di 11 paesi che è una creatura tutta diversa … Ora credo sia il momento. Potrebbe essere tardi. Forse dovremmo riuscire a far sedere tutti gli stati reclamanti dell’ASEAN a sedersi a parlare”.

Thomas Daniel del ISIS Malesia sostiene che un sottogruppo è il solo modo di andare avanti nonostante abbia i suoi dubbi sul fatto che i paesi reclamanti possano riunirsi,

“Parliamo di mitigare le tensioni nel dominio in mare, vero? Credo che dovrebbe in primo luogo guidato dagli stati membri che hanno una diretta posta in gioco, gli stati costieri. E potrebbero essere sostenuti dagli altri stati ASEAN che hanno interesse diretto a sostenere le posizioni dei precedenti. Sosterrei che il ruolo dell’ASEAN sia giocare un ruolo di sostegno ai suoi membri che hanno interessi legittimi nel Mare Cinese Meridionale. Sarebbe un modo molto promettente di andare avanti” ha detto l’esperto dell’ISIS Malesia.

Alexander Vuving, professore del APCSS delle Hawai nato ad Hanoi, considera il COC come “un’ambizione vana” dopo le costruzioni cinesi nelle acque della disputa e il suo rigetto della decisione arbitrale.

“In questo quadro, ASEAN può mantenere la propria importanza aderendo strettamente alla legge internazionale, l’UNCLOS e la decisione arbitrale, piuttosto che cercare un compromesso tra libertà e apertura dei mari e le richieste cinesi” dice Vuving.

Daniel non è affatto sorpreso che il COC non abbia fatto passi avanti come sperato dai suoi proponenti, perché la disputa in mare non ha lo stesso peso per tutti gli stati membri.

“Non tutti pensano che l’ASEAN debba guidare quella questione nel Mare Cinese Meridionale.

Altri stati hanno questioni con la Cina per il fiume Mekong che attraversa Cina, Laos, Myanmar, Thailandia, Cambogia e Vietnam. Le dighe cinesi e laotiane limitano l’acqua ai paesi confinanti. “Ma quante volte Malesia Filippine e Indonesia hanno posto queste questioni?” si domanda Daniel.

isole natuna Indo-pacifico

Abuza sostiene che l’ASEAN si è dimostrata incapace su varie questioni, non solo il Mare Cinese meridionale e le dighe sul Mekong, ma anche la guerra civile in Myanmar. L’esperto ha citato vari paesi che dipendono dalla Cina a causa del debito o di altri limiti economici.

Per Daniel questo non rende irrilevante l’ASEAN: “Ha un’influenza. Questa è la ragione per cui tutti lo guardano cosa dice … se la Cina l’avesse vinta, non ci sarebbero queste dichiarazioni… Il fatto che ASEAN come gruppo continui ad esprimere preoccupazioni sugli sviluppi nel Mare Cinese Meridionale e faccia sforzi per mitigarli è di per sé importante … Credo che la gente è arrabbiata perché c’è molto di più che si può fare”.

Secondo Daniel il ruolo di un presidente a rotazione tra i paesi membri continuerà ad essere importante. “Il presidente ha bisogno di poter tessere questa linea sottile e bilanciarsi tra legittimi interessi dei paesi membri e l’associazione e ovviamente le pressioni e le influenze che vengono da attori esterni. Pechino riesce a fare pressioni su alcuni stati ma non su tutti”.

La Cambogia, la cui posizione pro Pechino impedì un consenso regionale su questa questione farà da presidente dell’ASEAN nel 2022.

La Cina, secondo gli esperti, si è avvantaggiata dal ritardo della definizione del COC per modificare la propria posizione in mare ad indicare la mancanza di sincerità.

Pechino ha fortificato ancor di più le proprie isole artificiali, ha approvato una legge sulla Guardia Costiera che permette l’uso della forza, contrariamente a quanto previsto dal COC in termini di pace e stabilità.

A parte le Filippine gli altri stati della proposta coalizione di volontà hanno avuto vari scontri di alto profilo con la Cina nel decennio scorso.

All’inizio del 2021 Pechino domandò all’Indonesia di smettere la ricerca di olio e gas attorno alle isole Natuna perché sarebbe territorio cinese.

Nel 2019 prima della pandemia la Cina mandò le sue navi a largo del Sarawak ed impegnò la Malesia in uno stallo per l’impiego di una nave di ricerca West Capella dell’ente energetico di stato Malese Petronas. Anche il Vietnam mandò le sue navi.

Nel 2014 Cina e Vietnam ebbero un analogo stallo dopo che Pechino mise un pozzo petrolifero nella zona economica esclusiva vietnamita e si ebbero alcune rivolte mortali nelle città vietnamite.

“La Cina sceglie quando e dove accelerare e contro chi. Sono attenti a non creare scontri con più di due paesi alla volta per paura di una risposta unitaria” dice Abuza secondo cui una coalizione di volontà cinque paesi membri potrebbe avere un impatto più efficace contro la Cina. Unico prerequisito è che gli stati devono risolvere prima le proprie dispute territoriali.

“Abbiamo bisogno di mostrare per prima cosa che tra i paesi che vantano diritti possa iniziare una discussione senza dover minacciare nessuno. In primo luogo non dobbiamo cercare il permesso cinese perché internamente dentro l’ASEAN abbiamo questioni nel Mare Cinese Meridionale” dice Amador.

“Finché gli stati che vantano diritti non risolvono le proprie differenze e presentano una posizione comune non accadrà nulla. La Cina ne approfitta molto bene” aggiunge Abuza che aggiunge: “Anche se l’ASEAN non avesse questa modalità di prendere decisioni, non sono certo che il gruppo si opporrebbe alla Cina. Ma fatemelo dire: la Cina ha paura di una risposta dell’ASEAN multilaterale e unita. Se non lo fosse non farebbe molti sforzi per dividere l’organizzazione”

Nel frattempo gli eserciti del mondo si sono uniti agli USA per respingere la Cina nel Mare Cinese Meridionale militarizzando ancora quelle acque. Ad aprile 2021 la UE ha annunciato una nuova politica per accrescere la sua presenza nella regione.

“Non puoi ora separarti dall’intera geopolitica della regione. Hanno interessi fondamentali nella libertà dei mari, del commercio, nella libertà di navigazione e la possibilità di viaggiare in queste aree. Proteggeranno quegli interessi” dice Amador.

Potrebbe essere la cosa migliore internazionalizzare la disputa secondo gli analisti.

Indo-pacifico o mare cinese meridionale

“Altri credono che poiché l’ASEAN e altri stati membri non sono davvero capaci di gestirle da soli, e realisticamente non lo sono, forse è una buona idea internazionalizzare quanto più possibile” dice Daniel.

Ma persino mentre l’ASEAN si affida alle alleanze per tenere lontano Pechino, gli analisti dicono che un accrescimento delle tensioni è l’ultima cosa che il blocco vuole. Qualunque cosa accade ai colloqui del COC, gli analisti mettono in guardia sul documento che alla fine è dettato da Pechino.

Secondo una breve occhiata letta su TheDiplomat la Cina aveva proposto di inserire un articolo che esclude dalla cooperazione le compagnie esterne alla regione. La Malesia si sarebbe opposta proponendo invece un articolo che affermava che nulla nel COC “deve cambiare o impattare la possibilità o i diritti delle parti di fare attività con paesi stranieri o entità private di propria scelta”

Nella sua dichiarazione il ministro filippino Locsin si è anche opposto alla “esclusione di ogni potenza esterna dal Mare Cinese Meridionale”.

Vuving ha messo in guardia: “La Cina sosterrà un COC che riflette e rafforza un ordine gerarchico guidato dalla Cina, non uno basato su regole neutrali come UNCLOS. Il COC se accettato dalla Cina, avrà il compito di sostenere di nascosto i fatti compiuti della Cina comprese le sue violazioni dell’UNCLOS come confermato dalla decisione arbitrale”

Un simile scenario peggiorerebbe le cose per alcuni paesi secondo Amador, e non sarebbe accettabile per parti esterne che sarebbero legate dallo stesso codice di condotta.

In pericolo non è solo la rilevanza dell’ASEAN, secondo gli analisti, ma la pace e la stabilità nella regione.

Per i pescatori di Barangay Cato ad Infanta, chiedono che sia protetto il loro sostentamento.

“Il nostro solo desiderio è di pescare in pace e portare a casa un pescato ricco” dice Barmachea.

Carmela Fonbuena, Philippine Center for Investigative Journalism

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