Come potrebbe cambiare la scena politica di Singapore

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Sin dalla sua indipendenza nel 1965, la scena politica di Singapore è stata dominata dal PAP, Partito di Azione Popolare, che il compianto Lee Kuan Yew fondò insieme alla città stato di cui fu uomo di stato per tanti anni.

Il PAP che è attualmente guidato dal figlio di Lee Kuan Yew, Hsien Loong, vince ogni singola elezione che il paese ha tenuto sebbene in una scena politica che Freedom House definisce libera solo in parte.

Singapore

Tuttavia nonostante l’ambiente elettorale ristretto, come lo definiscono gli esperti, il PAP gode da anni una legittimità popolare significativa e genuina per i risultati sbalorditivi nello sviluppo di Singapore fino a diventare un centro finanziario globale e voce rispettata negli affari regionali.

Ha anche il plauso per aver creato un contratto sociale nazionale che premia il merito, una burocrazia lungimirante e per il governo della legge, sostenuto da un senso di eguaglianza nella società almeno fuori della politica, come nota Freedom House.

Va detto comunque che c’è sempre stato una significativa differenza di entrate tra le etnie cinesi, indiane e Malay nel quadro di un senso di uguaglianza e meritocrazia che permea la città stato.

Si aggiunga che il PAP ha sempre portato un’alta crescita economica accompagnando Singapore attraverso varie fasi di sviluppo e facendo salire la città-stato nella catena del valore aggiunto.

Il PAP nel frattempo ha attratto alcune delle menti migliori e persone più capaci sull’isola dando loro spazio per pensare indipendentemente all’interno della burocrazia e del governo. Il partito poi ha usato quel talento per dominare dei partiti di opposizione deboli e piccoli nei periodi elettorali.

Ma ora quel contratto sociale di Singapore pare sempre più collassare.

Il PAP combatte alcuni scandali di corruzione e si dibatte per trovare lo stesso talento per rafforzare le proprie file. La famiglia Lee è in guerra nel suo interno e la burocrazia perde la lucidità di offrire nuove idee di rottura. Al contempo si aggiunga che il PAP ora va incontro a sfide credibili alle elezioni.

I guai del PAP sono iniziati agli inizi di luglio quando l’unità speciale di polizia per combattere la corruzione arrestò il ministro dei trasporti S. Iswaran nell’ambito di un’inchiesta. Allo stesso tempo arrestò il miliardario malese Ong Beng Seng per indagare dei suoi rapporti con Iswaran.

Poco prima degli arresti c’era stato una critica pubblica importante verso il ministro degli interni K. Shanmugam e verso il ministro degli esteri Vivian Balakrishnan per i prezzi pagati per proprietà importanti, sebbene poi non siano state rilevate irregolarità. Poi a fine luglio emerse che il presidente del parlamento Tan Chuan Jin aveva una tresca amorosa con un altro membro del parlamento e membro del PAP, Cheng Li Hui, portando entrambi a dimettersi da parlamento e partito.

Gli scandali non sono paragonabili a quelli di altri Paesi. Per esempio, due membri di spicco del Partito dei Lavoratori, anch’esso all’opposizione, si sono recentemente dimessi dopo aver ammesso di aver avuto una relazione inappropriata. Ma quell’incidente ebbe meno attenzione perché il Partito dei Lavoratori non aveva fatto dell’integrità totale il pilastro della propria identità.

Ingigantendo lo scandalo il PAP ha fatto danno a se stesso. CNA, che è l’emittente nazionale fondamentalmente controllata dallo stato definì la ricaduta dallo scandalo “la crisi più grave della fiducia pubblica negli ultimi anni”.

The Straits Times, quotidiano nazionale di proprietà statale, presentò un articolo dal titolo “E’ in pericolo il brand PAP?”

Una tale copertura di notizie del partito al potere, che in passato non sarebbe quasi mai stata vista su questi organi di stampa, è un’indicazione di quanto gli scandali siano stati scioccanti per l’opinione pubblica singaporiana. In un discorso tenuto all’inizio di agosto, lo stesso Primo Ministro Lee ha ammesso che il PAP, che ha fatto dell’inflessibile integrità un elemento centrale della sua identità, ha “subito un colpo”.

La famiglia Lee che deve avere una colla speciale per la città stato, è sprofondata in una diatriba interminabile e sempre più amara dai danni duraturi al prestigio familiare.

La diatriba verte sulla gestione della casa del patriarca di famiglia Lee Kuan Yew. Lee avrebbe voluto che alla sua morte fosse demolita per non diventare un’icona duratura, ma il governo però vorrebbe mantenerla intatta come monumento al padre fondatore della città.

La diatriba ha portato ad un’indagine di polizia del fratello del premier e della cognata, i quali invece vorrebbero demolire la casa, per aver mentito sulla volontà di Lee Kuan Yew. La coppia poi è fuggita all’estero perché secondo loro non avranno mai un processo giusto a Singapore.

Ma la politica non è il solo ambito dove a molti singaporeani sembra che si stiano deteriorando il senso di giustizia e gli standard. Sono diventati centri di attenzione e di risentimento la diseguaglianza di entrate.

All’inizio dell’anno ci fu un caso importantissimo in cui una donna della classe media pubblicò un post sui media sociali celebrando una borsa modesta che aveva acquistato come pezzo di lusso, solo per essere insultata dai ricchi singaporeani che possono invece permettersi accessori di moda di lusso.

La stessa inflazione ha morso le paghe dei singaporeani colpendo maggiormente i poveri e la classe media della città che è stata definita uno dei luoghi più costosi al mondo per vivere.

Si aggiunga, come dice Farah Stockman nel NYT, che il sistema giudiziario di Singapore, celebre per la sua equanimità per lo meno in casi non politici, di recente sembrava mantenere standard differenti per ricchi e per la classe di lavoratori.

La giornalista notava che in un caso l’operatore del carrello elevatore di un cantiere di container era stato condannato a due mesi di carcere per aver preso 1 dollaro a container, per un valore di 10 dollari al giorno per due anni, e permettere agli autisti di saltare la fila nel caricare e scaricare.

Invece i dirigenti del conglomerato Keppel di Singapore che hanno pagato milioni di bustarelle l’hanno fatta franca avendo solo duri ammonimenti. Secondo i giudici non avevano prove a sufficienza contro i dirigenti del conglomerato per portarli in tribunale.

Questi problemi potrebbero portare specialmente i giovani singaporeani che nutrono molti dubbi sul governo a chiedersi della stoffa delle persone che comandano e lavorano per il PAP e della burocrazia, che ha una lontana somiglianza di quella passata, quando entrambi erano visti dare prestazioni impressionanti insieme ad un governo pulito.

Si aggiunga che queste preoccupazioni giungono in un momento critico per Singapore: invecchiamento demografico, la sfida di bilanciare l’accresciuta concorrenza tra Stati Uniti e Cina nel sud-est asiatico, l’ascesa della politica industriale e il declino del libero scambio globale mettono a rischio la salute economica a lungo termine di Singapore.

Potrebbero fare danni gravi sia la perdita di reputazione sia per il governo pulito che per l’efficienza per l’immagine di Singapore sia localmente che a livello globale rafforzando le criticità economiche crescenti.

E la burocrazia di Singapore che in passato era incoraggiata al dibattito interno è diventata sempre più internamente autoritaria e immobile quando Singapore ha bisogno con urgenza di nuove idee per esaltare l’economia e reinventarsi, come ha fatto in passato.

Nel frattempo mentre si avvicinano le elezioni del 2025, il premier Lee Hsieng Loong, ancora fidato, ha riaffermato l’intenzione di dimettersi in favore del ministro delle finanze Lawrence Wong. Lee però è stato poco chiaro sui tempi delle dimissioni. Si potrebbe pensare che Lee si dimetterà prima delle elezioni per dare tempo a Lee di costruirsi una reputazione prima di andare alle elezioni. Ma Lee resta primo ministro facendo capire che potrebbe condurre il PAP nelle prossime elezioni, nonostante che nel 2017 avesse annunciato la nomina del successore e le dimissioni nel giro di qualche anno.

La sua esitazione non è proprio un mandato di fiducia in Wong che secondo un esperto di Singapore, Michael Barr, avrebbe avuto il posto anche per la sua fedeltà forte nel premier. Barr aggiunge che Wong, un amministratore fortemente capace, non ha ancora dimostrato abilità politiche. Fu inoltre scelto come successore di Lee dopo che la scelta iniziale del ministro Heng Swee Keat rinunciò al compito due anni fa.

20 anni fa i cittadini scontenti del PAP non potevano fare molto perché non esisteva un’opposizione accettabile al partito di governo. Ora il paese ha un’opposizione reale nel Partito dei Lavoratori ed altri partiti di opposizione e gli elettori si muovono in quella direzione.

Alle elezioni del 2020 il PAP prese il 60% del voto popolare che benché alto è molto inferiore alle percentuali precedenti, mentre l’opposizione si fa più organizzata ed energica.

Il sistema elettorale di Singapore rende più facile al PAP tradurre il voto popolare in seggi rispetto all’opposizione, secondo molti esperti. Ma persino Wong ha ammesso che il partito di governo non può più considerare ovvio il risultato elettorale.

Prima di questa serie di scandali, si parlava di possibili elezioni anticipate. Ora forse si aspetterà l’ultimo minuto sperando nei piani di crescita per questi due anni e sperando che gli elettori siano più motivati dal portafoglio che dai ricordi degli scandali o dal senso di frammentazione sociale.

Ma anche se questo piano si realizzasse alla perfezione, vista la chiara rottura del contratto sociale di Singapore e della propria immagine, il PAP potrebbe trovarsi di fronte a qualche seria sfida elettorale.

Joshua Kurlantzick, CFR

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