Come una statua rubata svelò il contrabbando a Koh Ker

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Come è stata scoperta la rete di contrabbando a Koh Ker di arte Khmer che ha rifornito per anni case d’asta e musei di tutto il mondo

In un viaggio in Jeep nel 2005, due archeologi americani Tess Davis e Dougald O’Reilly andarono a Lingapura, capitale del Re Khmer Jayavarman IV nel 921 DC, rinominata Koh Ker, alla ricerca dei luoghi originari delle opere d’arte khmer

Il paesaggio tutto intorno portava ancora i segni della guerra civile che ha segnato la Cambogia fino agli anni 90, dopo la caduta della Repubblica di Kampuchea, come era chiamata la Cambogia dei Khmer rossi.

All’arrivo sul posto, videro il lavoro tranquillo, ininterrotto svolto per anni dai saccheggiatori che non hanno lasciato nulla in piedi svuotando quello che gli esploratori francesi alla fine del XIX secolo avevano definito un museo all’aria aperta. Questo museo all’aria aperta era rimasto ben preservato fino alla metà del secolo successivo per essere poi depredato da una rete mondiale che alimenta tanti musei ed estimatori di arte khmer nel mondo.

I due archeologi americani capirono immediatamente che era stato depredato e distrutto il patrimonio culturale nazionale della Cambogia. Il paese nell’ultimo decennio prova a recuperare da musei, case d’asta, privati nel mondo le opere trafugate, potendo contare anche sull’aiuto del governo USA con cui sottoscrisse nel 2003 un accordo di proprietà culturale e la restituzione di opere d’arte khmer che erano state trafugate durante il periodo della guerra civile.

In una cerimonia tenutasi presso il Palazzo della Pace a Phnom Penh di alcuni mesi fa, Hun Sen scoprì due pezzi antichità, il dio Ganesha induista e il dio Skanda sul pavone, insieme ai gioielli khmer, che furono presi a Lingapura e attraverso le mani di Douglas Latchford finirono nelle mani di privati.

Per il grande lavoro fatto nella lotta per recuperare il patrimonio culturale cambogiano la archeologa Davis è stata insignita nel 2015 dell’Ordine Reale di Sahametrei.

“Koh Ker sarebbe dovuta essere una comunità molto ricca oggi. Tantissimi turisti provenienti da tutto il mondo sarebbero potuti arrivare qui. Ma questo non potrà accadere mai perché ora non si riesce più a rimettere insieme tutti questi pezzi” ha detto l’archeologa a SCMP.

Un contributo notevole dato dalla Davis, insieme a tanti altri nell’assistere il governo cambogiano, è stato quello di recuperare una statua particolare da Koh Ker, quella del guerriero mitico del Duryodhana del poema epico induista del Mahabharata.

A partire da questo pezzo è stato rintracciata la rete internazionale di contrabbando che ha smerciato centinaia di pezzi di arte khmer alla cui sommità c’era il contrabbandiere inglese Latchford, ma che ha coinvolto oltre al regime dei Khmer Rossi anche militari thailandesi che hanno fatto passare i pezzi dalla frontiera, come anche di tante case d’asta private che piazzavano i pezzi.

Cosa rappresenti questo patrimonio scomparso e poi recuperato lo si può capire dal turismo e dall’interesse che la Cambogia esercita.

Basti ricordare che la Cambogia è rinomata per Angkor Wat che nel 2018 attrasse 2,5 milioni di visitatori che hanno speso 116 milioni di euro in biglietti soltanto, grazie al fatto che è rimasta in piedi e meglio conservata negli anni bui. A Koh Ker i biglietti venduti hanno portato appena 91 mila euro.

Ma questo patrimonio rappresenta anche qualcosa di più profondo per i cambogiani, sono spiriti viventi, come testimoniano le ultime ricerche. Angkor e gli altri centri khmer non sono mai stati dimenticati e abbandonati dalla popolazione, una volta che terminò la loro funzione politica, come il colonialismo francese pretese quando mise piede in Cambogia e volle costruire una identità coloniale del paese.

Ma la rete internazionale di contrabbando aveva bisogno di persone che agissero in Cambogia, a Koh Ker come in tante altre aree.

Latchford si è pure permesso di scrivere libri fotografici delle opere trafugate e riapparse all’estero come Adoration and Glory, Khmer Gold and Khmer Bronzes scritti in collaborazione con alcuni studiosi ora scomparsi.

contrabbando a Koh Ker

Con l’ausilio di questi libri, Davis riuscì a rintracciare anni fa uno di questi tombaroli, Toek Tik, il Leone, un uomo muscoloso dalla pelle scura con occhiali, che sfogliò uno dei libri di Latchford indicando quei pezzi che lui stesso aveva trafugato.

La sua storia è quella di un soldato bambino che all’età di 11 anni fu arruolato dai Khmer Rossi prima che prendessero il potere. Poi per la sua abilità a cavalcare fece carriera e partecipò a suo malgrado ad alcune stragi di prigionieri, per poi fuggire nella giungla da dove emerse nel 1979 quando l’esercito vietnamita pose fine al regime di Pol Pot.

E Toek Tik fa strada davvero divenendo un intermediario regionale di successo vicino alla frontiera con la Thailandia consegnando a Latchford, anche con la mediazione dei militari thailandesi, le statue che poi apparivano nelle case d’asta o nei commercianti d’arte mondiale.

Le sue dichiarazioni sono state usate per portare avanti la causa civile e a rintracciare i luoghi da cui i pezzi erano stati trafugati.

In un podcast dedicato Dynamite Doug prodotto da Project Brazen, il pubblico ministero americano Sharon Cohen Levin, che ha seguito le vicende legali, dice:

“Siamo stati solo fortunati che sono ancora vive le persone della rete di saccheggio e che vogliano parlarci. E la cosa eccezionale è che Brad Gordon aveva rintracciato uno di loro, conosciuto come il Leone”

La Davis dice a Ramesh Reddy di SCMP:

“Spesso si descrive il saccheggio e il contrabbando come un crimine da colletti bianchi, senza vittime. Vorrei che chiunque compri questi pezzi preziosi possa avere una conversazione faccia a faccia con le vittime ed in molti casi tra queste ci sono coloro che hanno fatto il saccheggio.

Ebbi l’onore di incontrare Toek Tik e lui dà un volto umano ai costi delle cose. Fu un uomo che fu costretto a fare cose orribili, a fare il soldato bambino per i Khmer Rossi, e a fare il contrabbando per necessità, perché pensava che fosse più etico dell’uccidere.

Si è fatto convinto che così ha portato su di sé e la famiglia la maledizione per aver rubato tutti gli dei da Koh Ker. Perché la gente vuole questi oggetti da mettere sulle mensole, ci sono intere comunità impoverite che convivono con il peso di questo danno un giorno dopo l’altro.”

Teok Tik ha per esempio identificato 33 pezzi che il Metropolitan Museum of Art in New York aveva nelle proprie collezioni e che lui aveva personalmente rubato e fatto arrivare a Bangkok.

Il Leone aveva identificato il luogo esatto dei piedi, delle basi e degli altri pezzi restanti delle cose da lui rubate, cosa che ha permesso di convincere le autorità americane prima e poi alcune case d’asta ad arrendersi all’evidenza.

Il 13 dicembre 2013 la Sotheby’s rinuncia a portare avanti le cause legali per il peso che esse avevano sulla reputazione della casa e determinò di rimandare in Cambogia alcune statue contestate.

Non è solo una questione di arte, ma qualcosa più importante. E’ la possibilità di fare la cosa giusta dopo i tanti tanti torti commessi contro la Cambogia” ha detto la Davis in un documentario.

Tante sono le opere ora riportate in Cambogia e tutte sembrano avere le impronte di Latchford che mentre era in vita ha sempre negato di appartenere ad una rete di contrabbando.

Dopo la statua del Duryodhana, sono tornati a marzo 2023 in Cambogia pezzi del valore di 35 milioni di euro di un magnate americano che volontariamente li ha restituiti. Nel frattempo la famiglia Latchford sta provando a rimediare ai torti del capostipite.

Nel 2021 muore in Cambogia Toek Tik di cancro al pancreas dopo essersi profondamente pentito del suo passato lavorando insieme alle autorità USA e Cambogiane per recuperare quanto saccheggiato.

“Mi pento di quello che ho fatto e voglio che gli dei possano tornare a casa” disse prima di morire al NYT.

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