Comunità musulmana birmana ai margini delle elezioni 2020

Qual’è il significato delle prossime elezioni di novembre per la comunità musulmana birmana che si vede rigettata la candidatura di molti suoi esponenti?

Quattro Rohingya sono tra i candidati musulmani dello stato Rakhine a cui è stato vietato di partecipare alle prossime elezioni generali previste a Novembre.

comunità musulmana birmana

Il segretario della commissione elettorale birmana U Thurein Htut ha dichiarato che ai candidati “era stata rigettata la candidatura principalmente perché i loro genitori e nonni non erano cittadini birmani al momento della loro nascita”

Il rigetto di queste candidature mostra che lo stato birmano non è pronto ad offrire alla comunità musulmana birmana diritti costituzionali uguali.

Sfortunatamente il governo civile a guida di Aung San Suu Kyi e della giunta miliare peggiorano solo il problema.

Le prossime elezioni non cambieranno il destino della comunità musulmana birmana, sembra. Resteranno dalla parte di chi sopporta la violenza settaria e una maggiore pressione costituzionale.

Perché i musulmani incontrano la discriminazione durante il processo elettorale?

Vale la pena ricordare che tutti i candidati musulmani dello stato Rakhine a cui la Commissione Elettorale non ha approvato la candidatura alle elezioni di novembre avevano ricevuto l’approvazione della candidatura nelle elezioni precedenti del 2015. Almeno quattro di loro appartenevano al DHRP, partito della democrazia e dei diritti umani che sostiene i diritti dei Rohingya nel paese.

Il segretario del DHRP U Kyaw Soe Aung ha accusato il governo di discriminazione.

“Furono accettati come candidati nelle precedenti elezioni e fu permesso loro di votare e di partecipare alle elezioni nel 2015. Non capisco perché ora sono stati esclusi per lo status della loro cittadinanza” ha detto il segretario del DHRP.

Non è la prima volta che candidati musulmani sono stati esclusi dalla competizione elettorale a causa della loro cittadinanza. Nelle elezioni del 2015, 17 candidati musulmani su 18 del DHRP furono rifiutati dalla commissione elettorale. L’unico candidato del partito a cui fu permesso di candidarsi fu ammesso perché il ramo materno della famiglia era buddista.

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Inoltre a vari altri candidati indipendenti della comunità musulmana fu rigettata la candidatura nelle elezioni del 2015.

Restringere la rappresentanza ai musulmani non è solo limitato al non avere candidati. Sin dai primi anni 90, i Rohingya musulmani poterono registrarsi come residenti temporanei in Birmania. Nel 2010 poterono votare ma nel 2015 Myanmar revocò il loro diritto di voto dopo proteste nazionali.

Negli ultimi due anni, le autorità birmane hanno costretto i Rohingya musulmani ad accettare le carte di identità che li caratterizzano come stranieri. Questo comporta che nelle prossime elezioni resteranno quasi un milione di musulmani senza rappresentanza.

In Birmania i musulmani sono diventati una questione elettorale su cui i rappresentanti dei partiti a maggioranza buddista faranno campagna elettorale. I buddisti costituiscono il 90% della popolazione di Myanmar mentre i musulmani costituiscono il 2,2%.

I partiti che vogliono il voto dei buddisti possono avvantaggiarsi dai sentimenti antimusulmani ed anti-Rohingya in particolare.

Il partito di governo che vieta candidati ed elettori musulmani incoraggia quell’obiettivo.

Perché Aung San Suu Kyi tiene i musulmani fuori del processo politico?

NLD, Lega nazionale per la democrazia, guidato dal Premio Nobel Aung San Suu Kyi, ha rifiutato di offrire una piattaforma ai candidati musulmani. Per esempio, prima delle elezioni del 2015 il partito rifiutò la candidatura da almeno una dozzina di candidati musulmani. Questa mossa fu considerata una mossa astuta perché mirava a non dare occasioni agli estremisti buddisti e alla giunta militare.

Il governo NLD ha fatto poco per affrontare le preoccupazioni politiche e costituzionali nel paese durante il suo governo. Suu Kyi ha rigettato la critica internazionale nella sua gestione della crisi Rohingya. All’inizio di settembre il parlamento europeo l’ha sospesa dal premio dei diritti umani come risposta alla sua inazione e alla sua accettazione dei crimini in corso contro la comunità Rohingya in Myanmar”

Suu Kyi difese l’approccio del Myanmar che portò altri organismi internazionali a toglierle i premi. Ci sono state richieste al Comitato del Nobel di revocarle il premio Nobel vinto nel 1991.

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La pressione internazionale crescente e la sua esperienza al potere avrebbe potuto spingerla ad aprire la piattaforma del partito ai candidati musulmani tanto che alle prossime elezioni di novembre il partito presenterà almeno due candidati musulmani. Entrambi comunque sono nel partito sin dalla sua fondazione nel 1988.

Fino ad un certo punto sono stati scelti per la loro fedeltà al partito piuttosto che per altri fattori. E gli elettori comunque hanno protestato invitando il partito a cambiare la loro decisione e scegliere un candidato buddista.

candidata della comunità musulmana birmana
Daw Win Mya Mya The Irrawaddy

“Altri partiti manipolano il fatto che NLD presenta un candidato musulmano” ha detto un elettore al The Irrawaddy. “Non avrà molta influenza sugli elettori nelle aree urbane con una coscienza politica ma nelle aree rurali dove si rispettano i monaci è differente. Voglio un candidato che sia nato qui e che sia buddista. Altrimenti gli elettori saranno portati altrove a scegliere altri partiti perché non hanno altra scelta”.

Cambierà qualcosa per la comunità musulmana birmana con le prossime elezioni?

Le prossime elezioni di novembre probabilmente non cambieranno molto per i musulmani birmani. Dopo un processo elettorale largamente escludente la comunità si attenderà ancor di più la stessa cosa: un governo che ignorerà la persecuzione politica, religiosa, sociale ed economica contro di loro.

Se l’elite politica birmana non si impegna ad un approccio inclusivo che coinvolga tutti i gruppi religiosi nel processo di costruzione del paese, i capi del paese peggioreranno le tensioni attuali tra buddisti e musulmani.

Come ha detto Shayna Bauchner di HRW Asia:

La non volontà delle autorità a riconoscere il posto dei Rohingya nel governo ha reso tristemente e pericolosamente tutto più facile cancellare del tutto il loro posto nella società birmana.

Umair Jamal, ASEANTODAY

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