Con il proverbio vietnamita chi sta sopra comanda chi sta sotto non segue

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Le tensioni tra il governo centrale e le province, come nel proverbio vietnamita “chi sta sopra comanda chi sta sotto non segue”, hanno intaccato la lotta del Vietnam contro la pandemia laddove sarebbe stata auspicabile una maggiore cooperazione tra le regioni.

esodo di lavoratori vietnamiti

Prima che i casi diventassero troppi per potersi avere un tracciamento a maggio 2021, il Vietnam aveva ricevuto il plauso mondiale per la sua risposta alla pandemia. Eppure ad ottobre alla fine della quarta ondata pandemica, il vicepresidente di un comitato parlamentare ha chiesto pubblicamente le dimissioni dei rappresentanti locali compiacenti ed ha criticato il loro localismo, le troppe regolamentazioni e la non aderenza alla nuova risoluzione sulle restrizioni e classificazione nazionale delle zone.

Questa tensione tra i governi locali e nazionale nel Vietnam esiste da molto tempo prima del Covid-19 tanto da aver portato persino ad un proverbio vietnamita: “Chi sta sopra decide, chi sta sotto non segue”.

L’impressione immediata di un paese a partito unico, monolitico, comunista nasconde la realtà che l’autorità politica si è dispersa regionalmente nella storia.

Nella decentralizzazione frammentata del Vietnam, il governo centrale fissa l’agenda politica e i regolamenti, ma i governi locali li interpretano e applicano, secondo anche i chiarimenti che vengono dall’alto o secondo i negoziati tra le reti politiche.

L’origine geografica conta nella politica vietnamita conta, particolarmente nel suo modello di guida politica delle “quattro colonne”, il segretario generale del Partito Comunista del Vietnam, CPV, il presidente, il primo ministro e il presidente della Assemblea Nazionale Vietnamita, VNA.

Il primo ministro per esempio vanta tipicamente un retroterra di buon governo delle province, dal momento che il rendimento concreto nelle sue giurisdizioni accresce le possibilità di promozione.

La struttura della VNA si presta agli interessi delle province. Sebbene il CPV inserisca membri delle agenzie del governo centrale nelle liste dei candidati locali, in principio tutti i seggi al parlamento rappresentano solo l’elettorato locale. Il VNA quindi rappresenta gli interessi delle 63 province meglio degli interessi nazionali. Le province propongono al governo centrale i progetti infrastrutturali, come aeroporti o autostrade, per i loro elettori a spese di una economia di scala. Questo genera competizione piuttosto che cooperazione o coordinamento tra le province sulle limitate risorse centrali.

Di converso i governi locali diventano avversi al rischio in periodi di posta in gioco alta, passando dalla selettiva applicazione all’aderenza rigida per evitare ripercussioni. Un caso visibile è la grande campagna di pulizia dei marciapiedi del 2017. I rappresentanti locali, complici precedentemente della appropriazione di privati dei marciapiedi metropolitani, in modo aggressivo li reclamavano quando la questione ottenne l’attenzione generale. Data comunque la natura reattiva di questa azione locale, per la natura locale di tale applicazione il problema si riproponeva dopo un po’.

Poiché si proponeva una strategia di lotta totale alla pandemia, il Vietnam è stato relativamente lento nel procurarsi i vaccini, anche a causa della limitata disponibilità globale. Proseguire la strategia implicò esasperare il controllo centrale. Lo scostamento nel contenimento della pandemia a maggio scorso prefigurò un governo centrale affaticato ed un corrispondente ritorno della presenza delle province.

Questo lo si può vedere nel modo in cui la responsabilità di acquisto dei vaccini si è disperso piano piano verso i governi locali. A giugno il governo nazionale affermò la possibilità che i governi provinciali si procurassero i vaccini e li incoraggiò alla fine di luglio.

A metà agosto il primo ministro chiese clamorosamente alle autorità locali di non dipendere dal centro. Finora, comunque, i vaccini continuano ad essere distribuiti centralmente.

Mentre la sorveglianza centrale si allentava, le autorità provinciali contrarie al rischio iniziarono a regolare troppo e a rinunciare al coordinamento tra di loro. Fu questo il caso in cui i lavoratori migranti fuggirono da Ho Chi Minh City e Bihn Duong a luglio.

A loro fu negata l’uscita dalle città o l’entrata nelle province di nascita. Ne soffrirono le imprese con furgoni e autisti dispersi alle frontiere provinciali a seconda della risposta pandemica provinciale. Un caso molto noto fu il fermo di un invio di assorbenti e pannolini alla fine di luglio.

La catena di fornitura nord sud fu interrotta a causa dei documenti di trasporto, dalle richieste di vaccinazione, di posti di blocco congestionati e strutture di analisi che causarono un rallentamento nel trasporto delle merci e negli affari a livello nazionale alla fine di agosto.

Vale la pena ricordare che questa totale mancanza di coordinamento tra il centro e la periferia fu posta in parlamento il 25 luglio, ma fu solo ad ottobre che il primo ministro la prese di mira criticandola duramente. Dopo furono emesse la risoluzione 128 e la decisione 4800 che davano esplicitamente istruzioni contro il localismo. La questione rimase ancora per mesi a dire che le province non volevano coordinarsi ritardando perciò il coordinamento centrale per armonizzare i regolamenti.

Poiché sono questioni radicate, la decentralizzazione frammentata e la tensione centro periferia sono questioni politicamente sensibili a cui non c’è una soluzione. Comunque meriterebbero maggiore attenzione sia la cooperazione interprovinciale che la cooperazione tra governi locali. Quest’ultima si è dimostrata integrare il loro governo, moderare i limiti le limitazioni delle risorse e ridurre il peso del governo centrale. Aiuta anche a minimizzare le incertezze nel tempo dell’emergenza e accresce la resilienza al Covid-19 sia per le province meno che più sviluppate.

Se il proverbio vietnamita “convivere con gli allagamenti” sottolinea l’attuale politica vietnamita di “convivere con il Covid-19”, il paese potrebbe trarre spunti dalla sua diversa esperienza di governo delle acque.

Come i primi sistemi di avviso, la consultazione regolare tra località vicine può migliorare la politica locale e ridurre le incertezze delle sfide future.

Si è dimostrato efficace un governo di adattamento agli allagamenti che combini meccanismi gerarchici e partecipatori, sebbene su scala limitata, perché facilita la condivisione di conoscenze secondo linee verticali e orizzontali e la fiducia di lungo periodo necessaria a convivere con condizioni ambientali volatili.

Tali iniziative sono assenti a livello interprovinciale per la natura gerarchica del governo nel Vietnam. Cionondimeno è stato sottolineato da importanti personalità il bisogno di un governo degli allagamenti interprovinciale ed esistono precedenti per illustrare che una tale cooperazione è possibile e persino desiderata.

La pandemia ha riacceso le discussioni sulla paura virale della responsabilità e le sue origini istituzionali a suggerire la natura strutturale di queste questioni. Si dovrebbe istituzionalizzare l’apprendimento reciproco per permettere le risposte efficaci tra agenzie e province, che potrebbero confluire in un sistema nazionale, una dinamica che ha sorretto il successo di lungo termine di stati più decentralizzati. Questo potrebbe facilitare la tanto necessaria armonia delle politiche mentre si sminuiscono l’avversione locale del rischio e la dipendenza dal centro.

Mentre il Vietnam si forza di resistere, è imperativo che siano ricomposte le diatribe istituzionali.

Una difesa coesa contro le mutazioni in arrivo del virus richiede non solo che il centro comandi ma anche la comunicazione e il coordinamento tra le autorità locali che hanno la prima responsabilità di una applicazione sul campo oltre ai costi di prima mano del Covid-19.

To Minh Son, Fulcrum.sg

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