Conflitto del Meridione thai che i militari non riescono a capire da 20 anni

Listen to this article

Il conflitto del meridione thai continua a macinare morti inesorabilmente spingendo il BRN ad abbandonare il cessate il fuoco unilaterale e a riprendere le operazioni di autodifesa

Dopo l’estensione per altri tre mesi dello Stato di emergenza da parte dello stato thai e la ripresa delle attività dell’insorgenza Malay musulmana nel profondo meridione thai, c’è stata martedì una giornata tra le più sanguinose con la morte di tre uomini della sicurezza thailandese ed un presunto separatista in differenti scontri.

Nel distretto di Bacho di Narathiwat sono morti in uno scontro a fuoco un soldato e il presunto separatista, mentre nel distretto di Chanae sono morti due poliziotti e sono stati feriti altri quattro per una bomba posta lungo la strada.

Da notare è la definizione di “banditi” dati ai militanti separatisti che dopo lo scontro a fuoco si sono nascosti in una foresta acquitrinosa del distretto di Bacho, sottoposta ora ad accerchiamento.

Dopo qualche ora c’è stata la bomba a due pattuglie nell’adiacente distretto di Chanae con la morte di altri due poliziotti ed il ferimento di altri quattro.

E’ del sei settembre un messaggio Facebook del BRN, il gruppo insorgente dominante nel meridione thai, in cui si dice ai combattenti di riprendere le operazioni di autodifesa, dal momento che le “forze di sicurezza del Siam fanno incursioni e conducono esecuzioni sommarie nonostante le difficoltà del COVID-19”.

Ad aprile 2020 il BRN di fronte alla durezza del COVID-19 nel profondo meridione dichiarò un cessate il fuoco unilaterale mai accettato dallo stato thai che nel frattempo ha ucciso almeno 14 insorgenti. A causa del COVID-19 sono anche bloccati i colloqui di pace diretti tra BRN e stato Thai sebbene le parti si incontrino online alla presenza del negoziatore malese Abdul Rahim Noor.

Traduciamo di seguito un’analisi di Don Pathan su questa fase del conflitto del meridione thai che è un conflitto di bassa intensità, di natura nazionalista ed etnica più che religiosa, in cui i combattenti chiedono la separazione delle province meridionali thai dalla Thailandia.

Con altri mezzi pacifici altri movimenti chiedono il diritto all’autodeterminazione dell’area, definitasi Patani.

Le autorità thai non comprendono affatto un conflitto che combattono da decenni.

I video e il grande sostegno popolare hanno fatto saltare dalla sedia i capi della sicurezza il cui obiettivo è di conquistare la popolazione locale malay musulmana. La sicurezza voleva sapere se i due separatisti avevano perseguito deliberatamente la morte come momento pubblicitario e se le video chiamate erano l’inizio di una nuova strategia nel conflitto.

Alcuni giorni dopo una situazione analoga si è posta nel distretto Bacho a Narathiwat dove quattro militanti separatisti, inferiori per numero ed armi, provarono a combattere per sfuggire alle forze di sicurezza. Uno fuggì, un altro fu ucciso e due furono arrestati.

A fine luglio 2021, le forze di sicurezza sorpresero in un’incursione notturna in un posto di mare a Pattani due militanti separatisti che provarono a convincere alla resa attraverso un imam che parlava loro attraverso un altoparlante. I due militanti separatisti scelsero di morire.

Il BRN, fronte di rivoluzione nazionale, a cui appartenevano questi militanti, è ricomparso a metà 2001 dopo un decennio di relativa calma in una regione della Thailandia Meridionale dove 2 milioni di cittadini si identificano come Malay e rigettano le politiche di assimilazione dello stato.

Sebbene il BRN abbia intavolato un negoziato di pace col governo thai e sebbene l’ala militare del BRN ricerchi dei metodi non militari per portare avanti la propria causa, questa serie di scontri mortali portano altre incertezze su un processo di pace di per sé difficile.

Mentre ad aprile 2020 il BRN ha proclamato un cessate il fuoco unilaterale per rispondere alla pandemia, le operazioni militari incessanti dello stato thai hanno alla fine costretto i combattenti a riprendere le armi.

Insorgenza cresciuta in casa

Nella comunità malay musulmana in molti da sempre considerano la autodeterminazione un valore sacro. A differenza delle precedenti generazioni di nazionalisti e guerriglie malay, migliaia dei quali furono addestrati negli anni 80 nel Medio Oriente e in Nord Africa, l’attuale generazione di insorti si è addestrata in casa.

I combattenti di oggi sono abbastanza religiosi ed osservano le pratiche religiose compreso i digiuni e le cinque preghiere al giorno. Se muoiono, sono seppelliti come martiri secondo la tradizione islamica. I capi del BRN, però, rifiutano il paragone con gli estremisti associati ad ISIS, Al Qaeda o Jemaah Islamiya.

I capi del BRN contestano che i suoi combattenti abbiano pianificato gli attacchi nell’intento chiaro di morire. Non vogliono essere catturati vivi ma la morte non è centrale nei loro piani.

La decisione di combattere fino alla morte è guidata dalla paura degli abusi e dell’uso che possono fare le forze thai se fossero catturati vivi.

Lo stato thai ha spesso presentato ai media i combattenti che si sono arresi definendoli come mal consigliati dai ribelli. Gli osservatori e i parenti dei militanti uccisi dicono che il pensiero di essere stati umiliati dallo Stato li aiuta a scegliere più facilmente di combattere fino alla morte.

Per come sembra il governo thai farà di tutto per negare alcuna legittimità al BRN, dall’assalto continuo che ha costretto i militanti ad interrompere il proprio cessate il fuoco al negare loro la dignità umana costringendo chi si arrende a ritrattare pubblicamente o a denunciare gli altri combattenti.

Quello che il governo non vede, dicono i residenti della regione, è che tali azioni ottengono il risultato opposto.

“Hanno ucciso due insorti ma il modo di gestire il dopo rafforza la popolarità e il reclutamento del BRN” dice un residente di Krong Pinang dove si svolse lo scontro a fuoco di maggio.

Il Jihad che si avvera?

Sebbene il BRN definisca il conflitto del meridione thai come la lotta etno-nazionalista, c’è sempre preoccupazione che l’insorgenza possa accedere al movimento jihadista globale in cui la religione diventa fondamentale.

Finora i gruppi transnazionali di JI, AlQaeda e ISIS non hanno fatto strada nel meridione thai, ma la presenza del radicalismo a Mindanao, le tante cellule JI in Indonesia, Malesia e Singapore agli inizi del 2000 fanno preoccupare perché le loro idee potrebbero penetrare in Thailandia.

Si sa che gli operativi che misero le bombe a Bali nel 2002 fecero tappa in Thailandia per cercare partner nella regione. Mentre queste cellule di Jemaah Islamiya, che non sono mai state presenti in Thailandia, sono state per lo più sgominate, la guerra totale al terrore non è affatto finita.

Sebbene il jihadismo transnazionale debba ancora radicarsi nella Thailandia, non è irrazionale pensare che potrebbe arrivare, e un conflitto decennale come quello che coinvolge il BRN crea opportunità per jihadisti locali e stranieri.

Le prospettive della pace sono tristi ora

Il conflitto del meridione thai non si risolverà militarmente o pacificamente nel prossimo futuro. La fluidità della catena di comando del BRN rende difficile una sua infiltrazione e sconfitta da parte della sicurezza thai.

Le cellule sono organizzate in modo indipendente e le decisioni di attaccare sono prese a livello di cellula, se non per operazioni che richiedono coordinamento.

conflitto del meridione thai

Questi fattori aiutano a spiegare perché il meridione thai continua a bruciare dopo 18 anni di costanti operazioni e di presenza militare. Si aggiunga che da quasi 20 anni, la Thailandia è in una crisi politica che ostacola la risoluzione del conflitto del meridione thai.

Sebbene i capi del BRN abbiano accettato di sedersi ad un tavolo a gennaio 2020, il passo di questi colloqui è molto lento.

Il BRN manca di coesione e l’ala militare ha espresso preoccupazioni su negoziati diretti col governo thai, cosa che mette in difficoltà i negoziatori che devono dimostrare che possa uscire qualcosa di buono dal negoziato.

In modo simile vari governi e militari thai non sono mai stati uniti sul che fare nel meridione thai.

I negoziatori del governo sono presi tra la politica del governo del momento e i potenti militari che hanno fatto due golpe nel 2006 e 2014.

Storicamente l’esercito thai si è sempre opposto a negoziati con i separatisti dal momento che non riconoscono le rivendicazioni Malay, e il governo si è opposto ad un eccessivo coinvolgimento straniero perché la mediazione o l’assistenza straniera possano accrescere la legittimazione dei ribelli.

Raccomandazioni sulla pace

Vari politici dicono che è l’ora che la Thailandia abbandono la sua mentalità scriteriata e permettere all’esterno di costruire la capacità di negoziatori da entrambe le parti del conflitto.

Il BRN vuole lavorare con organizzazioni internazionali e governi stranieri perché ciò accresce la sua legittimazione e darebbe opportunità di conoscere meglio le norme internazionali, le Convenzioni di Ginevra e la legge umanitaria.

Comunque resta una questione su chi può avere questo ruolo e fino a che punto il governo ed i militari accetterebbero un coinvolgimento straniero.

La Malesia attualmente “facilita” i colloqui di pace, ma Kuala Lumpur è anche una delle parti in questo conflitto perché condivide la frontiera comune e porosa con la Thailandia.

Benché Kuala Lumpur possa rispettare l’integrità territoriale della Thailandia, c’è molta simpatia nei cittadini malesi per i Malay di Patani. Da facilitatrice designata, la Malesia deve procedere con attenzione per non mettere in pericolo i propri rapporti bilaterali.

Per esempio i ribelli del BRN hanno attaccato ad agosto 2021 le truppe thai facendo un morto nel distretto di Tak Bai lungo le rive del fiume Kolok che segna il confine ufficiale tra i due paesi. Dalle telecamere a circuito chiuso si è visto che i militanti hanno attraversato la frontiera malese per lanciare l’attacco ai militari thai.

Gli USA dovrebbero essere preoccupati per la potenziale nascita del radicalismo nel meridione thai.

La posizione della Thailandia come alleato di trattato degli USA e un forte alleato al di fuori della NATO e le catene alberghiere e le ambasciate ne fanno un obiettivo legittimo agli occhi del terrorismo globale.

Il fatto che ci sono tante organizzazioni e paesi internazionali nel Sudestasiatico che hanno esperienza nel contrasto all’estremismo violenti potrebbe potrebbe essere un punto di inizio perché altri agenti internazionali possano offrire assistenza.

Don Pathan, USIP.ORG

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ottimizzato da Optimole