Consenso politico e stabilità sotto il regno di Re Vajiralongkorn

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L’incoronazione di Re Vajiralongkorn di Thailandia si è tenuta dal 4 al sei maggio, ed è la prima cerimonia di un sovrano da quando suo padre, Re Bhumibol, salì al trono il 5 di maggio del 1950.

Qualche giorno prima Re Vajiralongkorn sorprese tutti annunciando il matrimonio con Suthida Vajiralongkorn na Ayutthaya, una ex hostess che è ora la sposa regina.

Mentre Bhumibol regnò per 70 anni fino alla sua morte nell’ottobre 2016, il lungo regno di autorità di Bhumibol pone una domanda fondamentale, se il regno di Vajiralongkorn avrà lo stesso successo.

Il modo in cui il paese apparirà nel dopo incoronazione dipende in modo predominante dalla abilità di Re Vajiralongkorn a costruire un nuovo consenso con i grandi attori politici.

La Thailandia è caduta in una crisi prolungata dal 2006, quando il governo di Thaksin fu abbattuto con un golpe. La crisi coincise col declino dell’era Bhumibol con il disfacimento del consenso politico.

La stabilità politica si era mantenuta nei decenni precedenti essenzialmente perché Bhumibol riuscì a negoziare un consenso con il suo popolo anche in virtù dell’alto grado di legittimazione che si era guadagnato attraverso il rafforzamento della sua autorità morale.

Ma Re Vajiralongkorn è fatto di un’altra pasta. Quello che aveva raggiunto Bhumibol erano conquiste sue personali e non istituzionali, e ciò significa che la transizione reale non può automaticamente portare sicurezza alla monarchia.

Lo sconvolgimento politico è continuato con l’inizio del nuovo regno. Le elezioni tenutesi il 24 marzo sono state macchiate da massicce frodi. I risultati non sono stati ancora annunciati approfondendo le incertezze politiche. Ma un nuovo consenso, qualora si ponesse in essere, forse potrebbe sbloccare l’impasse politica.

Il consenso politico è fondamentale per un regno fiorente. Il consenso potrebbe non condurre alla democrazia in Thailandia, ma la stabilità potrebbe essere ottenuta con compromessi politici. La parte più difficile è come mantenere il consenso sempre funzionale.

Il ruolo egemonico di Bhumibol fu caratterizzato dalla predominanza del consenso sulla coercizione. Di contro appena qualche anno nel regno di Vajiralongkorn la coercizione è stata al centro a spese del consenso.

Nel frattempo i thailandesi perdono fiducia nelle istituzioni fondamentali. Le presunte organizzazioni indipendenti sono tutto tranne che indipendenti. I tribunali, la commissione elettorale, l’agenzia contro la corruzione, per citarne solo alcuni, sono al lavoro al servizio della elite tradizionale. La scena di thailandesi che protestano contro queste istituzioni diviene così comune da frantumare la loro immagine precedente apolitica e di rispetto.

La difficoltà di ricostruire il consenso è molto legata a Re Vajiralongkorn. La sua strategia politica causa già sfiducia in entrambe le parti della divisione politica thailandese. Poiché manca del sostegno popolare di cui godeva il padre carismatico, molti si chiedono se Vajiralongkorn farà un passo verso Thaksin che resta molto popolare tra i sostenitori delle magliette rosse.

Ma come ormai si sa, quando Thaksin nominò la principessa Ubolratana Rajakanya a candidata premier per il partito messo fuori legge Thai Raksa Chart, Vajiralongkorn emise un comando reale che lo attaccava per aver politicizzato la monarchia. Questa dannata risposta è considerata una mossa per calmare i monarchici delle magliette gialle che si erano arrabbiate per la nuova alleanza tra Thaksin e Ubolratana.

La strategia del divide et impera, mentre in apparenza rafforza il trono, agisce come un ostacolo nella costruzione del consenso politico e rende una riconciliazione tra i due partiti opposti improbabili nel periodo del dopo incoronazione. Di recente Re Vajiralongkorn ha continuato a penalizzare Thaksin togliendogli le sue decorazioni reali.

Questo distrugge ogni tentativo di creare un consenso nel nuovo regno.

L’esercito è un altro fattore importante che farà la sua parte nel costruire o distruggere qualunque consenso.

Dopo quasi cinque anni di governo militare, la giunta continua a minare l’opposizione politica piuttosto che a riconciliarsi con essa. L’esercito come la monarchia non ha mai amato il processo elettorale. Teme semplicemente di non poter controllare i processi. Ed ha ragione se si guarda alle ultime elezioni.

Come altre istituzioni politicizzate, i militari insistono nella loro fedeltà alla monarchia piuttosto che al popolo. Ha perso da tempo una qualunque parvenza di professionalità. L’attuale comandante dell’esercito generale Apirat Kongsompong, prescelto da Vajiralongkorn, è più volte intervenuto in politica.

Il suo ultimo discorso sulla “sinistra pretenziosa”, che voleva condannare i capi di FFP per essere ‘troppo liberali’, ha mandato un messaggio forte del dovere irrinunciabile dell’esercito a difendere gli interessi delle elite tradizionali. Nel suo primo giorno di lavoro minacciò tutti di un altro golpe se fosse continuata il caos politico.

Il consenso politico non è solo fondamentale nel contesto della politica nazionale, ma anche per gli alleati stranieri.

Nei giorni andati di Bhumibol, il consenso si estendeva oltre le frontiere. I governi stranieri percepivano Bhumibol come la forza unificante della Thailandia. Le elite thai spesso dicevano ai loro alleati stranieri che il sostegno alla monarchia era anche promuovere la stabilità politica. E gli alleati di conseguenza si affidavano a Bhumibol nei momenti critici passati.

E’ difficile prevedere la traiettoria della Thailandia se si considera quanto siano sfavorevoli le condizioni politiche alla costruzione del consenso. Il potere reale si è chiaramente fatto più assoluto dall’inizio della transizione reale quando Vajiralongkorn intervenne nella scrittura della costituzione e nel prendersi l’ultra-ricco Ufficio delle Proprietà della Corona.

E’ probabile che continui questa tendenza ad un maggiore assolutismo reale dopo l’incoronazione.

Più cresce più diventerà difficile costruire il consenso. La stabilità politica di prima appartiene al passato.

Il modus operandi non gioca più sui compromessi quanto sulla strategia di prendere tutto.

Quando il consenso è assente i conflitti politici c’è da attendersi che si intensificheranno.

Pavin Chachavalpongpun, EASTASIAFORUM

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