Conservatori islamici indonesiani nella guerra contro la sessualità

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Conservatori islamici indonesiani si scagliano contro il ministro dell’istruzione Nadiem Makarim che vuole porre un argine alle sempre più numerose violenze sessuali nei campus

I conservatori islamici indonesiani sono risaliti sul loro piedistallo morale e si sono scontrati con il giovane ministro dell’istruzione Nadiem Makarim per la sua campagna contro i tantissimi casi di violenze sessuali nei campus universitari.

In un incredibile salto logico, il partito islamico di opposizione PKS, il MUI consiglio degli Ulema indonesiani e l’organizzazione islamica Muhammadiyah affermano che il regolamento emesso dal giovane ministro, che definisce l’assenza di consenso una violenza sessuale, promuove il sesso tra gli studenti.

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Negli anni 90 si applicò una logica simile alla campagna contro l’HIV/AIDS, allorché i conservatori islamici indonesiani accusarono il governo di favorire, con l’invito all’uso del preservativo per prevenire il contagio, la promiscuità sessuale .

I commentatori del Jakarta Post come Endy Bayuni possono solo scuotere la testa sconsolati.

“Ma chi, secondo loro, si oppone ad una legge che cerca di proteggere gli studenti, in particolare le ragazze dall’essere attaccate sessualmente!”

Nelle università indonesiane ci sono 7,2 milioni di studenti dei quali 2,9 milioni sono iscritti nelle 122 università pubbliche, e tutti hanno diritto di voto nelle prossime elezioni presidenziali del 2024 e nelle elezioni generali, quando si scontreranno da una parte i nazionalisti e dall’altra gli islamisti.

Sin dagli albori della democrazia a fine anni 90, la divisione etnica e religiosa dell’arcipelago è uscita fuori in maniera decisa nelle elezioni presidenziali in parte perché è una semplice scelta tra due candidati.

Nelle elezioni generali, solo il 12% dell’elettorato vota secondo linee religiose. Ma al di fuori del PKS e del PPP, partito di sviluppo unito di origine islamica, i partiti sono sempre ben attenti a non urtare i sentimenti della maggioranza musulmana.

Ciò spiega perché i legislatori hanno rimosso la parola consenso dalla definizione di violenza sessuale durante le recenti deliberazioni della Legge di Eradicazione della Violenza Sessuale, sostenendo che prefigurava l’approvazione dello stato del sesso fuori del matrimonio.

Mentre il PKS un tempo sosteneva l’aderenza alla legge della sharia, ora afferma di riconoscere la Pancasila, l’ideologia inclusiva dello stato, mentre si definisce islamista e socialmente conservatore nel contorto sforzo di attrarre un maggior sostegno nazionale.

Alle ultime elezioni del 2019, il partito ha conquistato 50 seggi nel parlamento di 575 seggi nelle zone di Giava Occidentale, Giacarta e Sumatra Occidentale, con 7 seggi in meno dalle elezioni migliori del 2009. Il PPP ha solo 19 seggi.

Gli attacchi del PKS contro la comunità LGBT hanno un forte sostegno da tantissimi elettori musulmani, mentre i sondaggi dicono che essere giovane in Indonesia non vuol dire sempre essere progressista.

Infatti il Rapporto dei Musulmani Indonesiani del 2019 della Alvara mostrava che i giovani tra 14 e 29 anni sono il gruppo di età dominante tra chi si identifica come puritano e ultraconservatore.

I numeri comunque dicono poco sul come i giovani si pongono rispetto alla differenza religiosa nella vita di ogni giorno e dicono poco delle reazioni che i consigli degli studenti reagiscano al capovolgimento della questione delle violenze sessuali che diventa una discussione sulla promiscuità sessuale.

Il giovane ministro Makarim di formazione oxfordiana, fondatore della piattaforma Gojek, padre di tre figlie e figlio di un noto avvocato di Giacarta, ha emesso un regolamento come risposta urgente alle notizie sempre più numerose di predatori sessuali che attaccano le studentesse.

“Non c’è apprendimento senza un senso di sicurezza” ha detto Makarim che cita un’indagine del 2020 in cui il 77% dei professori universitari dicono di essere coscienti dell’esistenza di violenze sessuali nei loro campus. “Dobbiamo raggiungere un ideale superiore a partire dalla protezione”

Secondo la legge indonesiana, la violenza sessuale è un reato quando l’atto sessuale avviene senza consenso. Ma le richieste di favori sessuali, gli atti di attacco fisico e la violenza verbale non sono né puniti né censurati.

Le prove aneddotiche indicano che molte denunce sono ignorate se non coperte dagli amministratori dei campus e che alcune studentesse che hanno avuto il coraggio di denunciare sono state espulse o dissuase dal perseguire ciò che era giusto.

Il decreto ministeriale è stato emesso lo scorso agosto ma applicato il 12 novembre e indica a tutte le università di formare un gruppo di indagine per investigare le denunce di scorrettezze sessuali piuttosto che spazzarle sotto il tappeto per evitare l’imbarazzo alla scuola.

La posizione del Muhammadiyah forse ha a che fare col fatto che tradizionalmente è stato sempre alla guida del ministero dell’istruzione fino a quando è comparso Makarim, scelta a sorpresa di Joko Widodo nel suo secondo mandato.

La ragione è l’introduzione di una piattaforma riformista risalente agli inizi del 900 in cui si mescolava educazione religiosa e laica come un mezzo per aiutare la promozione sociale dei musulmani.

Negli ultimi anni il ministero dell’istruzione però è rimasto intrappolato in scandali di corruzione.

“Muhammadiyah vuole il posto di Nadiem” scive Bayuni nel suo commento. “Per gli altri gruppi musulmani il decreto di Nadiem da qualche apertura nel portare la loro agenda conservatrice nelle attuali guerre culturali”

Si discute da molto sul ruolo dell’Islam in uno stato moderno fin dai primi giorni dopo l’indipendenza. Mentre si è raggiunto un largo consenso su questa questione, la guerra culturale di oggi sembra estremamente focalizzata sulla sessualità.

L’organizzazione musulmana di massa maggiore, Nahdlatul Ulama, ha i suoi elementi conservatori tra cui il vicepresidente Ma’ruf Amin ma è stata sempre più progressista su questioni sociali da bastione contro l’estremismo.

Amin è un ex presidente del Mui che vuole introdurre alcuni articoli nel codice penale in cui si prescrive il carcere per l’adulterio, il sesso prematrimoniale e omosessuale, e si inibisce la promozione della contraccezione e la libera distribuzione di informazioni sanitarie importanti.

Il controverso emendamento resta fermo nel parlamento insieme ad altri articoli che minacciano la libertà di espressione.

Nel frattempo però il sistema legale trova i modi di punire i gay con l’articolo 296 del codice penale che punisce la facilitazione della fornicazione e l’articolo 7 della legge della Pornografia del 2008 che tratta il finanziamento e la facilitazione di atti pornografici.

Solo un anno fa nove giovani furono condannati a pene fino a cinque anni di carcere per attività omosessuale, dal momento che la corte dichiarava le loro azioni “slegate dai valori della comunità”, ed uno di loro è morto in carcere per una malattia allo stomaco senza ricevere cure.

Il MUI ebbe un ruolo importante nel forgiare la politica della presidenza di Susilo Bambang Yudhoyono, quando fu approvata la legge dal titolo fuorviante di legge della pornografia e quando crebbe a livelli parossistici la violenza contro le minoranze religiose.

Makarim si è già scontrato con i conservatori islamici indonesiani. A gennaio firmò insieme al ministero degli interni e a quello degli affari religiosi un decreto che vietava alle scuole governative di richiedere agli studenti di indossare vestiti religiosi ed in particolare di coprire la testa con uno jilhab.

La corte suprema revocò il decreto a maggio ma perché violava la legge del 2011 che crea un quadro che vuole assicurare che leggi e regolamenti siano formulati in “maniera pianificata, integrata e sostenibile” per proteggere i diritti costituzionali delle persone.

John MCBETH Asiatimes

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