Consolidamento della democrazia thai e le prossime elezioni a maggio

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Le prossime elezioni thailandesi potrebbero far sorgere le speranze di un consolidamento della democrazia thai dopo il golpe, ma le elezioni potrebbero comportare anche un parlamento bloccato se non peggio.

La Thailandia è in una fase critica. Le prossime elezioni generali previste per maggio determineranno se la democrazia thailandese continuerà ad essere dominata da un regime militare o se produrrà un nuovo capo politico senza legame con quel regime.

Paetongtarn Shinawatra
consollidamento della democrazia thai
Paetongtarn Shinawatra (AP Photo/Sakchai Lalit)

Ad un primo sguardo sembra come se il palcoscenico sia destinato a vedere un ritorno incredibile del Pheu Thai. Nel 2019, le sue fortune furono limitate da un disegno elettorale intricato ed una decisione di un tribunale che dissolse un partito alleato stretto, Thai Raksa Chart. Il Pheu Thai non riuscì a formare un governo di coalizione e approvare un premier sebbene il partito emerse in parlamento come primo partito con 136 seggi.

Ora sono state introdotte nuove regole elettorali che sono simili a quelle che anni fa produssero le vittorie del 2001 e 2005 per il partito predecessore, Thai Rak Thai, ed il Pheu Thai potrà vincere molti più seggi. Avendo scelto come possibile candidato figlia più giovane di Thaksin, Paetongtarn Shinawatra, il Pheu Thai promette di conseguire un’altra vittoria a valanga.

La sfida possibile posta dal Pheu Thai è sia un prodotto della forza numerica provata che il risultato dell’incapacità del regime militare di presentare un fronte unito. A causa delle tensioni in corso tra i due capi del regime, il premier Prayuth Chanocha e il vice premier Prawit Wongsuwan, la Thailandia ha ora non uno bensì due partiti sostenuti dai militari.

In un evento molto pubblicizzato del 9 gennaio il premier Prayuth ha aderito al partito appena formatosi UTN, partito dell’Unità Thai, separandosi ufficialmente dal Palang Pracharat guidato da Prawit, il maggior partito della coalizione al potere. Prayuth non ha mai aderito ufficialmente al Palang Pracharat.

Ci si attende che UTN attiri dei sostenitori dagli elettori conservatori e politici prima legati ai partiti Democratico e Palang Pracharat, ma resta da vedere se riuscirà a conquistare quei 25 seggi nel parlamento per poter nominare il generale Prayuth nella corsa a primo ministro. Poiché il mandato di Prayuth potrà essere solo di due anni, il futuro del partito è in pericolo.

Nel frattempo il generale Prawit che continua a presentarsi come alleato indispensabile del generale Prayuth è libero di iniziare una sua propria missione: usare quello che resta del Palang Pracharat come pezza per salvaguardare il proprio futuro politico.

I legami personali di Prawit con la famiglia Shinawatra resta una variabile importante che suggerisce la possibilità che il Palang Pracharat si unisca ad una coalizione di governo a spese di Prayuth.

Prawit è legato agli Shinawatra attraverso il capitano Thammanat Prompao, ex ministro dell’agricoltura che fu cacciato dal governo dopo aver provato a scacciare dallo scanno il generale Prayuth in un voto di fiducia.

Andando via il generale Prayuth si crede che molti ex parlamentari del Palang Pracharat che migrarono al Thai Economic Party con Thammanat ritorneranno al Palang Pracharat.

Ad un’analisi più attenta, il tentativo di Pheu Thai di sfruttare la vulnerabilità momentanea del regime militare e la sua scommessa di tornare al potere sulla base di un mandato elettorale difficile da negare sono forse più facili a dirsi che a farsi. Altri partiti che hanno un terreno comune di base elettorale o di ideologia, quali il Bhumjaithai Party (BJT) oppure il Move Forward Party (MFP) potrebbero ostacolare la scommessa di una vittoria a valanga.

Se non riuscisse ad avere una grande vittoria elettorale potrebbe essere compromessa la possibilità di prendere la carica più alta, anche in considerazione che la costituzione thai del 2017 dà il potere al senato di partecipare alla selezione di ogni premier in una sezione congiunta fino a maggio 2024.

La maggioranza dei senatori erano stati scelti da una commissione di dieci persone presieduta da Prawit e sotto l’occhio vigile del capo dell’allora NCPO, generale Prayuth. Perciò è possibile che la scelta del senato del premier sarà fortemente influenzata dalle priorità del regime militare quantunque diviso.

Ne consegue che non si possa escludere un parlamento bloccato in stile thai. Il Pheu Thai potrà ancora una volta vedersi negato il controllo del governo e la sua scelta del premier se è incapace di conquistare un margine abbastanza vasto di formare una coalizione capace di superare il voto del senato da 250 membri. Allo stesso tempo anche se i senatori restano obbligati a sostenere un candidato premier preferito da Prayuth oppure Prawit, il campo promilitare potrebbe non riuscire a vincere una maggioranza alla Camera per approvare la finanziaria o sopravvivere ad un dibattito di sfiducia.

Se non ci sarà un intervento extra-costituzionale, uno scenario bloccato potrebbe portare a nuove dinamiche di coalizione che potrebbero vedere un ritorno al potere dei generali militari oppure riuscire attraverso politici opportunisti che che fanno il doppio gioco.

Il vicepremier e ministro della sanità Anutin Charnvirakul del BJT è nella posizione unica di prendere lo scettro dopo il generale Prayuth, sia che Prayuth sia rieletto o no. Il suo partito ha attratto oltre 40 parlamentari di varie parti dello spettro politico. Ha varie scelte possibili: potrebbe diventare il maggior partito in una coalizione con i militari o il secondo partito in una coalizione del Pheu Thai. La speranza di Anutin di diventare premier della Thailandia non è poi così lontana.

Alla fine gli elettori thai, ed i senatori, saranno a decidere quale di queste possibilità diventerà realtà. Indipendentemente da quale scenario prevale, il consolidamento della democrazia Thai resterà un pio sogno fino a quando il prossimo governo non avrà la volontà e la forza di costringere i militari a ritornare nelle baracche riscrivendo la costituzione e porre limiti appropriati ai poteri forti.

Napon Jatusripitak, Fulcrum.org

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