Consolidamento della pace e sviluppo delle capacità a Patani

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Dall’introduzione del termine “ consolidamento della pace ”, negli anni 70, nei discorsi degli studiosi e di chi lavora nei conflitti violenti, questa definizione ha subito cambiamenti significativi. All’inizio era centrato moltissimo su lavoro delle organizzazioni delle società civili che lavoravano “alla pace dal basso” in contrasto con il termine calato dall’alto di “pacificazione”.

Dagli anni 90 le organizzazioni internazionali e le agenzie di sviluppo hanno usato sempre più il termine per sottolineare il carattere olistico del trasformare i conflitti politici violenti. Attualmente c’è una comprensione comune emergente per cui i conflitti armati hanno ugualmente bisogno di sforzi di consolidamento della pace protratti a più vie. Nel caso di stati fragili questi sforzi devono essere strettamente connessi al consolidamento dello stato e allo sviluppo socio-economico.

L’espansione della definizione di consolidamento dello stato riflette la complessità necessaria per porre fine alla violenza politica che è fortemente radicata nella società. Ma implica anche un rischio che alcune delle fondamentali caratteristiche del significato originale, nel suo corso, possano essere messe da parte.

Simon Fisher e Lada Zimina hanno posto questa questione nel loro lavoro “Solo una perdita di tempo? Pensieri provocatori per il consolidamento della pace” in cui si differenziavano gli approcci “tecnici” e “di trasformazione” al consolidamento della pace.

malay di patani e storia thailandese

Mentre questa dicotomia possa sembrare troppo semplice per catturare la diversità delle pratiche di consolidamento della pace, aiutano a sottolineare che la trasformazione genuina richiede un impegno serio e sostenuto da tutte le parti per comprendere le diverse prospettive di ognuno sul conflitto condiviso.

Uno dei chiari elementi del consolidamento della pace reale può essere descritto come un apprendimento congiunto che non significa apprendere individualmente ma anche apprendere per organizzazioni, istituzioni e infine società vaste.

Alcuni preferiscono chiamarlo “capacity Building” cioè sviluppo delle capacità, piuttosto che apprendimento, ma fondamentale per lo sviluppo delle capacità (capacity building) è che essa abbia luogo in un contesto che renda i partecipanti coscienti della relazione con l’altro e che, senza alcun tipo di comprensione delle prospettive dell’altro lato, sarà difficile trasformare il conflitto. Lo si potrebbe chiamare apprendimento empatico.

Un altro elemento fondamentale del consolidamento della pace efficace è fortemente connesso con l’apprendimento e lo sviluppo delle capacità: Quali sono i discorsi che in quadrano gli sforzi per vincere la violenza e creare la pace?

Sono principalmente inquadrato dalla discussione su insorgenza e contro-insorgenza o da dibattiti di soluzione di problemi su come migliorare la giustizia, l’eguaglianza e la dignità collettiva nella regione?

Ovviamente non è una questione esclusiva. CI saranno sempre molti discorsi, ma la questione chiave è quanta attenzione pubblica, risorse umane e finanziarie e umane ed energia si spendono sul potere puro e sulle misure di sicurezza a confronto con gli sforzi verso una soluzione congiunta del problema?

Il conflitto nel profondo meridione

Gli sforzi di consolidamento della pace nel profondo meridione thailandese, Patani, sono un buon esempio di sfide del consolidamento della pace sia in un senso più vasto che più stretto.

Il conflitto è uno dei conflitti interni meno conosciuti al mondo. Sebbene la violenza abbia fatto 6000 morti e i feriti siano oltre 11 mila dal 2004, raramente appare come argomento dei media esteri.

Le ragioni sono che la gran parte degli incidenti colpiscono un numero limitato di vittime e colpevoli ad un dato istante, e che ci sono per ora solo pochi casi di sconfinamento in altre regioni del paese. Eppure il conflitto è di fatto uno dei più violenti nella regione, e sebbene il numero delle vittime sia sceso appena nel 2014 rispetto al 2013, non ci sono indicazioni che questo conflitto terminerà subito.

Come in gran parte di altri conflitti subnazionali, le cause radicali e la storia della situazione del meridione thai sono fortemente contesi dalle parti.

Il modo più equo di entrare in contatto con questo è di riconoscere che il pensiero e gli atti d entrambe le parti sono molto influenzati dalle narrazioni e discorsi storici differenti. L’essenza del conflitto può essere catturato essenzialmente come “legittimazioni in competizione”, termine coniato dallo studioso inglese McCargo. Mentre il discorso Thai ufficiale afferma che la regione apparteneva sin da tempo immemore al Regno, il movimento di Patani afferma che la loro annessione violenta è una questione di colonialismo irrisolto da rettificare.

Nello scorso decennio il conflitto ha visto pochi sforzi di trovare qualche accordo pacifico. Alcuni sono stati iniziati dal governo, altri da terze parti, senza che nessuno di loro si basasse su un riconoscimento che c’è un conflitto politico che necessita una soluzione politica.

Questo è accaduto soltanto nel febbraio 2013, quando il segretario del NSC ed un rappresentante del BRN si accordarono per iniziare un dialogo di pace con l’aiuto della facilitazione malese. Gli sforzi di pace, sin da allora, hanno preso un nuovo formato, di un processo a molte vie compreso il Percorso Iche coinvolge le rappresentanze massime dello stato. E’ una situazione fortemente a rischio e non esistono garanzie di successo, ma ora c’è l’opportunità per un apprendimento di trasformazione su tutti e tre i percorsi. (percorso II coinvolge la società civile, capi religiosi…mentre il percorso III gli attori di base).

Ora si analizzeranno le opportunità e le sfide di questo processo rispetto a sei requisiti essenziali del processo di pace efficace.

(1) La volontà di trovare un accordo pacifico. Il testo classico per la volontà politica è la domanda: quali sono le migliori alternative ad un accordo negoziato? Prima del 2013 si poteva discuter che almeno da parte thai l’opinione dominante era che affrontare il conflitto con gli strumenti classici della sicurezza, aiuto di sviluppo, concessioni amministrative e, di recente, misure di giustizia compensativa erano sufficienti a contenere il conflitto ad un livello accettabile.

Per quotare la definizione nonconvenzionale del potere come “la capacità di non essere costretto ad imparare” di Karl Deutch, si potrebbe dire che più recente lo stato si prepara ad imparare indipendentemente dal suo nudo potere per contenere la situazione in campo. Rispetto alle organizzazioni del movimento di Patani, gran parte degli osservatori afferma che la volontà del più importante BRN all’ingaggio dipende in primo luogo da quante concessioni politiche possono attendersi di ottenere alla fine del processo.

(2) Preparazione al rispettivo duro lavoro delle concessioni. Uno delle più comuni caratteristiche nella maggioranza di processi di pace sostenibili e fruttuosi è che entrambe le parti abbiano fatto delle concessioni, che sono talvolta discusse in anticipo all’interno delle parti ma che non vengono rese pubbliche per prevenire che minino il proprio potere negoziale.

Ma ci sono molti altri casi dove le concessioni sono emerse solo alla fine di un lungo e doloroso processo negoziale, talvolta interrotto da fasi di ripresa del conflitto, minacce e mutuo scontento. E’ in questa fase che gli sforzi di pace hanno bisogno maggiore di spazi, strutture, capacità e esperienze di apprendimento congiunto. Alcuni dicono che il gruppo del BRN, che incontrò NSC nel 2013, aveva già fatto una concessione fondamentale rispetto al riconoscimento che una soluzione dovesse essere dentro la costituzione ricevendo però pochissimo in cambio.

Nel caso thai, è molto probabile che i negoziati sulle concessioni politiche da entrambe le parti occuperanno il posto centrale quando le parti avranno creato fiducia e confidenza sufficiente per identificare i parametri di un accordo politico inclusivo. Sostanzialmente questi negoziati saranno una miscela di un processo di apprendimento congiunto e di uno sforzo per usare al meglio il loro potere relativo verso l’altro.

(3) Inclusività come fondamento e sfida per una pace sostenibile.

Lavorare verso l’inclusività di tutte le parti in conflitto e parti colpite è ora visto come un requisito fondamentale per ridurre il numero dei potenziali nemici e per accrescere la durabilità dei processi ed accordi di pace. Non è cosa facile poiché gli agenti in carico o il controllo della violenza richiedono che siano gli attori fondamentali e chi prende le decisioni, ma ci sono molti altri che affermano di essere legittimati come rappresentati della gente colpita dal conflitto e delle conseguenze degli sforzi di pace. Come regola, è importante avere una partecipazione vasta e profonda della popolazione in questi processi che possano dare legittimazione e sostenibilità.

In Thailandia l’attuale governo del NCPO ha deciso in collaborazione col facilitatore malese che questo principio di inclusività deve applicarsi alle organizzazioni del movimento di Patani.

L’inclusività da parte thai non è stata sollevata finora e potrebbe ora nn essere importante, ma verrà immediatamente dopo che sarà presente un governo eletto. La questione della partecipazione pubblica non è stata ancora decisa da parte del governo, ma è di grande preoccupazione dalle persone in campo, perché è lì che l’apprendimento e lo sviluppo delle capacità hanno giocato gran parte del ruolo esplicito nel loro ingaggio con gli sforzi di pace.

(4) Apprendimento congiunto e sviluppo delle capacità a livello individuale. Mentre la struttura generale e la dinamica del conflitto nel meridione thailandese non è cambiato molto nell’ultimo decennio ci sono tre sviluppo che hanno il potenziale di cambiare il gioco. Primo, ci sono più strategie efficaci di controinsorgenza applicate in questi anni; secondo l’iniziativa del dialogo di pace del febbraio 2013; e terzo la mobilitazione degli attivisti della società civile e dei movimenti negli ultimi anni.

L’ultimo aspetto è particolarmente rilevante nel contesto di rafforzare la gente di differenti estrazioni per mettersi insieme ad analizzare il conflitto, a comprendere le rispettive prospettive come i fattori che scatenano le ostilità, e fare miglior uso dei mezzi a disposizione per organizzare questo tipo di apprendimento in modo efficace.

Molte organizzazioni della società civile (OSC) hanno iniziato questi sforzi. Un’iniziativa prova a combinare l’apprendimento congiunto con gli sforzi di esplorare e discutere le opzioni per promuovere gli sforzi di pace dalla prospettiva della società civile.

E’ chiamata Insider Peacebuilders Platform (IPP) oppure piattaforma del consolidamento della pace degli addetti al lavoro. Una seconda prova ad evitare le trappole di spingere questi attori molto diversi in una qualunque strategia coordinata. Invece usa l’apprendimento congiunto come una opportunità per nutrire a un elettorato di pace multi partitico e parziale.

Terza iniziativa sostenuta dalla Sasakawa Peace Foundation è il Collegio del Popolo. E’ uno sforzo di applicare la metodologia e i mezzi di un’educazione agli adulti indipendente all’area della conoscenza e delle perizie rilevanti ai processi di pace e di generare una massa critica di cittadini qualificati che possono agire da interlocutori e da connettori tra le parti e le comunità.

(5) Apprendimento e sviluppo delle capacità a livello istituzionale e di organizzazione. L’apprendimento e sviluppo delle capacità non sono ristretti alle conoscenze e abilità degli individui che siano negoziatori importanti o attivisti di pace. Sono connessi alle istituzioni e organizzazioni specie quelle direttamente connesse al conflitto, come le organizzazioni della sicurezza o i movimenti di resistenza e i loro affiliati politici. Negli ultimi anni persone dentro processi di pace complessi e protratti hanno capito che è di aiuto adattare le strutture delle organizzazioni esistenti per esplorare opzioni gestire negoziati e supervisionare l’applicazione degli accordi. In molti casi si sono create nuove infrastrutture di sostegno alla pace sotto forma di segretariati uniti o separati, per monitorare missioni o di pannelli di esperti.

Una sfida chiave nella gran parte dei conflitti asimmetrici è che gli attori non statali hanno più difficoltà ad organizzarsi efficacemente rispetto alle capacità istituzionali proprie. Spesso la maggioranza dei loro sforzi si ferma sulla lotta armata e le loro ali politiche hanno poca esperienza nel gestire gli incontri con l’altra parte o la comunità internazionale. Solo di recente scambi peer-to-peer con gruppi armati non statali di esperienza hanno aiutato ad adattarsi meglio a questa sfida.

Nel caso del meridione thailandese il governo NCPO ha stabilito una nuova struttura di tre livelli per entrare nei colloqui di pace con l’altra parte. Offre possibilità maggiori di un sostegno coerente della debole struttura dei colloqui del 2013, sebbene il suo limite è la poca inclusività rispetto alla politica complessiva. Ma poiché questo governo sarà a capo di questi colloqui solo per un periodo limitato offre un’unica opportunità per le agenzie coinvolte di imparare del pensare e ragionare dell’altra parte e di adattare di conseguenza la propria strategia.

Per le organizzazioni del movimento di Patani, il compito di adattare le strutture e le capacità ai bisogni di un processo di pace sostenuto è persino più difficile. Lottano col rischio di trasformare le proprie strutture clandestine e per trovare un modo efficace di proiettare le loro richieste politiche e dare conoscenze, abilità e potere di persuasione alla loro ala politica.

Infine l’apprendimento istituzionale non è solo un compito importanti per le parti in conflitto ma anche una sfida per tutti i portatori di interessi, specie quegli attori nella società civile che vorrebbero sostenere il processo di pace. Ci sono particolarmente due iniziative che si sono generate nel contesto del IPP. Uno è legato alla formazione congiunta dell’iniziativa Peace Resourse Center, che rende disponibile lo stato dell’arte delle conoscenze sui processi di pace in modo effettivo per le persone coinvolte nel conflitto. L’altra iniziativa è legata alla creazione di uno Spazio Comune che è un dialogo informale inclusivo istituzionalizzato di rappresentanti di tutti i portatori di interessi e che serve come una rete di salvezza per i colloqui ufficiali. Entrambe le iniziative sono in costruzione ma gli attivisti del IPP le considerano come contributi importanti per l’apprendimento collettivo di tutte le comunità colpite.

(6) Iniziare e coltivare i discorsi di pace a livello di comunità e società.

In fin dei conti gli accordi di pace sostenibili hanno bisogno di sostegno o almeno di essere tollerati dalla maggioranza di tutte le comunità colpite. Questa è una delle ragioni del perché gli attori non statali invitano nella gran parte dei casi a porre la pace nell’agenda nazionale ed avere l’accordo idealmente sostenuto nella costituzione o in documenti impegnativi legalmente. Questo ha spesso creato uno degli ostacoli finali per gli accordi politici e può dilazionare la conclusione per molto tempo, come dimostra il caso del Nepal.

Un elemento importante per questa trasformazione è il come le comunità e i media percepiscono il conflitto e gli sforzi di pace. L’Irlanda Del Nord ha dimostrato che il modo in cui i politici e persone influenti ma anche la gente comune parlano del conflitto può avere un impatto significativo sulle possibilità della sua trasformazione. Questo ha portato molti attivisti della pace e dei media alla conclusione che è importante sviluppare e sostener i discorsi di pace in modo sistematico per contrastare i discorsi altrimenti dominanti della sicurezza nelle aree del conflitto armato. Un modo di lavorare su questo è organizzare Sondaggi di Pace Regolari e pubblicare i risultati e discutrne pubblicamente.

La comunità della pace e le sezioni dei media, specie di quelli alternativi e locali nel profondo meridione thailandese, hanno lavorato su questa base da molti anni e hanno raggiunto risultati buoni. Questo movimento comunque non ha raggiunto i grandi media in Thailandia e i buddisti e le comunità cinese nella regione non sono stati sufficientemente coinvolti in questi discorsi e restano una sfida.

Conclusione

Si è discusso dell’apprendimento congiunto e dello sviluppo delle capacità che sono fondamentali nel consolidamento della pace. Non sono ovviamente i soli. Il consolidamento della pace ha anche bisogno della volontà politica delle parti per concessioni genuine e per un sostegno forte da tutte le comunità rilevanti, ma l’apprendimento congiunto e lo sviluppo delle capacità possono diventare l’inizio di questi cambiamenti. E’ questo a cui aspirano molti attivisti della pace che lavorano al conflitto del profondo meridione thailandese.

Norbert Ropers, Center for Conflict Studies and Cultural Diversity (CSCD), Prince of Songkla University

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