Contenere le crisi urgenti dell’ASEAN per salvare unità

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Il presidente indonesiano Joko Widodo è parso teso a contenere le crisi urgenti nell’ASEAN al costo di sembrare immobile per salvare l’Unità del blocco

“Tutti noi che sediamo in questa sala abbiamo la stessa responsabilità a creare pace, stabilità e prosperità nella regione. Tutti noi abbiamo uguali responsabilità di rifuggire dal creare nuovi conflitti, dal creare nuove tensioni, dal creare nuove guerre” disse il presidente indonesiano Joko Widodo durante il Summit dell’Asia Orientale a Giacarta.

joko widodo e le crisi urgenti ASEAN

Alla presenza dei capi di stato di tutte le maggiori potenze dell’Indo-Pacifico, Joko Widodo ha reiterato come l’ASEAN “continuerà a contribuire alla pace e alla stabilità” invitando i suoi pari della regione a “continuare a fare di questa regione un epicentro della crescita”.

Senza offrire parole vuote, è parso determinato a contenere le crisi urgenti nella regione come anche a sventare uno scontro tra le potenze rivali dell’Indo-Pacifico. L’ASEAN vive sfide multiple nelle sue periferie, le crescenti tensioni nel Mare Cinese Meridionale e l’incancrenita guerra civile nel Myanmar.

Comunque l’ASEAN non è riuscita a fare un passo decisivo nell’affrontare le crisi urgenti nel proprio giardino.

La lunga dichiarazione della presidenza ha prodotto vaghi impegni senza alcuna azione concreta. Il risultato è che crescono i dubbi, soprattutto tra le potenze esterne, sull’efficacia dell’Asean come motore dell’integrazione regionale.

Ad un’indagine più approfondita, comunque, è chiaro che la strategia indonesiana è di concentrarsi sulla forza economica dell’ASEAN, sul rafforzare i legami con potenze medie simili e mantenere legami bilanciati con le superpotenze in competizione. Sembra determinata a giocare a lungo termine dando ai paesi della regione più opportunità di costruire le proprie capacità e affrontare gradualmente le criticità con un’azione collettiva.

Da presidenza di turno dell’ASEAN l’Indonesia era certamente sotto pressione. Per iniziare, la positiva presidenza del summit importante del G20 dello scorso anno ha aumentato di molto le aspettative.

L’Indonesia è riuscita a destreggiarsi abilmente nella questione dell’invasione russa dell’Ucraina, sottolineando l’importanza dell’integrità territoriale e della sovranità nazionale e spingendo la Russia a facilitare il costante deflusso di cibo e beni di prima necessità dalla zona del conflitto in un contesto di inflazione globale.

Altrettanto importante è stato per Widodo ospitare un summit tra i capi di stato di USA e Cina a Bali lo scorso anno che ha aiutato a ridurre le tensioni geopolitiche dopo il viaggio a Taiwan della presidente della Camera Nancy Pelosi.

Inoltre la lunga storia indonesiana di una guida politica costruttiva nell’ASEAN ha fatto crescere questo anno le speranze di un’azione decisiva. L’ultima volta che l’Indonesia fu presidente di turno Giacarta aiutò ad impedire un conflitto armato tra Thailandia e Cambogia, spingendo poi con successo i contendenti a risolvere la disputa con un arbitrato internazionale.

Appena dopo, impedì la completa frammentazione dell’ASEAN dopo la decisione della Cambogia di bloccare ogni discussione sulle dispute nel Mare Cinese Meridionale. Il ministro degli esteri di allora, Marty Natalegawa, combinò la sottigliezza diplomatica con la proattività strategica per favorire una parvenza di unità anche su questioni profondamente divisive.

Con l’emergere dell’Indonesia come uno degli attori globali più importante negli ultimi anni, molti naturalmente si aspettavano che quest’anno avrebbe giocato un ruolo ancora più decisivo nell’Asean. Per Widodo, che è agli ultimi mesi del suo mandato, la presidenza indonesiana dell’organismo regionale di quest’anno sarà determinante per la sua eredità.

All’inizio dell’anno dichiarò che “l’unità dell’Asean è necessaria per formulare la strada da seguire”, ma il blocco si trova ad affrontare diverse sfide scoraggianti.

Ad esempio, l’inopportuna nuova “mappa standard” della Cina, che copre gran parte del Mar Cinese Meridionale e altri territori contesi, ha fatto infuriare Filippine, Malesia e Vietnam.

Come se non bastasse, alcuni Stati dell’Asean stanno spingendo per risposte più radicali alla crisi del Myanmar.

Ad esempio, la Malesia ha lasciato intendere la potenziale espulsione della giunta del Myanmar, sottolineando la necessità di misure “forti” contro i generali al potere nel Paese.

Tuttavia, il vertice Asean di questo mese si è concluso con una lunga dichiarazione che ha ampiamente messo da parte le questioni del Mar Cinese Meridionale e del Myanmar.

Il vertice si concentra invece sul rafforzamento dello slancio economico dell’Asean e sull’approfondimento delle relazioni con le potenze affini.

Secondo tutte le indicazione Widodo ha cercato un approccio più pragmatico che sosteneva tre elementi importanti.

In primo luogo, ha assicurato che l’Asean rimanga una piattaforma neutrale e costruttiva per il dialogo tra le grandi potenze.

Nel mantenere lo status di piattaforma multilaterale inclusiva del blocco, l’Indonesia spera di mantenere relazioni equilibrate con le potenze rivali, in particolare Stati Uniti e Cina. Non solo l’Asean si è rifiutata di schierarsi tra le due, ma, grazie alla diplomazia silenziosa condotta da alcuni membri chiave, ha convinto Washington e Pechino ad abbracciare una sana competizione, soprattutto nel campo del commercio e degli investimenti.

Questo ci porta al secondo fattore, ovvero la determinazione di Widodo a concentrarsi sullo slancio di crescita dell’Asean. Questo spiega il tema dell’Asean di quest’anno – “epicentro della crescita” – e l’importanza delle questioni relative al commercio e agli investimenti nella dichiarazione congiunta. Per l’Indonesia, è fondamentale che gli Stati del Sud-Est asiatico migliorino la propria competitività economica, che a sua volta contribuirà a rafforzare la propria posizione geopolitica.

Infine, la leadership indonesiana nell’Asean ha visto una costante espansione della cooperazione strategica del blocco con tutta una serie di medie potenze affini. Costruendo una rete diversificata di partenariati, l’Indonesia spera di rafforzare la voce collettiva delle nazioni non allineate, sempre più preoccupate dalla prospettiva di una vera e propria guerra fredda nell’Indo-Pacifico.

C’è il rischio che l’approccio relativamente cauto di Widodo si traduca in un’ulteriore inazione, aggravando così le varie crisi urgenti nel cortile di casa dell’Asean.

Tuttavia, questo approccio promette anche di costruire le fondamenta di un organismo regionale più capace e coerente, evitando con cura sfide apparentemente intrattabili.

Ad essere in gioco non è solo l’eredità di Widodo in politica estera.

Richard Heydarian SCMP

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