Continua la battaglia contro i gruppi armati legati al ISIS a Mindanao

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Gli sviluppi ultimi nelle giungle di Sulu sono un segnale di svolta ad indicare che continua la battaglia contro i gruppi armati legati al ISIS, ad un anno dall’ attacco alla Città di Marawi.

E’ stata ritrovata una bandiera nera del ISIS dopo gli scontri con una fazione del Gruppo Abu Sayaff che in precedenza si limitava ad attività di sequestro a scopo estorsivo. E’ stata anche accertata la presenza almeno di due combattenti stranieri sull’isola.

“Possiamo dire che ISIS qui ha una presenza. Abbiamo bisogno di analizzarla. Quale sarà il suo impatto sulle nostre operazioni?” ha detto il comandante generale Sobejana dell’isola a Rappler.

Si credeva precedentemente che i banditi locali di Sulu, famosi per aver decapitato gli ostaggi, non fossero interessati a sostenere il morto Isnilon Hapilon, già comandante del gruppo Abu Sayaff nella vicina Basilan e nominato emiro del ISIS nel sudestasiatico.

abu sayaff ASG

Secondo il generale Sobejana la fazione di Hajan Sawadijan si è messo di traverso a Radullon Sahiron, il comandante supremo di Abu Sayaff a Sulu il quale non voleva avere a che fare con ISIS.

Sawadjaan non è un ideologo. Sobejana crede che cerchi solo di avere soldi dal ISIS mentre i suoi fondi si stanno esaurendo a causa della politica dei militari di non pagare riscatti.

Motivazioni a parte, qualunque legame tra i banditi di Sulu e l’ISIS è motivo di preoccupazione. Fu l’unificazione tra i gruppi armati del ISIS, tra la fazione di Isnilon e il gruppo Maute, a portare alla battaglia di Marawi lo scorso anno.

“Nell’area dei ribelli o di gruppi armati ISIS, Al Qaeda, Jemmah Islamiyah o qualunque altro gruppo straniero troveranno gruppi che vogliono portare avanti operazioni per conto loro finché c’è il finanziamento necessario” dice Antono Custodio, storico ed analista militare.

Zachary Abuza, esperto del sudestasiatico presso National War College in USA, mette in guardia su un possibile scenario in cui i combattenti stranieri potrebbero unificare il resto dei gruppi estremisti del paese.

“Ci sono molti gruppi legati al ISIS nel meridione, ma sono geograficamente divisi in una regione poverissima di infrastrutture o piena di fazioni e di personalità. Se riescono solo a coordinarsi, potrebbero assottigliare le forze militari”.

A Marawi, la vecchia area di guerra fa da ricordo della distruzione che i gruppi legati al ISIS potrebbero portare ad ogni città. Un mare di distruzioni ha preso 24 villaggi che coprono 250 ettari tra i quali il vero e proprio centro un tempo molto movimentato della città. Restano ancora fuori dalle case 50 mila residenti.

La morte dei comandanti dei gruppi legati al ISIS e di sostenitori ben addestrati lo scorso anno a Marawi ha indebolito i gruppi estremisti, ma i militari non possono reclamare la vittoria totale dei cinque mesi di battaglia.

Abuza dice che è stata una vittoria della propaganda ISIS. “Hanno tenuto in scacco per cinque mesi una forza militare molto più grande e con maggiori risorse. E’ difficile averne la meglio.”

Custodio è d’accordo. “Questo gruppo armato ha potuto vantarsi di essersi battuto a testa alta contro il meglio che l’esercito filippino poteva mettere in campo in un periodo di cinque mesi”

La battaglia ha messo in luce i punti negativi dei militari in una guerra urbana. Non aiuta che le forze armate filippine combattono su molti fronti.

“Tra guerriglia Maoista, Abu Sayaff e tutti i gruppi della bandiera nera a Mindanao Centrale, alla minaccia di comandanti dl MILF di sfilarsi e abbandonare il processo di pace, le forze armate filippine sono semplicemente sovraccariche” dice Abuza.

“Persino le unità del MILF devono essere monitorate dai militari e talvolta, come nel passato, gruppi che erano dormienti potrebbero improvvisamente attaccare come il MNLF a Zamboanga.” dice Custodio.

Il comandante Generale Galvez dice che i militari lavorano a doppio.

“Non possiamo dormire sugli allori ma siamo molto fiduciosi sul livello di sforzi contro il terrorismo” dice Galvez che ha spiegato che i militari hanno prevenuto gli attacchi.

“Ci vorranno anni per una nuova Marawi”

Galvez ha confermato che continua il reclutamento mentre il governo è connesso con le famiglie del Gruppo Maute per parlare.

Secondo Custodio la legge marziale che è ancora in vigore a Mindanao aiuta i militari a controllare la situazione.

“La legge marziale a Lanao ha permesso di prevenire al gruppo Maute di riprendersi veloce mentre perché polizia e militari mantengono un controllo stretto sui movimenti con un sistema di punti di controllo come pure con contromisure e operazioni proattive di intelligence”

Resta la minaccia di possibili attacchi in Marawi. Settimane prima dell’inizio dei lavori di riabilitazione in quella che fu l’area di guerra, Galvez ha radunato i comandanti sul campo per prepararli ai compiti che li attendono.

“Quando giungeranno i milioni di peso per la riabilitazione, dobbiamo assicurarci che non ci saranno impedimenti , che ci sia sicurezza e che i vari contraenti non siano sotto la minaccia di rapimenti o aggressioni da parte dei gruppi Maute ed ISIS.” dice Galvez.

Qualunque agitazione fa correre il rischio di perdere gli investitori, dice Felix Castro dellaTask Force Bangon Marawi.

Ma la lotta contro l’estremismo violento non si fa solo sui campi di battaglia. Ci sono questioni come la lenta riabilitazione di Marawi che possono essere sfruttate dal ISIS.

Mentr i militari prevengono a ciò che resta del gruppo Maute di ritornare a lanciare altri attacchi, si devono assicurare di non alienarsi i residenti e spingerli tra le braccia dei gruppi estremisti.

Abuza dice che i ritardi continui nel processo di pace col MILF rappresentano un’altra questione dolorosa.

“Sono queste le cose che rivoltano la gente contro il governo, non le azioni di piccole cellule terroristiche” ha detto Abuza.

A Mindanao abbondano le questioni che ISIS può sfruttare, secondo Custodio.

“Anche senza ISIS, a Mindanao esistono secessionisti armati e gruppi terroristici ed essi sopravviveranno al ISIS per tante ragioni sociali e politiche radicatesi storicamente nell’isola”.

Carmela Fonbuena, Rappler.com

 

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