Continuano ad entrare combattenti stranieri nelle Filippine per colpire di nuovo

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Combattenti stranieri continuano a giungere nell’isola di Mindanao per poter colpire di nuovo, nonostante il Califfato Islamico non sia riuscito lo scorso anno a stabilire una provincia nella città filippina di Marawi.

Analisti della sicurezza e militari dicono che almeno 100 combattenti stranieri si nascondono tra un vasto campo di gruppi armati che hanno promesso fedeltà al ISIS.

Le truppe filippine ebbero bisogno di cinque mesi per stanare i combattenti alleati del ISIS dei gruppi Maute e Abu Sayaff dalle loro posizioni a Marawi, che a distanza di un anno deve ancora risorgere dalle ceneri della guerra urbana che lasciò il suo centro in rovine.

Rommel Banloi, che presiede il Philippine Institute for Peace, Violence and Terrorism Research, afferma che i combattenti stranieri dello stato islamico si avviano a Mindanao e che la situazione sta peggiorando.

La sua dichiarazione si basa su informazioni ricevute in vari mesi dalle agenzie della sicurezza.

“ Continuano ad entrare combattenti stranieri nelle Filippine  nonostante la liberazione di Marawi” ha detto Banloi ad Asia Times il 30 ottobre.

Dice che una sessantina sono stai identificati attraverso i loro nomignoli ma una trentina sono ancora da identificare.

La cifra è significativamente superiore ai 48 combattenti stranieri che i militari filippini dicono operare da gennaio 2018.

Una riedizione della battaglia dello scorso anno sarebbe disastrosa per le Filippine e la regione nel complesso. La guerriglia urbana lasciò oltre 1100 persone morte, per lo più militanti islamici compreso 32 militanti stranieri secondo i militari filippini.

Oltre 350 mila civili lasciarono le case per la guerra che iniziò il 23 maggio spingendo il presidente Duterte a porre tutta Mindanao sotto la illiberale legge marziale. L’ordine resterà effettivo fino alla fine di questo anno.

Duterte, il primo presidente che viene da Mindanao che afferma di avere radici maranao (come gli abitanti di Marawi si definiscono), dichiarò la liberazione di Marawi il 17 ottobre 2017.

UN anno dopo 70 mila civili devono ancora tornare nella zona più distrutta di 250 ettari di Marawi, una restrizione che ha alimentato la rabbia locale e il risentimento nei centri di evacuazione che sono emersi come base di reclutamento di militanti.

I combattenti stranieri del Califfato Islamico spesso pretendono di essere turisti, studenti oltre la scadenza del visto, lavoratori stranieri o migranti, ed una decina sono stati arrestati dall’inizio dell’anno, secondo Banloi.

Combattenti stranieri del Califfato Islamico sono giunti di recente a Mindanao dall’Arabia Saudita, Turchia, Marocco, Spagna, Francia, Tunisia, Iraq, Somalia, Egitto, Yemen, Libia, Pakistan, Bangladesh e Cina, stando al monitoraggio del governo dei loro movimenti.

Gran parte provengono dalle vicine Malesia ed Indonesia usando una via marittima particolare attraverso i Mari di Sulu e delle Sulawesi.

I combattenti malesi di solito entrano nelle Filippine meridionali attraverso Tawi Tawi dallo stato malese di Sabah nel Borneo Malese, mentre gli indonesiani tendono ad arrivare dalle province di Davao Occidentale e Sarangani dalle Sulawesi settentrionali.

Le tre nazioni vicine condividono dei vasti confini in mare in quello che si considera come la seconda via più commerciale del ASEAN.

“I combattenti stranieri considerano Mindanao come la nuova terra del Jihad, un porto sicuro e una casa alternativa” dice Banloi. “Si uniscono ai gruppi locali per lanciare il Jihad nelle Filippine per nome del califfato islamico”.

I combattenti stranieri illudono i militanti del posto con la promessa di una provincia islamica dell’Est Asia, dopo che a Marawi non riuscirono a crearne uno.

Il gruppo Abu Sayaff a Basilan e Sulu, il BIFF a Manguindanao, Ansar Al-Khilafa Philippines a Sarangani e Abu Dar, quello che resta del gruppo Maute a Lanao reclutano combattenti stranieri.

Il colonnello Gerry Besana, portavoce del comando d Mindanao Occidentale, sostiene che il califfato islamico continua ad ispirare i gruppi armati filippini nonostante la sconfitta di Marawi.

Dice anche, a conferma di quanto sostiene Banloi, gli stranieri che hanno promesso fedeltà al ISIS continuano ad arrivare ai gruppi militanti islamici locali.

“Alcuni di questi terroristi stranieri giungono attraverso le nostre frontiere porose” dice Besana riferendosi ai mari di Sulu e delle Sulawesi.

Il militare ha detto che le Filippine, Malesia ed Indonesia hanno intensificato i pattugliamenti navali congiunti nelle acque di confine in una cooperazione multilaterale per combattere le minacce terroristiche.

Mentre si riconosce che le sole forze di sicurezza non possono individuare i combattenti stranieri a causa dell’estensione delle coste e delle aspre giungle a Mindanao, il militare ha invitato la gente a riportare stranieri sospetti alle autorità per verificare la loro identità.

Nel passato si è dato rifugio a terroristi, come al conosciuto terrorista malese Zulkifli bin Hir, alias “Marwan”, esperto di bombe che fu ucciso nel gennaio 2015 a Mamasapano.

A Marwan furono i militanti del BIFF a dare rifugio, gruppo militante che di recente ha dichiarato la fedeltà allo stato islamico accusato di aver organizzato varie bombe nella regione.

Besana sostiene che i combattenti stranieri giungono a Mindanao perché il Califfato Islamico”perde influenza nel Medio Oriente ed in altre parti del mondo”

Impedire ai combattenti stranieri di entrare nel paese è una cosa difficile per militari ed altre agenzie della legge perché spesso nascondono la loro identità. Mentre i gruppi allineati allo stato islamico furono sconfitti a Marawi, non è chiaro dove o come intendono colpire la prossima volta.

Bong Sarmiento, Asiatimes

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