Cooperazione Islamica e meridione thai di Patani

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Il profondo meridione thailandese e la sua insorgenza, che dura dal 2004 con oltre 5000 vittime e altre migliaia di feriti, sono giunti, per la prima volta, tra le discussioni della Organizzazione Cooperazione Islamica (OIC), dopo che per vari anni i vari governi thailandesi erano sempre riusciti a non farla discutere.

yingluck nel meridione

La OIC ha emesso un comunicato preciso con cui ha condannato i “magri progressi” nei cinque anni passati dalla visita del segretario dell’OIC nella regione del profondo meridione thailandese, riferendosi in particolare al fatto che il decreto di emergenza sia ancora in vigore da sempre nelle province del profondo meridione thailandese, della grande presenza militare e delle forze paramilitari, e per non essere riusciti, in tutti questi anni, a instaurare un dialogo con l’insorgenza nella regione nonostante i numerosi tentativi di colloqui con il PULO.

Va notato che, nello stesso giorno in cui circolava la critica della OIC, il governo di Yingluck Shinawatra, prolungava il decreto di emergenza per un altro anno ancora nella regione, promettendo un vago possibile spostamento verso l’adozione della ISA (legge di sicurezza interna, più blanda) se la situazione mostrasse segni di miglioramento.

L’unico fatto positivo è che riusciva soltanto a far riaprire le scuole delle province martoriate dalla guerriglia con un aumento dei salari dei docenti, dopo che un ennesimo attentato aveva distrutto una scuola e costretto i docenti a decretare la chiusura delle scuole delle tre province.

Questa presa di posizione dell’OIC, che per altro è stata molto pacata e probabilmente mirava ad un coinvolgimento dell’organizzazione nella risoluzione del conflitto nel profondo meridione, ha scatenato la reazione ufficiale della Thailandia che nei giorni precedenti, durante i colloqui della OIC, aveva provato a mostrare i progressi fatti nella regione ai ministri degli esteri delle nazioni della OIC.

La non accoglienza da parte dei ministri della OIC ha scatenato la reazione thailandese. Il ministro degli esteri Surapong Tovichakchaikul inviava una lettera di protesta al segretario generale Ekmeleddin Ihsanoglu in cui si chiede alla OIC di assumere un’altra posizione senza però mettere in evidenza quali fossero i presunti progressi.

Pattani profondo meridione

L’OIC nel suo commento ha però fatto riferimento ad alcuni punti che un precedente governo thailandese, quello di Surayud Chulanont nel 2007 dopo il colpo di stato che depose l’allora primo ministro Thaksin Shinawatra, sottoscrisse con l’OIC. Nella nota di stampa congiunta di allora, si diceva che avrebbero lavorato insieme, governo Thailandese e OIC, per rendere possibile “alle popolazioni delle province meridionali di assumersi le responsabilità delle loro cose locali attraverso un processo di decentralizzazione che permetta alla gente di praticare la loro propria specificità linguistica e culturale e gestire le proprie risorse naturali in pieno rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale della Thailandia.”

Questa affermazione, molto forte e quasi incredibile ad udirsi se si considera il grado di centralità del governo thailandese e il suo forte spirito nazionalistico della presunta Thailandesità, era forse la cosa reale da farsi visto che toccava il cuore di molte questioni dell’insorgenza malay musulmana e ce riconosceva, volente o nolente, le radici storiche, culturali e etnico-nazionaliste del conflitto.

In quell’affermazione congiunta del 2007 si facevano riferimenti alle indagini di allora sulla scomparsa dell’avvocato musulmano dei diritti civili Somchai Neelaphaijit, di cui si è scritto in precedenza su questo blog, e sulla caduta delle accuse contro 58 persone che protestarono durante il massacro di Tak Bai nel 2004. Durante tale massacro si verificarono le morti di 80 persone, la maggioranza delle quali soffocate durante il trasporto su camion militari verso i centri di detenzione.

Il governo di allora si impegnava, per esempio, ad usare la lingua locale Malayu nelle scuole come lingua di istruzione, ed il comunicato esprime la propria delusione per i progressi limitati su questo campo. Le lezioni attuali in Malayu si terrebbero come come delle lezioni di Karaoke con l’uso dell’alfabeto thailandese per la lingua locale che dovrebbe essere trascritto in alfabeto arabo.

Un altro punto era quello di far tenere all’esercito un profilo basso, oltre ad un controllo delle forze paramilitari, per tenere sotto controllo le tante violazioni dei diritti umani che sono sempre nascoste, mettendo in guardia contro la polarizzazione crescente tra le due etnie e nazionalismi.

In sostanza di provare a demilitarizzare l’area e a badare di più alle istanze della società civile musulmana, di provare ad instaurare un colloquio con i leader musulmani e creare le premesse di un colloquio di pace.

Resta però il fatto che i precedenti colloqui segreti fatti con i militanti del PULO, che vivevano all’estero e rappresentano la vecchia generazione di insorgenza, si sono dimostrati infruttuosi non avendo questi dei legami o almeno della risonanza con l’insorgenza sul campo.

Forse un approccio meno frontale con l’OIC, che ha promesso la sua continua vigilanza sul meridione thailandese, potrebbe essere di aiuto alla risoluzione del conflitto ormai quasi decennale, considerata la vasta influenza che l’OIC ha nei paesi e nelle zone di maggioranza musulmana.

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