Coronavirus in Indonesia ed il difficile controllo di Jokowi sull’epidemia

Il Coronavirus in Indonesia e nel Sudestasiatico pone molte preoccupazioni su tutti i paesi dell’area.

Possiamo cominciare dai paesi dove non si sono visti casi conclamati, Myanmar e Laos, ai paesi popolosi come Filippine ed Indonesia, con la grandezza della popolazione ed i ritardi nell’individuazione dei casi; alla Malesia dove si ha il maggior numero di casi 1030 positivi con 3 morti; alla Thailandia dove il governo pasticcia sulle misure di contenimento dei movimenti e blocca i propri cittadini all’estero; alla Cambogia dove si sono eseguiti lo stesso numero di test eseguiti in Indonesia e dove il Coronavirus colpisce l’economia del paese insieme alle sanzioni EBA europee.

AFP pic Giava Orientale

Il paese che più preoccupa è l’Indonesia, dove molti esperti prevedono una crescita enorme di casi, dopo la lenta risposta del governo che è parso mascherare la vastità dell’epidemia nell’arcipelago con la sua più grande popolazione della regione.

La città di Giacarta col suo governatore Anies Baswedan nel frattempo ha annunciato il giorno 20 marzo che opererà nell’ambito dello stato di risposta di emergenza al coronavirus in Indonesia per 14 giorni che potranno essere estesi.

Anies Baswedan ha discusso della situazione col capo della polizia, col comandante dei militari di Giacarta ed il presidente del gruppo di lavoro sul COVID-19,Achmad Yurianto, affinché i cittadini della popolosissima capitale partecipino allo sforzo di controllo del COVID-19 con il distanziamento sociale, che sarà tenuto sotto stretta osservazione da militari e polizia.

“La responsabilità di scegliere di stare a casa, a non condurre attività all’esterno per proteggere noi e gli altri. Questo significa essere responsabili.” ha detto Anies Baswedan che ha annunciato la chiusura di tutti i punti di intrattenimento gestiti dalle autorità locali, come bar, cinema, spa limitando e regolando meglio anche il trasporto locale.

Baswedan ha anche sospeso le attività religiose nella capitale. “La nostra capacità di risposta ha dei limiti perché il numero di ospedali e personale non è in linea con la crescita di casi”

Un burocrate dell’Ufficio del Ombudsman Alvin Lee ha detto alla Reuters che sta indagando sulle denunce di ritardi nel controllo dell’epidemia da parte del governo che è in forte ritardo.

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In meno di tre settimane dopo che si è registrato il primo caso, si sono avuti in Indonesia 369 casi e 32 morti e nella sola Giacarta con i suoi 10 milioni di abitanti ci sono 215 casi confermati e 18 morti. A preoccupare oltre al numero di 260 milioni di abitanti è la vastità dell’arcipelago ed il suo sistema sanitario vulnerabile e nella Grande Giacarta vivono 30 milioni di persone

Di certo si aspettano tantissimi casi in più man mano che avanza il tracciamento dei contatti dei positivi al virus.

“L’Indonesia probabilmente ha molti più casi di quanto denunciati” ha detto il professor Ian Henderson dell’Università del Queensland. “Senza un test in larga scala, il tracciamento dei contatti e le misure di quarantena, l’opportunità di diffusione del virus è grande.”

Fino al 20 marzo in Indonesia si sono testate 1898 persone con un test per milione di persone contro i 5000 della Corea del Sud e 2000 dell’Italia, i paesi finora più colpiti. Persino la Cambogia ha fatto lo stesso numero di test pur avendo il 2% del PIL indonesiano.

“La popolazione a rischio di infezione varia da 600mila a 700 mila persone. Ora abbiamo un milione di kit di analisi per condurre tet in larga scala” ha detto Achmad Yurianto che presiede la Task Force per il COVID-19 in Indonesia.

Nel frattempo la discesa in campo direttamente del presidente Joko Widodo sembra aver scosso un po’ le acque anche se preoccupa il suo scetticismo nel vietare gli assembramenti religiosi nelle moschee.

Sono stati aumentati i laboratori accreditati a condurre le analisi in varie isole dell’arcipelago e sono stati appunto acquistati dalla Cina un milione di kit di analisi che verranno usati per chi mostra i sintomi di infezione. Sono state acquistate medicine, come clorochina.

Prepariamoci al peggio ha detto il capo della Croce Rossa Indonesiana visto il numero di casi denunciati per milione di persone anche in sola relazione con i paesi del Sudestasiatico. 1,4 per l’Indonesia, quando la Thailandia ne riporta 4, 28 la Malesia che ha il primato in questi giorni.

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Proprio l’alta mortalità mostrata in Indonesia del 8,7% fa dire agli esperti che il corpo dei casi deve ancora uscire allo scoperto.

Mentre però Malesia e Filippine hanno ristretto i movimenti per contenere il virus, questa sembra non essere la scelta di Joko Widodo

Mentre molti paesi al mondo hanno cancellato grandi raduni di persone, l’Indonesia è restia a fare questa scelta anche dopo il divieto di un raduno di massa notevole previsto nelle Sulawesi centrali. Le chiese cristiane hanno invece sospeso le attività religiose ed i venerdì di preghiera.

In molte aree dell’arcipelago, invece, si sono viste perciò preghiere islamiche del venerdì, e molte moschee sono state affollate da persone nonostante varie autorità islamiche abbiano invitato a pregare da casa, anche alla luce di quanto successo nella vicina Malesia nella moschea di Sri Petaling.

Da questo raduno di fine febbraio dove sono andate 16mila persone si sono creati 670 casi di Coronavirus di cui 576 in Malesia, 61 in Brunei, 22 in Cambogia ed almeno13 Indonesiani.

“Allah protegge coloro che danno corso ai loro obblighi” dice un uomo indonesiano di 76 anni che è andato alla moschea nonostante l’invito a sospendere le cerimonie religiose.

A Depok, città a sud di Giacarta, il custode della moschea dice di avere paura di questo virus ma poi ha deciso di andare, facendo pulizia in più con più sapone.

Nella più grande moschea di Giacarta Istiqlal, dopo la decisione di Baswedan di sospendere le cerimonie religiose, non ci sono state le consuete preghiere. Il suo imam ha citato la decisione del Consiglio degli Ulama che sottolineava il distanziamento sociale per evitare certi raduni di fedeli.

Nella città di Tangeran ad ovest di Giacarta, dove non esiste alcun divieto, un fedele è andato lo stesso a pregare. “Spero che Allah mi protegga. Mi sono portato la mia stuoia” ha detto alla Reuters. “Non so se staremo vicini l’uno all’altro o no, qui è abbastanza affollato”.

Dopo le fasi iniziali in cui il paese, per bocca del suo ministro della sanità Terawan Agus Putranto, ha negato l’esistenza del Coronavirus parlando persino dei favori dell’Onnipotente che terrebbero il virus lontano, il governo indonesiano di Joko Widodo sembra aver intrapreso un percorso diverso anche se “c’è ancora tanta strada da fare per riuscire a controllare questa crisi” come ha detto alla Reuters Ben Bland del Lowy Institute australiano.