Coronavirus nelle Filippine e la febbre di comprare tutto e scappare

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Con i casi di Coronavirus nelle Filippine che salgono a quota 49 scoppia il panico e la frenesia di comprare tra i cittadini ricchi di Manila Metropolitana e molti fuggono nei paesi di provincia.

Il ministro della salute Francisco Duque ha detto ai legislatori che “la crescita di una trasmissione locale del Coronavirus nelle Filippine è molto probabile” e ciò farebbe scattare un blocco totale.

Il ministero della salute mercoledì ha confermato la morte di una donna filippina di 67 anni che non ha una storia di viaggi all’estero o esposizioni a cause note. E’ stata la prima filippina a morire della malattia, sebbene sia morto prima un viaggiatore cinese, uno dei primi casi nel paese.

Il governo ha anche confermato 16 nuove infezioni senza dire nulla sulle cause sebbene la segretaria Maria Rosario Vergeire avesse detto che una dei pazienti, una donna filippina di 82 anni, restasse intubata.

Lei è la moglie di un uomo anziano americano che di recente aveva viaggiato negli USA e in Corea del Sud. Lui era stato testato positivo al virus il giorno 8 marzo e resta in condizioni critiche.

Inoltre, l’uomo ha diffuso la malattia ad altre tre persone tra cui un parente di 69 anni, secondo il sindaco di Marikina, una città di Manila Metropolitana dove vivono mezzo milione di persone.

Ci sono cinque persone infette nella città tutte della stessa famiglia.

I sindaci delle 17 città che costituiscono Metro Manila, che ha una popolazione di 12,8 milioni di persone, annunciano separatamente i casi fornendo dati che a volte risultano discordanti con quelli rilasciati dal ministro della sanità.

Per esempio il sindaco di Quezon City Joy Belmonte ha detto che un dottore di 27 anni che aveva trattato un paziente infetto si era poi infettato egli stesso, caso che però il ministero non cita.

La cosa è plausibile perché le cifre del ministero si basano sugli ospedali dove sono stati ricoverati, mentre i governi locali confermano i pazienti secondo i loro indirizzi.

L’improvvisa crescita delle infezioni questa settimana scorsa ha spinto il ministero a innalzare il livello di allerta a Codice Rosso Sottolivello 1, il passo prima che sia imposta la quarantena di comunità o la chiusura. Il presidente Rodrigo Duterte ha anche firmato un proclama che dichiara “uno stato di emergenza pubblica sanitaria” nel paese.

All’inizio settimana Duterte diede una conferenza stampa sconclusionata e a volte incoerente sul Coronavirus nelle Filippine.

All’inizio della conferenza ha provato a rassicurare i cittadini dicendo che ogni epoca della storia ha vissuto in passato esperienze epidemiche, come la peste bubbonica e la spagnola.

Portando al collo un purificatore d’aria portatile, il presidente ha detto che non era ancora il momento di imporre il blocco perché “non abbiamo ancora raggiunto quel livello di contaminazione”, ma che avrebbe preso in considerazione questa azione se le morti raggiungessero 20 mila o cinquemila in un posto solo”.

“Di certo chiuderò tutto … con pesanti catene”

Duterte poi ha aggiunto che sarebbe andato a Boracay per partecipare ad un evento del ministero del turismo per favorire il turismo locale oltre a consegnare i titoli di proprietà del suolo ai nativi del posto.

Ha anche detto che avrebbe sfidato la politica del No Contatti emessa dal PSG, Gruppo della Sicurezza del Presidente che obbliga le folle a stare ad almeno 10 metri lontano da lui ed evitare di darsi la mano.

“No, non respingerò gli inviti. Darò la mano a tutti” ha detto ai giornalisti.

Piuttosto che calmare i cittadini, il suo discorso pare abbia avuto l’effetto opposto perché i supermercati di Manila erano insolitamente pieni dopo poche ore del discorso del presidente. La gente ha vuotato gli scaffali di carta igienica, detergenti, alimenti in scatola, acqua e persino birra.

Un cittadino, che vuole restare anonimo, ha detto che ha deciso di unirsi a questa ondata di panico perché il “governo non è conseguente con quello che dice”.

Anthony Leachon, sostenitore della riforma sanitaria, ha criticato il discorso di Duterte.

“Ha seminato la confusione nel suo discorso. Da guida, è il suo lavoro praticare il comportamento che vuole che gli altri seguano”.

In una trasmissione televisiva, un passeggero di bus diretto verso le province ha detto di avere così paura di prendere il virus che ha deciso di tornarsene alla città natale.

In risposta a questa ondata di panico, il ministero della sanità ha detto che non “indicava la gente ad accumulare alimenti pronti da mangiare a causa di un presunto imminente blocco totale a Manila Metropolitana”.

Nel frattempo mentre i negozi esauriscono le scorte, poche persone sono riuscite a comprare maschere facciali protettive.

Il ministero della sanità ha consigliato i cittadini che invece di affidarsi alle maschere, dovrebbero praticare il “distanziamento sociale” promettendo di dare delle linee guida.

Un tassista nella capitale ha detto di aver prodotto una sua maschera aggiustando il reggiseno della moglie.

“Profuma e mi fa sempre pensare a mia moglie” ha detto.

Quando gli hanno chiesto se questo sarebbe servito a tenere lontano il coronavirus nelle Filippine, l’infettivologo Edsel Salvana ha detto che “non c’è prova che sia di aiuto”

Raissa Robles, SCMP

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