Corte Costituzionale Indonesiana: sentenza inattesa per la libertà religiosa

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Corte Costituzionale Indonesiana con una sentenza inattesa ha ritenuto all’unanimità che è incostituzionale richiedere alle persone di identificarsi come Musulmano, Cattolico, Protestante, Induista, Buddista o Confuciano sulle proprie tessere di identità.

La Corte Costituzionale Indonesiana ha raccomandato che sia creata una categoria onnicomprensiva sulle carte di identità, credenti di una fede, penghayat kepercayaan, Seguaci di una fede nativa”

E’ un grande passo per l’avanzamento della libertà di religione nel paese musulmano più grande al mondo.

La legge indonesiana ha posto le religioni all’interno di una gerarchia legale. Attualmente sono riconosciute come religioni, agama, dal ministro dell’interno Islam, buddismo, induismo, cattolicesimo, protestantesimo e in ultimo confucianesimo dal gennaio 2006.

La legge permette la creazione di luoghi di culto, di ottenere carte di identità e registrare matrimoni e nascite.

La tradizione è che in genere le religioni ufficialmente riconosciute devono credere in dio, avere una figura santa, o profeta, avere un messaggio o scrittura, avere rituali o liturgie affermate, ed essere riconosciute a livello internazionale.

Oltre alle altre religioni del mondo in Indonesia ci sono molte religioni tradizionali definite ufficialmente aliran kepercayaan o sistemi di credo culturali. Poiché questi credi non possono esser riconosciuti, i loro aderenti rischiano la discriminazione, e poiché spesso mescolano i loro credi con un delle religioni riconosciute, è difficile stimare il loro numero.

Le stime del numero di praticanti variano da 750 mila secondo il Pew Global Futures Project ai 20 milioni secondo il rapporto del 2016 del Dipartimento di stato per la libertà religiosa.

Ci sono approssimativamente 400 differenti aliran kepercayaan o sistemi di credo culturali diffusi in tutto l’arcipelago. Dl momento che non sono riconosciuti come religioni distinte o vere e proprie, non sono parse che valesse la pena difendere la loro libertà.

Nel passato agli aderenti a questi aliran kepercayaan o sistemi di credo culturali era chiesto di mandare i propri figli in classi di educazione religiosa di una delle sei religioni riconosciute, e agli impiegati dello stato che seguivano questi credi avevano avuto problemi nel salire nelle gerarchie del lavoro.

Sebbene il ministro degli interni abbia dichiarato che i membri delle religioni indigene abbiano gli stessi diritti ai servizi fondamentali come tutti, e che la la colonna della religione sulle tessere di possa essere lasciata in bianco, questo ha portato in pratica a difficoltà nell’accedere ai servizi del governo, come certificati di nascita, licenze di matrimonio, scuole e pubblici cimiteri, o in transazioni private come assicurazioni e mutui.

La Corte Costituzionale Indonesiana ha sentenziato solo rispetto alle religioni indigene, molt delle quali avevano denunciato la politica del governo, ma la sua logica si potrebbe applicare alle altre religioni non riconosciute, come Giudaismo e Sikhismo che non sono state ufficialmente riconosciute, sebbene sia loro permesso di operare. Inoltre il governo potrebbe persino dare loro aiuto.

La comunità ebraica a Surabaya, la cui sinagoga fu distrutta nei disordini del 2008, ha ricevuto sostegno dal ministero degli affari religiosi.

La prova più importante sarà se il governo vorrà estendere la decisione della corte ai gruppi che più soffrono dalle restrizioni religiose indonesiane.

Queste sono le Aliran Sesat, credi che si ritengono versioni devianti ed eretiche delle religioni legalmente riconosciute. Di principio, le restrizioni potrebbero applicarsi alla devianza che concerne ogni religione ufficiale, ma in pratica si applica ai credi, come la Ahmadiyya e talvolta gli sciiti, ritenuti deviazioni dall’Islam.

L’ateismo è di principio vietato perché viola la Pancasila sebbene il governo non va alla caccia degli atei. C’è un gruppo “atei indonesiani” che afferma di avere 500 membri.

Aliran Sesat non sono accettate come agama. Perciò non sono protette dalla legge e rischiano restrizioni del governo e ostilità sociali.

A loro è vietato costruire luoghi di culto o di diffonder la loro fede, e spesso sono attaccati in modo anche mortale, da folle e vigilanti.

L’attuale governo indonesiano si è mostrato amico della libertà religiosa e il presidente Joko Widodo ha fatto frequenti apparizioni nei costumi tradizionali per mostrare il proprio sostegno alle culture indigene.

Ma i rappresentanti del governo si muovono con cautela su questo terreno molto sensibile.

La Corte Costituzionale Indonesiana ha preso una grande posizione e i suoi effetti saranno grandi negli anni futuri.

Paul Marshall, ProvidenceMag.com

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