Corte Penale Internazionale e crimini contro l’umanità di Duterte?

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Rischia il Presidente filippino Duterte di andare davanti alla Corte Penale Internazionale, ICC, con l’accusa di crimini contro l’umanità nella sua campagna controversa di guerra alla droga?

L’ICC ha detto 8 febbraio che avrebbe iniziato “un esame preliminare” sulle circostanze attorno agli omicidi della campagna contro la droga, un costo umano che, secondo molti gruppi, si aggirerebbe attorno alle 12 mila morti.

L’esame e il potenziale processo rappresentano la più forte minaccia dall’estero a Duterte che ha sempre risposto duramente alle critiche straniere sulla sua repressione come alle critiche forti degli USA dell’Europa e dell’ONU.

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Il tribunale internazionale, che ha il compito di indagare le atrocità di massa commesse dai capi di stato e dalle istituzioni, valuterà se ci sono prove sufficienti a procedere con l’incriminazione di chi è coinvolto nella sanguinosa guerra alla droga.

La procura del ICC, Fatou Bensounda, ha detto che il suo ufficio “analizzerà crimini presumibilmente commessi dal 1 luglio 2016 nel contesto della campagna della guerra alla droga”.

E’ la prima indagine del genere del ICC contro un capo di stato del sudestasiatico al potere.

La denuncia fu fatta dall’avvocato Jude Sabio e dai parlamentari dell’opposizione, tra i quali i parlamentari Gary Alejano e Antonio Trillanes, che hanno accusato il presidente di essere direttamente coinvolto nell’ordinare gli omicidi extragiudiziali contro i presunti tossicomani e spacciatori.

Essi sostengono che deve subentrare la Corte Penale Internazionale perché le istituzioni nazionali non vogliono o non possono assicurare le responsabilità di chi è coinvolto nella sanguinosa campagna. All’annuncio del ICC Duterte ha detto che se il tribunale lo trovasse colpevole, lo dovrebbero uccidere col plotone di esecuzione piuttosto che tenerlo in galera.

Duterte, avvocato di esperienza, ha negato di aver dato ordini alla polizia di uccidere i sospetti e ha posto la domanda se l’ICC abbia la giurisdizione per inquisirlo.

“Vorrei chiedere il raro privilegio di parlarle. Solo io e lei nella stanza” ha detto Duterte alla conferenza stampa riferendosi a Fatou Bensounda. “Le do il mio benvenuto. Se vuole trovarmi colpevole, faccia pure. Che sia così. Trovi un paese dove hanno un plotone di esecuzione e sono pronto”

La Corte penale internazionale, secondo il principio di complementarità, può entrare in ultima istanza, vale a dire quando ci sono prove sufficienti che dicono che i tribunali e le agenzie nazionali non riescono ad amministrare le proprie funzioni di tenere alti la giustizia ed i diritti umani.

La ragione è che il parlamento filippino è pieno zeppo di sostenitori duri del presidente ed è diventato un copia ed incolla dei desideri e capricci del presidente. Secondo i critici, emerge ora una tendenza analoga nella corte suprema ed altre istituzioni giudiziarie dove regnano supremi i nominati del presidente.

Le poche restanti roccaforti dell’indipendenza si trovano sotto attacco, mentre i rappresentanti di maggior livello che hanno osato scontrarsi o sfidare il presidente sono stati rimossi o messi da parte.

L’Ufficio del Ombudsman, che indagava sui presunti conti bancari esteri del presidente e della sua famiglia, si trova sotto un attacco particolarmente pesante.

Duterte è specificamente accusato di crimini contro l’umanità per aver orchestrato e presieduto una campagna sistematica di sterminio contro specifici gruppi come tossicomani e spacciatori.

La senatrice Leila De Lima, ex ministro di giustizia e vocale capo di opposizione, detenuta per accuse che molti credono politicamente motivate, ha invitato la corte penale internazionale dalla prigione ad agire con urgenza dal momento che “gli omicidi accadono ancora nel paese”.

L’ombra di una possibile incriminazione del ICC porrà necessariamente pressione sulle nazioni occidentali per adottare un approccio più cauto nelle loro relazioni con l’amministrazione Duterte.

Il Canada, per esempio, sta rivedendo le vendite pianificate di equipaggiamento militare alle Filippine per le preoccupazioni del curriculum dei diritti umani del paese. L’accordo, che ha coinvolto 16 elicotteri del valore di 233 miliardi di dollari, fu firmato da Canadian Commercial Corp e costruiti dalla Bell Helicopter in Mirabel, Quebec.

“Il primo ministro canadese ed io siamo stati molto chiari sulle violazioni di diritti umani del regime di Duterte e sugli omicidi extragiudiziali mentre eravamo nelle Filippine” ha detto il ministro degli esteri canadese Chrystia Freeland. “Condurrò un’analisi molto rigorosa di ogni richiesta di permesso di esportazione potenziale legato a questo contratto”.

L’indagine del ICC porrà pressione anche sugli USA che con l’amministrazione Trump ha incoraggiato Duterte. Si ricorderà che Duterte e l’ex presidente Obama diedero vita ad un famoso scontro quando Duterte apostrofò Obama con figlio di puttana.

Il Congresso degli USA nel frattempo si è recentemente opposta al trasferimento di equipaggiamento militare e di allocazione di finanziamenti militari all’amministrazione Duterte per il suo curriculum sui diritti.

Gli USA fornirono assistenza logistica e di intelligence fondamentali alle forze armate filippine nell’ultimo anno contro i militanti legati al IS. La cooperazione servì a ricucire i legami dopo una caduta per le critiche USA alla guerra alla droga.

I gruppi dei diritti umani hanno salutato positivamente la pressione crescente del ICC e dei governi occidentali sul capo di stato filippino.

HRW ha affermato “di aver trovato sempre esecuzioni illegali da parte della polizia o di agenti di polizia che agiscono tipicamente come squadre della morte” sotto il regime di Duterte.

Il gruppo di recente ha affermato in un rapporto che sono state uccise, nella campagna, in stile extragiudiziale 12 mila persone, affermazione rigettata con forza dal governo che riconosce che ad essere uccisi sono 4000 persone in circostanze dove i sospettati hanno fatto resistenza violenta.

Il governo è restato sprezzante verso tutte le critiche alla campagna.

Dopo aver sospeso alcuni aspetti letali della campagna nel mezzo delle proteste pubbliche lo scorso anno, Duterte ha ripreso le operazioni del Tokhang (bussare una porta dopo l’altra) a dicembre. Da allora 53 spacciatori sono stati uccisi dalla polizia nazionali filippina.

“Il presidente ed io ci siamo incontrati per discutere di questo per due ore la notte scorsa” ha detto il portavoce Harry Roque in una conferenza stampa. “Il presidente saluta l’esame preliminare perché non ne può più di essere accusato di aver commesso crimini contro l’umanità”.

Roque ha anche detto che se l’ICC dovesse persegui un’indagine totale contro Duterte, il capo di stato filippino accetterebbe volentieri di andare dinanzi ad un tribunale internazionale per difendersi e finirla con quello che vede come violenza da parte di istituzioni internazionali di parte.

“Se necessario discuterà personalmente il suo caso e andrà dinanzi alla Corte Penale Intenazionale” ha detto Roque.

Jason Castaneda, Atimes.com

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