Costa occidentale balinese dove arriva il turismo di massa

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Nei primi anni 2000, Pererenan era un tranquillo villaggio della costa occidentale balinese che giaceva al sicuro, almeno così si credeva, a nord della più nota fascia turistica su una stradina di tre chilometri tra le risaie verso una spiaggia dalla sabbia nera e gruppi di surfisti sulle acque limpide.

I surfisti conoscono bene naturalmente le sue barriere e le sue spiagge. Ma oltre ad un piccolo hotel e tanti piccoli ristorantini, la loro presenza non ha poi disturbato molto l’ambiente calmo o le frequenti cerimonie induiste dei balinesi.

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Image by arnoldus on Pixabay

Anche a fine 2017, Pererenan era descritto in una pubblicità locale come “il rifugio perfetto per chi è aperto ad uno stile di vita di campagna tra le verdi risaie lontano dai centri turistici sovraffollati”

Non più. In una tendenza che è cresciuta in modo perverso durante la pandemia del Covid19 quando il turismo internazionale si contrasse, i residenti stranieri si spostarono a nord dall’estremità meridionale dell’isola per sistemarsi attorno a Canggu a 20 chilometri in su lungo la costa.

Attirati dai prezzi più accessibili della terra, piccoli operatori di affari e nomadi digitali si crearono un universo tutto loro. Con sorpresa e con i sentimenti contrastanti dei suoi pochi abitanti storici, Pererenan, all’estremità settentrionale di Canggu, è cresciuta fino a diventare una delle principali strade culinarie dell’isola.

Ristoranti e caffè che servono di tutto, dalla cucina coreana e giapponese alla libanese, alla cucina italiana e spagnola, sono ora gomito a gomito con negozietti d’abbigliamento, panetterie francesi, minimarket e bottiglierie, saloni di fitness e pensioncine.

Stanno completando un hotel da 250 stanze dotato di un garage sotterraneo per superare le restrizioni in altezza, unica norma urbanistica che tutti accettano anche se il resto è ignorato o non esiste. Nessuno sembra saperlo.

Improvvisamente Bali sembra essere uscita dal controllo. Pererenan e le comunità vicine di Berawa, Batu Bolong e Echo Beach sono diventate i simboli di una realtà incontrovertibile a cui le autorità locali e il governo centrale finalmente si svegliano.

La crescita dello sviluppo lungo la costa occidentale di Bali è stata così grande che la rete di strade è stata soffocata e l’edilizia disordinata si mangia le risaie pittoresche e le altre attrazioni naturali che sono la ragione prima dei turisti in questo posto.

Ma anche loro sono diversi da quelli degli anni scorsi. Molti giovani turisti stranieri che vengono a Bali non sono lì a vedere lo scenario o la cultura e neanche il surf.

costa occidentale balinese a Perenanan

“Sono qui per fare party. E’ una cosa edonistica e nient’altro” dice un residente di lungo corso.

Insieme a tutti questo crescono le lamentele per i turisti stranieri che restano oltre il loro visto o violano le regole di ingresso in altro modo. Ai russi si dà gran parte della colpa per il cattivo comportamento, per falsi accordi di compravendita e il commercio illegale di criptovalute.

Qualche giorno fa la polizia di Bali ha arrestato un commerciante di affitto di auto per aver accettato criptovalute, primo caso in Indonesia poiché i russi cercano il modo di aggirare le sanzioni legate alla guerra in Ucraina.

Nei primi quattro mesi sono stati deportati da Bali 101 stranieri di cui 60 russi tra cui una donna quarantenne che aveva posato nuda sui media sociali mentre abbracciava un albero sacro.

Una danese di mezza età, tra i 250 stranieri che sono andati in tribunale, rischia dieci anni di carcere secondo la legge della pornografia del 2008 per aver guidato mezza nuda una moto.

Un giornale indonesiano Kompas ha dedicato due prime pagine alle indagini di stranieri che falsificano visti e carte di identità e che fatto attività illecite e si propongono come modelli in violazione degli obblighi di ingresso.

Cosa simile accadde a Pattaya in Thailandia agli inizi degli anni 2000 prima del collasso del rublo che causò una ritirata generale.

La storia si ripete a Phuket dove i visitatori russi sono il doppio di quelli in Bali grazie ai voli diretti da Mosca, a deboli controlli di immigrazione e al fatto che il commercio in criptovalute se non proprio le transazioni sono legali.

Allo stesso tempo il numero di visitatori russi a Bali è cominciato a crollare questo anno cadendo dalla seconda posizione di gennaio alla terza a febbraio e all’ottava in marzo.

Le autorità di Bali hanno creato un gruppo speciale per migliorare il “governo del turismo” e dicono ai residenti che le denunce di cattive condotte devono essere riportate al gruppo e non messe sui media sociali. Si parla anche di una tassa turistica sebbene sia poco chiaro come sarà imposta.

Ai turisti sarà dato un avviso scritto su ciò che è permesso e ciò che è vietato per educarli al buon comportamento in un ambiente dove la tradizione e la cultura induista continua a vivere nonostante la pesante influenza straniera.

Eppure la ripresa post pandemia è stata un toccasana per un isola che dipende al 60% del suo PIL dal turismo. Lo scorso anno ci sono stati 2,1 milioni di visitatori internazionali contro appena 51 del 2021, sebbene i cinesi sono più lenti nel tornare.

Nei primi quattro mesi del 2023 il numero era superiore ad 1,3 milioni che fanno sperare di superare i 4.5 milioni previsti per l’anno, anche se meno dei 6,3 milioni di arrivi del 2019, prima che il Covid bloccò il turismo.

Dato il numero crescente di turisti di lungo corso che si sistemano a Bali e lo spostamento dei turisti a nord che pone le infrastrutture locali sotto stress, il governatore di Bali Wayan Koster ha proposto di porre un limite al numero di turisti a cui chiede di registrare un anno prima il proprio viaggio.

Koster sostiene che se non si affronta il sovraffollamento “attrarremo solo il turismo economico di chi mangia solo del riso con condimento in foglie di banano, Nasi Bungkus, affitta moto, viola le regole del traffico e ruba dagli ATM.”

“Non accetteremo più il turismo di massa” ha continuato con una dichiarazione che ha messo allarme all’Associazione degli Hotel e Ristoranti che invita alla cautela contro iniziative precipitose del governo locale.

Il governatore, che ha attirato critiche per la sua posizione contro la partecipazione di Israele al campionato mondiale Under 20 della FIFA, ha cercato anche di vietare l’affitto di moto ai turisti, idea che è stata però abbandonata subito.

Ci sono circa 4 milioni di moto sull’isola oltre ai 2,9 milioni di auto. La polizia di Bali dice che 1200 delle 1500 morti sulla strada sono dovute ai motociclisti e l’alcol corre libero sulla strada.

Ogni piano per alleggerire la pressione incoraggiando lo sviluppo della costa settentrionale dell’isola finì con la decisione, incoraggiata dalla ex presidente Megawati Sukarnoputri, di cancellare la costruzione di un secondo aeroporto internazionale.

Invece il governo di Giacarta ha deliberato una linea ferroviaria leggera di 10 chilometri tra l’aeroporto di Ngurah Rai e Kuta e Seminyak, un progetto discusso a lungo che all’inizio voleva arrivare fino al tempio sul mare di Tanah Lot.

L’idea non si realizzerà ora per i prezzi dei suoli che schizzano in alto, come anche l’estensione della Sunset Road di Kuta che negli anni 90 fu pensata di estendersi per 135 chilometri lungo la costa occidentale balinese fino al porto di Gilimanuk.

Sono iniziati i lavori sulla autostrada da 100 chilometri da Gilimanuk a Mengwi direttamente ad est di Pererenan. Ma mentre taglia i tempi di viaggio sulla rotta interna, non farà nulla per favorire il traffico attorno alla sovraffollata Canggu.

L’incessante congestione sulle stradine di villaggi poco adatte al turismo di massa e i pochissimi parcheggi disponibili, sembrano impedire ogni soluzione razionale.

E’ chiaro per il governo locale che deve fare qualcosa per fermare la rapida conversione di suolo di circa 200 ettari l’anno di risaie destinate ad attività turistica insieme ad aree verdi designate.

A giudicare dalle imprese che falliscono è chiaro che non esiste una ricerca di mercato. L’edilizia però corre incessantemente ed ora si impossessa di Pantai Lima e Seseh, due piccole enclavi costiere a settentrione di Pererenan.

Alcuni investitori sono preoccupati davvero di ciò che accade sull’isola. I proprietari di un grande ristorante pensano di comprare un pezzo di proprietà sulla spiaggia per non vedersi un altro grande club di feste.

La stessa previsione la fece dieci anni fa un avvocato di Giacarta quando costruì la sua grande villa familiare su un suolo ottenuto a buon mercato vicino la cittadina di Ubud. Comprò anche le risaie di fianco e disse ai contadini di continuare come se nulla fosse accaduto.

Ora è felice di averlo fatto.

John MCBETH, Asiatimes.com

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