I costi ambientali e sociali del potere soffice cinese in Cambogia

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Nel giungere a Phmom Penh nel mezzo della repressione politica dei dissidenti, il premier cinese Li Keqiang non s’è fatto problemi nel firmare 19 grandi accordi di sviluppo col PM cambogiano Hun Sen, chiarendo che l’aiuto cinese al regno non cambierà per le preoccupazioni sui diritti umani.

Infatti mentre le relazioni della Cambogia con le democrazie occidentali si sono deteriorate lo scorso anno per il brusco passo indietro sulla democrazia della Cambogia, Hun Sen si è vantato del fatto che la Cina subentrerà in ogni finanziamento mancante. E finora ha accresciuto il sostegno per le prossime elezioni e per il Centro di Azione sulle Mine dopo che gli USA ed altri paesi hanno tolto i loro finanziamenti.

Ma mentre quell’aiuto, e gli accordi firmati durante il summit del Mekong Lancang sostenuto dalla Cina, forse non vengono con richieste di rispetto di diritti umani, gli analisti e le esperienze passate suggeriscono che l’infusione di aiuti ed investimenti hanno il loro costo, pagato dalle comunità marginali e dall’ambiente anche mentre i rappresentanti del governo e le imprese cinesi si riempiono le tasche.

“Non ho mai visto una nazione avere un così immenso impatto come la Cina oggi” scrisse Bill Laurence ecologo australiano in un suo scritto del marzo 2017, The Dark Legacy of China’s Drive for Global Resources,.

Il suo gruppo di ricerca è attivo in 20 paesi in Asia, America Latina e Africa, dove gli investitori cinesi stanno causando danni devastanti all’ambiente.

“Mi fa tanta paura quello di cui sono stato testimone” ha scritto al PhnomPenhpost.

Laurance riconosce il bisogno dei paesi in via di sviluppo di miglioramenti infrastrutturali e che gli investimenti offrono dei benefici, ma secondo lui l’investimento cinese di rado migliora lo sviluppo sostenibile o la sostenibilità ambientale. Piuttosto che portare opportunità e ricchezza alla gente del posto, lo sviluppo cinese tende a mantenere lo sviluppo nella comunità cinese.

“Gli uomini di affari cinesi tendono ad essere molto legati allo spirito di gruppo, vivendo e lavorando insieme e preferendo moltissimo impiegare propri concittadini prima di chiamare gente del posto.”

“Nella mia esperienza molti uomini di affari cinesi sono molto aggressivi nel corrompere pubblici ufficiali per poter acquisire accesso alla terra, minerali, legname pregiato, petrolio e gas ed altre risorse, spesso a spese della gente del posto.” scrive Laurance che aggiunte come la Cina non sia unica nel suo sfruttamento ambientale anche se si è spinta molto più oltre.

“Nessun’altra nazione ha mai cambiato il pianeta così in fretta e in così vasta scala e con una determinazione unica”

I capi di stato della regione si sono riuniti a Phnom Penh questa settimana per sostenere un piano quinquennale per guidare lo sviluppo lungo il Mekong attraverso il meccanismo del MLC, anche se non si conoscono i dettagli di questo piano.

Nella Dichiarazione di Phnom Penh si promette stabilità, sviluppo e non interferenza, ma l’idea di una Cina che gestisce il Mekong fa a pugni con la sua reputazione di imprenditore i cui progetti minacciano il suo ecosistema e la fonte di vita di milioni di persone.

Gli osservatori temono che la relativamente nuovo MLC darà alla Cina accesso libero allo sviluppo di dighe lungo il fiume, qualcosa di cui il più antico corpo intergovernativo del fiume Mekong, la Commissione del fiume Mekong MRC, è sempre stata diffidente.

Una porzione significativa degli investimenti cinesi in Cambogia è già andata verso la costruzione di dighe idroelettriche.

Tra il 2006 e il 2008, La diga Kamchay Dam della provincia di Kampot fu il più grande progetto di investimento a cui andò la metà dei promessi 600 milioni di dollari dal premier cinese Wen Jiabao, secondo un rapporto di una ONG, Il progetto era guidato da Sinohydro, compagnia di stato cinese.

“I gruppi della società civile hanno avvisato che gi sviluppo idroelettrici della Cambogia potrebbero cacciare dalle loro terre migliaia di persone danneggiando seriamente l’ambiente” scrive la ONG.

Queste preoccupazioni si sono manifestate con la diga Lower Sesan II a Stung Treng inaugurata a settembre da Hun Sen.

La diga, costruita dalla cinese HydroLancang, ha cacciato dalle terre migliaia di cittadini delle comunità e eliminando uno stile di vita legato intrinsecamente alle loro terre ancestrali. Ha anche sollevato grandi preoccupazioni sul danno irreparabile all’industria della pesca a Tonle Sap che nutre milioni di persone.

La Cambogia non è affatto l’unica: lo sfruttamento cinese di anni delle risorse in Africa ha attratto l’attenzione internazionale.

David Shinn della George Washington University scrive che la Cina si è avvantaggiata di standard ambientali laschi in tutto il continente che, come in Cambogia, Sono di molto inferiori a lle norme accettate internazionalmente.

Nel suo scritto The Environmental Impact of China’s Investment in Africa, Shinn ha notato che in Sudan e SudMeridionale lo sviluppo prodotto dalla China National Petroleum Corporation ha causato una diffusa devastazione.

“L’indagine sismica ha creato centinaia di chilometri di percorsi di bulldozer distruggendo terra agricola e aumentando la deforestazione. La costruzione di strade ha cambiato il flusso dell’acqua danneggiando sistemi di irrigazione e costringendo all’evacuazione molte comunità… I rappresentanti del governo sudanese erano più interessati nell’industria petrolifera che nell’applicare le leggi ambientali” scrive Shinn che fa anche notare come la Cina è il più grande importatore del legname pregiato del Mozambico per lo più illegalmente.

Alejandro Gonzalez-Davidson, ambientalista spagnolo che fu cacciato dalla Cambogia nel 2015 per ordine di Hun Sen, ha accusato il governo di essersi “prostituito” con le grandi Compagnie cinesi.

“E’ del tutto chiaro che diano la priorità totale al cosiddetto aiuto dalla Cina. Sono grande quantità di denaro, gran parte dei quali va verso grandi progetti come le dighe idroelettriche, concessioni economiche di terra e miniere” scrive Gonzalez-Davidson in un messaggio spiegando che queste “compagnie oscure ed irresponsabili” sono capaci di gestire il sistema giudiziario, la polizia e persino le forze armate per reprimere proteste e risolvere le complicazioni legali.

Questo si è manifestato nella provincia di Koh Kong in un progetto della Union Development Group (UDG) che per l’ambientalista spagnolo è un altro esempio di sviluppo cinese travestito da investimento.

La ditta di proprietà cinese ricevette un leasing per 99 anni su 45 mila ettari di terra, una chiara violazione dei regolamenti che limitano le concessioni a 10 mila ettari. La UDG fece grandi piani per costruire grande resort sul mare con relativo aeroporto internazionale, parcipitato nei confini del parco Botum Sakor National Park, con la spesa da quasi 4 miliardi di dollari, ma cacciando migliaia di persone nei due distretti.

UDG è stata accusata di diboscamento illegale dell’area e di non aver pagato i risarcimenti promessi ai cittadini cacciati dalle terre. Ad un certo punto è entrato in gioco L’alto Commissariato dper i diritti umani dell’ONU che ha invitato l’impresa a porre fine alle pratiche di usare i militari cambogiani nelle dispute con gli abitanti per i risarcimenti offerti. La disputa è ancora irrisolta.

Ma come ha detto Gonzalez-Davidson, molte imprese cambogiane che sono state prese per assistere il progetto cinese sono di proprietà di persone del governo cambogiano. La Pheapimex, di proprietà del senatore del partito di maggioranza Lao Meng Khin ha il monopolio della distribuzione di elettricità dalle dighe idroelettriche.

Brian Eyler, esperto delle relazioni economiche cinesi con il sudestasiatico del Stimson Institute, ha detto che l’aiuto cinese causa danni a breve e lungo termine.

“Il prezzo a breve pagato dai paesi nel Mekong e dappertutto è una sottoutilizzazione del lavoro e delle risorse nazionali” scrive e fa notare che la Cina si è impegnata con 50 mila propri lavoratori a costruire una ferrovia ad alta velocità in Laos piuttosto che usare lavoratori laotiani.

Eyler ha aggiunto che la visione miope cinese quando si tratta di ambiente “spesso comporta grandi costi specialmente all’estero dove i Cinesi nn comprendono la cultura locale, le norme sociali ed il sistema ecologico”.

Eyler h anche indicato come esempio la Lower Sesan II spiegando che i cosiddetti passaggi di pesce per la migrazione a monte dei pesci saranno inefficaci.

“Persino se questi passaggi portassero una porzione del pesce oltre lo sbarramento della diga, le uova depositate a monte non saranno costrette a scendere fino al Tonle Sap per la maturazione poiché le uova cadranno nella riserva della diga scomparendo. E’ un processo che si è mostrato nei millenni e ha creato la più rande industria della pesca di acque dolci.” scrive Eyler.

“Questa mancanza di comprensione di come funziona il Mekong porterà dei costi ambientali e sociali enormi a causa della riduzione della pesca in Cambogia.”

Marcus Hardtke, ambientalista in Cambogia, dice che le imprese cinesi sono interessati in “megaprogetti, tanto più grandi tanto meglio” perché portano maggiori profitti a loro ed ai rappresentanti cambogiani.

“Tanti burocrati dei differenti ministeri profittano dal processo. Il denaro è nel firmare questi contratti esosi di costruzione; la logica e la sostenibilità dei progetti proposti non sono di solito la priorità quando si approvano questi accordi” dice ed aggiunge che gli investitori cinesi e vietnamiti non sono contrari “a settori corrotti o criminali come il commercio del legname e gli accordi dei suoli”.

Hardtke indica la costruzione della diga nelle Montagne del Cardamomo come un esempio di sviluppo insostenibile.

“Impatto ambientale massiccio, diboscamento illegale in vasta scala, costruzione in aree protette di strade sovradimensionate, inquinamento, assenza di controllo di governo.”

Hardtke ha aggiunto che una mancanza di standard ambientali o forti istituzioni dello stato impediscono qualunque miglioramento o applicazione dei regolamenti, e permettono alla Cina di sfruttare liberamente le risorse della Cambogia.

Il portavoce del ministero dell’ambiente Sao Sopheap però ha negato che l’aiuto cinese fosse particolarmente pericoloso, ed ha affermato che i regolamenti ambientali sono forti.

“Non discrimino contro l’investimento cinese” ha detto Sopheap. “Tutti gli investimenti e lo sviluppo devono aderire ai regolamenti del paese”.

Andrew Nachemson PhnomPenhPost.com

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