COVID-19 a Sabah: una terza ondata o negligenza politica?

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La Malesia si ritrova a dover affrontare una nuova crescita di casi Coronavirus, con moltissimi casi di COVID-19 a Sabah.

E’ stata annunciata una nuova serrata attorno alla capitale Kuala Lumpur e nello stato del Borneo, dopo essere riuscita a contenere a marzo la pandemia.

Saranno chiuse le scuole ed i luoghi di culto e la gente potrà solo fare compere essenziali con le attività sportive e di ricreazione vietate, mentre continueranno ad operare le aziende. Una fermata totale nuova non permetterebbe la sopravvivenza dell’economia malese.

Negli ultimi giorni si è assistito ad un picco di svariate centinaia di infezioni e la morte di un bambino di un altro, mentre vari ministri, tra cui lo stesso premier Muyiddin che ha ammesso che le elezioni a Sabah hanno portato a quel picco nello stato, si trovano in quarantena dopo aver avuto un incontro con ministro positivo al virus.

Si parla di controllo del movimentazioni esaltato per alcune aree ad alto numero di casi, come ha detto il premier che si trova in isolamento domiciliare, attorno a vari carceri a livello nazionale e allo stato di Sabah.

Sebbene non siano stati citati quali luoghi saranno messi sotto serrata, si parla di vari distretti di Klang nel Selangor, Sandakan, Papar, Tuaran Kunak, Lahad Datu, Tawau, Semporna Kota Kinabalu, Pututan e Penampang nello stato di Sabah.

I nuovi casi portano la cifra totale a 13504 infezioni dall’inizio della pandemia, mentre la morte di quattro persone tra cui un bambino di un anno porta i morti a 141.

Dice Shahrizal Azwan Samsudin medico e segretario di una ONG malese Malaysian Relief Agency che si tratta di una terza ondata più che il fallimento delle misure:

“Seconda cosa è la diffusione del COVID-19 da Sabah alla penisola malese. Credo che si debba ancora avere il picco che di solito si ha dopo 2 o 3 settimane.”

Shahrizal Azwan Samsudin ha ammesso che sebbene la Commissione Elettorale avesse fissato delle Procedure Operative Standard, POS, per il contenimento del virus, queste procedure non sono state seguite molto, come il distanziamento tra le persone anche se con mascherina.

Il dipartimento delle prigioni ha detto che insieme allo scoppio dell’epidemia nelle strutture di Sabah e Kedah si sono avuti casi di Coronavirus anche nelle strutture a Penang, Selangor e Perak.

“Al momento il numero di casi attivi tra detenuti e personale è di 1126 casi, 453 in più dai 673 casi di ieri” ha detto il dipartimento che prevede una serie di misure drastiche come il rilascio di detenuti con condanne brevi e l’invio di detenuti per droga nei campi del servizio nazionale.

Chi è stato condannato a meno di un anno di carcere con meno di tre mesi di carcere da scontare sarà rilasciato sempre se è negativo al Coronavirus. Si parla di 11000 detenuti da esaminare.

Sulla situazione del COVID-19 a Sabah c’è un articolo interessante di Bridget Welsh la quale denuncia lo stato cattivo della terapia intensiva e dei posti letto negli ospedali di Sabah che all’inizio di quest’anno hanno visto anche un’epidemia di poliomielite.

“Finora lo stato ha avuto 3565 casi di COVID-19 di cui 2000 sono ancora attivi. Ieri è stato identificato un nuovo focolaio a Kota Belud con 277 nuovi casi che si aggiunge a quelli già attivi.

E’ probabile che il numero crescerà nelle prossime settimane per l’esposizione di molti cittadini di Sabah al virus. Sono le cifre più alte in Malesia e fanno paura.”

COVID-19 a Sabah, prevalenza di casi non collegati

Una causa di preoccupazione è che la grande maggioranza di casi si trovano in aree di maggior concentrazione di poveri, mentre un’altra è la diffusione nelle aree rurali dove non ci sono strutture dove si possa fare un’analisi, cosa che impedisce pure di valutare l’estensione dell’epidemia.

Oltre al numero dei casi e alla loro diffusione, ci sono altri indicatori della crescente intensità del COVID-19 a Sabah.

La maggioranza di casi di COVID-19 a Sabah non sono correlati tra loro e sarebbero secondo il Dott Amar Singh il 91% dei casi totali.

“Questo indica che il virus è nella comunità e si diffonde in modo non tracciabile nella comunità.” scrive BW.

“Fino al 28 settembre Sabah ha anche il maggior numero di morti. Negli ultimi dieci giorni sono morte 19 persone. La mortalità finora resta sotto il 7% globale ma ben superiore al 1% della Malesia, ma questo si basa sull’accesso alla sanità e a strutture che funzionano interamente.

Sabah ha avuto da tempo mancanze nell’assistenza sanitaria e si trova di fronte ad una mancanza seria di personale dopo che due infermiere si sono infettate a Kota Kinabalu. Il ministro della sanità ha mandato altre 500 unità di personale, ma restano le mancanze ed le deficienze sulla assistenza, con le unità di emergenza che finiscono nei centri sportivi.”

Sono state identificate molte cause come il comportamento ipocrita di molti politici, la violazione delle Procedure Operative Standard nella campagna elettorale, l’alto numero di migranti, la cattiva gestione delle prigioni e le fortemente distorte risorse sanitarie.

Secondo BW c’è stata una negligenza politica nel come non si sono messe in atto le varie politiche; i capi politici hanno solo dato l’esempio di come non si deve dirigere un paese, generando una rabbia generale nella popolazione.

C’è bisogno di agire in fretta anche perché il rischio di estensione dell’epidemia dal Sabah al Sarawak si tocca con mano, oltre che alla stessa penisola.

Secondo BW, Sabah ed il Borneo malese presentano delle peculiarità che li rendono diversi dal resto della Malesia e che richiedono un approccio regionale con una guida collaborativa.

Il modello centrale del tracciamento dei contatti non è qui applicabile perché il carico di lavoro sulle risorse umane è al limite delle forze e perché non tutti i contatti sono rintracciabili in uno stato dove la copertura internet lascia a desiderare su vaste aree geografiche.

“Mentre il tracciamento dei contatti deve essere parte di un repertorio di risposte, affidando maggiori risorse e aiuto dalla Penisola Malese e con volontari della società civile, ci vuole troppo tempo e ci sono molti intoppi. Il numero di casi non correlati è lampante. La diffusione potrebbe raggiungere il punto che il tracciamento non sia lo strumento più utile di prevenzione”

Aumentare il numero dei test per riuscire a mappare il COVID-19 a Sabah con l’uso dei più economici test ad antigene e di altre tecniche che permettano di definire quanto seria sia la diffusione del COVID-19 a Sabah.

Inoltre i risultati di questi test ad antigene possono essere conosciuti nel giro di un’ora senza che siano mandati a centri di analisi lontani per essere analizzati.

“Un maggior numero di test è possibile con altre risorse e migliore logistica. L’annunciato aumento di 15 mila test ad antigene non è adeguato. Il tasso di mortalità nei pochi giorni scorsi dice che l’infezione è molto superiore ai numeri trovati finora.

E’ necessario comprendere meglio i luoghi e le concentrazioni dell’infezione e lo si fa con la consapevolezza che scoprire casi nuovi non è cosa negativa ma positiva perché salva vite umane.”

C’è anche la questione dell’accesso alle analisi che è differente per Sabah dove il modello per cui si va a farsi un tampone non funziona a causa delle strutture sanitarie limitate ed inaccessibili, oltre al fatto che molti non possono pagarsi lo spostamento verso i centri di analisi.

“C’è bisogno di misure che sostengano i costi di spostamento nel recarsi a farsi l’analisi per i poveri che sono un quinto della popolazione”

Scrive BW sul COVID-19 a Sabah:

C’è bisogno di ripensare l’ospedalizzazione. Con le richieste pressanti di essere posti in un numero limitato di ospedali (appena 20) e Terapie intensive, c’è bisogno di ripensare su come gestire chi ha il COVID-19 ma ha solo sintomi lievi o è asintomatico. Non tutti richiedono lo stesso livello di ospedalizzazione e possono ricevere cura nei centri di quarantena.”

Ovviamente cosa fondamentale perché si possano applicare queste misure è una guida politica migliore a livello di stato ed affrontare il vuoto politico dello stato di Sabah.

Il partito che guida lo stato di Sabah è GRS ed il cui primo ministro Hajiji Noor è ricoverato col COVID-19 in ospedale, non ha dato una risposta esemplare.

“Il governo dello stato ha minimizzato l’importanza della sanità togliendo il portafoglio al ministero della sanità, non ha indicato una chiara figura di stato a guidare, né ha nominato una task force che invece è stata fondamentale in altri stati come Selangor e Sarawak, e si è alienato dalle alleanze di cui aveva bisogno per trovare le risorse necessarie per la crisi. Enorme e suicida è stata l’esclusione delle donne nelle varie nomine.

Ancora peggio hanno chiaramente ceduto la responsabilità alle autorità federali che hanno mostrato più volte a Sabah come manchino di sensibilità e comprensione del luogo e come non si impegnino mai a fondo in termini di risorse. I fallimenti della politica federale sono parte del problema in cui si trova Sabah. E’ irragionevole aspettarsi che i capi federali possano uscire fuori dalla loro mentalità ristretta sulle questioni di Sabah senza input da gente del posto.”

Bisogna che si costruisca una task force fatta di professionisti della salute e di capi politici rispettati: il GRS finora è stato più concentrato sulle lotte intestine che sulla crisi in atto.

“Parte del problema sono le cattive pratiche di governo. Ci sono state ripetute negazioni della serietà della questione. C’è l’impressione di compiacenza perché le dichiarazione dei capi di normalità non ispirano fiducia. C’è bisogno di assicurazioni alla gente, ma queste si fanno mostrando interventi e competenza.

Allo stesso tempo ci sono dubbi sulla mancanza di trasparenza su chi si è infettato e come. C’è bisogno di informazioni su come si analizzano gli individui i tassi di infezione e l’ammissione in ospedale. Tutto questo riduce la paura e le speculazioni.

E’ profonda la sfiducia del governo in un ambiente politico polarizzato, rafforzato dalle mancanze da parte dei politici a contribuire alla serietà della situazione. Gli abitanti di Sabah e della Malesia meritano migliori informazioni perché loro rischiano. Si devono migliorare la gestione della comunicazione e la loro condivisione. Sabah deve migliorare la condivisione delle informazioni localmente.

E’ finito il tempo di una risposta ‘normale’ che è stata ripetutamente a svantaggio di Sabah dal momento che le autorità federali non riescono ad apprezzare la realtà sul campo. E’ importante comprendere che quelle incapacità federali attorno al COVID-19 si aggiungono ai risentimenti e divisioni profonde che già esistono.

Una risposta normale potrebbe costare vite umane ed è già costata in modo non necessario. E’ giunto il tempo di cambiare approcci e risposte”

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