CPGroup, la concorrenza in Thailandia e il gruppo TESCO

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E’ un colpo alla fiducia degli investitori la decisione recente dell’agenzia di osservazione della concorrenza della Thailandia, OTCC, di approvare il subentro della Charoen Pokphand Group, CPGroup, nella catena di ipermercati TESCO Lotus del valore di 10,6 miliardi di dollari.

CPGroup prende TESCO
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La decisione fa sorgere domande allarmanti sull’integrità del OTCC, una reincarnazione rinvigorita di un ex-regolatore, e dimostra il potere radicato dell’oligarchia dei grandi affari.

Ignorando le dinamiche dei settori del moderno consumo OTCC rischia di aggravare la concentrazione del settore nelle mani di tre conglomerati, come CPGroup, Central Group e TCC Group, tutti gestiti da famiglie miliardarie thailandesi, e mina la fiducia nell’ambiente complessivo degli affari.

OTCC ha deciso che l’acquisizione della rete della Tesco di quasi 2000 ipermercati e di supermercati minori da parte del CPGroup porterà ad un accresciuto potere di mercato, ma non creerà il monopolio nel settore della vendita al dettaglio.

Precedentemente a questa acquisizione, il CPGroup già operava nella maggioranza dei settori di vendita al dettaglio fondamentali del paese, secondo i rapporti annuali, gestendo quasi 12mila minimarket 7-Eleven sotto la licenza di 7-Eleven INC, sussidiaria americana della giapponese Seven & i Holdings, 134 supermercati Makro Cash & Carry, 610 Supermarket di frutta fresca CP, e varie piattaforme ecommerce.

L’ultima acquisizione accresce la quota di mercato del gruppo nel settore degli ipermercati dal 24% al 63% con il controllo sia sulla catena Makro che Tesco Lotus, secondo un’analisi del gruppo Krungsri Research.

Perché questa decisione è così controversa?

Prima cosa l’interpretazione dell’agenzia del potere di mercato ignora la realtà della vendita al dettaglio moderna, in cui ipermercati, minimarket, supermarket e piattaforme online sono canali che distribuiscono ai consumatori prodotti relativamente simili. Soprassedere all’acquisizione della Tesco perché non comporterebbe il monopolio in un tipo di mercato significa vedere gli alberi ma non la foresta.

Venditori dominanti come CPGroup esercitano il proprio potere sia sui consumatori, usando prezzi e tattiche di marketing per attrarre i compratori, sia sui fornitori che si trovano di fronte alla pressione per ridurre i prezzi.

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Tra le condizioni poste sul potente conglomerato ci sono un divieto di future acquisizioni di tre anni nel settore del commercio moderno, escludendo l’ecommerce, una richiesta per accrescere la ricerca dei prodotti dalle imprese medie e piccole e produttori di comunità e mantenere i contratti con gli attuali fornitori e distributori per due anni, e una proibizione sulla condivisione di segreti commerciali tra le due entità che si fondono.

Mentre queste condizioni rendono chiaramente più accettabile la decisione, alcune potrebbero essere pochissimo pratiche da applicare.

Come può determinare OTCC quale informazione non può essere condivisa tra i rami di Tesco Lotus, 7 Eleven e Makro? Ancora più sconcertante è l’esclusione delle piattaforme ecommerce dal divieto temporale delle acquisizioni che significa che il CPGroup potrà dominare le vendite online come anche la vendita spicciola.

Le decisioni che tralasciano le dinamiche attuali dell’industria al dettaglio rischiano di minare l’efficacia dell’agenzia.

L’agenzia che precedette OTCC mostrò che la debole applicazione delle politiche di competizione, insieme a misure di distorsione del mercato come le richieste operative irragionevoli, rafforzò il dominio dei potenti grandi gruppi e ostacolò la competizione, come è accaduto nel campo della birra, del duty free e delle reti TV via cavo.

Una tale tolleranza per il controllo delle oligarchie si porta conseguenze più vaste.

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L’applicazione poco rigorosa delle regole sulla concorrenza trasforma le dimensioni e l’ambito di azione in vantaggi strategici per i conglomerati locali, talvolta a discapito delle capacità dei concorrenti più piccoli. Mentre la grandezza di certo importa, il dominio a casa non si traduce in successo all’estero.

Inoltre il controllo oligarchico dell’economia inibirà la crescita delle imprese più piccole ma più innovative.

Non sorprende che le imprese thai sono assenti dai settori in cui conta più l’innovazione che la grandezza.

Per esempio non ci sono imprese thailandesi tra le maggiori compagnie del valore di 1 miliardo di dollari tra le prime dieci del Sudestasiatico nella lista di Techsauce, un gruppo di media di affari e tecnologia thailandese che ha un ruolo chiave nell’ecosistema delle startup di tecnologia.

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L’Indonesia ne ospita quattro, Singapore tre, Malesia, Filippine e Vietnam una a testa.

Il dominio di un pugno di compagnie di stile oligarchico, guidato dalla CP, ostacola il dinamismo e l’innovazione nelle imprese medio-piccole, restringendo la competitività e la crescita economica del paese di lungo termine.

Il lampante sfarzo di diseguaglianza economica e concentrazione di ricchezza tra pochi conglomerati nazionali non depongono bene per la capacità d’attrarre investimento estero del paese.

Nel 2019 l’Indice di Competitività Globale, il WEF poneva la Thailandia al 85° posto su 141 economie per la gravità del dominio del mercato, mentre il Vietnam era 47°, l’Indonesia 50° e la Malesia nona.

Permettere un dominio così incontrastato del settore industriale scoraggia gli investitori esteri potenziali che possono collaborare colle grandi imprese per ridurre le barriere di entrata, oppure ignorano la Thailandia a causa delle pratiche di commercio ineguali così largamente tollerate.

Mentre la Thailandia ha bisogno di un’agenzia di osservazione della concorrenza come OTCC, l’agenzia ed i suoi principi contano poco se non si può parlare francamente.

Il suo comportamento rischia di minare la fiducia pubblica nazionale ed internazionale sul come l’agenzia gestisce la politica della competizione. Questo getta dei dubbi sull’efficacia dell’agenzia e spreca l’opportunità di affrontare il problema eterno e strutturale della diseguaglianza economica in Thailandia.

È necessario che OTCC aderisca agli obiettivi fondamentali di promuovere e proteggere la competizione in un’ampia varietà di situazioni di mercato. Se non offre parità di condizioni, la Thailandia avrà difficoltà a persuadere gli investitori esteri e gli azionisti a scommettere su un paese che va nella direzione sbagliata.

Senza un cambio di corso OTCC rischia di diventare irrilevante.

Pavida Pananond professoressa Thammasat University, NAR