Cultura dell’impunità nel profondo meridione thailandese

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Bisogna dare il plauso alle autorità della sicurezza nell’inquieto meridione thailandese per la loro veloce gestione degli omicidi extragiudiziali di quattro giovani uomini musulmani del distretto Thung Yang Gaeng di Pattani.

Ma ci vorrà molto di più di una veloce indagine, di una scusa pubblica e di un risarcimento pecuniario da parte delle forze di sicurezza per ristabilire la fiducia della popolazione di etnia malay.

Ora che è stata stabilita la verità che si celava dietro gli omicidi di Thung Yang Daeng, la gente del posto guarda molto da vicino per vedere se sarà fatta giustizia.

Il 25 marzo scorso, quattro uomini furono abbattuti da un gruppo di forze paramilitari in una incursione contro dei sospetti militanti. E’ scoppiata una rivolta del distretto perché si è creduto che le accuse contro i quattro erano infondate.

Dal momento che gli omicidi hanno coinvolto due studenti della prestigiosa università di Fatoni del meridione thailandese, ed il figlio di un capo comunità, le forze di sicurezza non hanno potuto ignorare la petizione, come spesso fanno quando sono uccisi cittadini ordinari.

E’ stata presto insediata una commissione di inchiesta da parte del Comando delle Operazioni di Sicurezza Interna con la promessa di mostrare dei risultati nel giro di una settimana.

Comprensibilmente c’era tantissimo scetticismo perché una delle ragioni principali per la violenza protratta nel profondo meridione è l’abuso di potere da parte dello stato e la cultura prevalente della impunità dentro le forze di sicurezza.

Si capiscono allora le forti emozioni suscitate quando la commissione di inchiesta ha annunciato, ad una conferenza stampa, che le vittime erano innocenti e che l’arma trovata sul loro fianco non apparteneva ai giovani uccisi.

Il comandante della IV regione militare immediatamente ha offerto le scuse pubbliche per gli omicidi e ha chiesto il sostegno della comunità musulmana per perseguire misure non violente per riportare la normalità nella regione. Tanti musulmani hanno pianto. Per la verità riconosciuta sugli omicidi di Thng Yang Daeng e per le verità negate nella maggioranza degli altri omicidi extragiudiziali nell’inquieto meridione.

Molti descrivono l’indagine veloce delle forze di sicurezza e la loro volontà di accettare gli errori e quindi a dare le scuse come un nuovo capitolo nella battaglia del governo contro l’insorgenza nel meridione. Potrebbero aver ragione, se i sette rangers responsabili per gli assassini a Thung Yang Daeng sono accusati e mandati a rispondere in un tribunale.

Per i cittadini del posto le azioni parlano più fortemente delle parole. Hanno visto troppi casi impantanati o buttati via dal sistema di giustizia quando l’attenzione generale è scemata.

Mentre il governo deve assicurare che si faccia giustizia in questi assassinii, non ci si deve fermare lì. Si deve affrontare l’abuso di poter sistematico nelle forze di sicurezza e la profondamente radicata cultura dell’impunità.

Il militante Pornpen Khongkachonkiet ha detto che più di 500 militanti sono stati uccisi dalle forze di sicurezza dal 2004. La Commissione nazionale dei diritti umani ha ricevuto oltre 150 denunce di tortura nel profondo meridione, mentre il Muslim Attorney Centre ne ha ricevuto oltre 300.

Finora non è stato punito un singolo ufficiale della sicurezza, ha detto Pornpen che dirige la Cross Cultural Foundation. Solo alcuni degli omicidi più fortemente pubblicizzati sono stati posti sotto inchiesta da una commissione di inchiesta che hanno portato al risarcimento economico per le famiglie delle vittime. Ma nessun colpevole è stato mai punito dalla legge.

Da qui il profondo risentimento della gente del posto contro le autorità ufficiali e l’irrisolto ciclo delle vendette.

Se il governo non si libera dalla cultura dell’impunità tra le forze dell’ordine, qualunque speranza di porre fine alla violenza di decenni sarà molto flebile.

BANGKOKPOST

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