Dare una voce a quelli che sono stati colpiti dalla violenza

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Il 25 luglio un’autobomba scosse il pacifico paradiso turistico di Betong nella provincia meridionale di Yala, lasciando tre morti e 42 feriti. Per gli ultimi otto anni Betong era stata lasciata relativamente intatta dall’attuale insorgenza nel profondo meridione. Negli ultimi sei mesi, comunque, i separatisti hanno cambiato la propria tattica e dimostrano sempre più di avere l’abilità e la risoluzione mortale per colpire dovunque e contro chiunque.

Dopo il primo giro di colloqui nel febbraio 2013 tra il governo thailandese e il gruppo separatista del BRN che segnò l’inizio della sorpresa dei colloqui di pace, i militanti hanno avuto come obiettivo fondamentalmente obiettivi duri, come personale di polizia e militari. In seguito al collasso a luglio del 2013 dei colloqui, l’insorgenza ha spostato gli obiettivi dalle imboscate alle forze di sicurezza e ai loro veicoli militari, alle autobombe negli spazi pubblici, compreso i mercati, scuole ed ospedali infliggendo un maggior numero di vittime civili.

Sin dallo stallo nei colloqui di pace, 35 donne sono state uccise, delle quali la grande maggioranza delle persone attaccate è costituita da donne buddiste, e da oltre 60 donne sono state ferite principalmente dallo scoppio delle bombe. Negli scorsi dieci anni 62 bambini hanno perso la loro vita e oltre 370 sono stati feriti.

“Non ho più bambini, non ho una ragione per vivere ma quando muoio e sarà cremata, non ci sarà nessuno che raccoglierà le mie ceneri. Scontri violenti accadono ogni giorno … ognuno può essere il prossimo.” diceva una madre che raccontava la sua storia dopo che sua figlia, che lavorava presso la banca locale, era stata sparata ed il corpo bruciato mentre tornava a casa dal lavoro.

Per dare una voce a quelli che sono stati colpiti dalla violenza, le organizzazioni di Bangkok e delle donne meridionali hanno organizzato un forum pubblico “ Rompere le mura del silenzio: smettete di prendervi la vita di donne e bambini” il 22 luglio scorso.

Madri, sorelle e figlie delle comunità buddista e musulmana hanno raccontato le storie strazianti di come hanno perso i figli e le persone amate a causa della violenza. Una giovane donna musulmana, che ricevette ferite brutte che quasi la portavano all’amputazione della gamba, lottava nel raccontare la propria storia di come si svegliò in un ospedale per scoprire che non avrebbe mai potuto rivedere più il figlio di cinque anni, con lei ad un mercato nel momento in cui scoppiò la bomba.

O la storia di una donna buddista disabile che non poteva scappare da un attacco e fu scoperta sulla scena dell’attacco col corpo pieno di proiettili. Queste sono le storie tragiche raccontate dalle famiglie che hanno perso i loro cari in un conflitto violento subnazionale che dura da oltre dieci anni nelle province più meridionali della Thailandia.

Nel forum la maggior parte delle vittime e delle famiglie denunciava il proprio stato di invisibilità e di abbandono da parte della società. Sebbene in molti abbiano potuto aver accesso a qualche schema di risarcimento governativo, ancora tante vittime e sopravvissuti non sono presenti ancora nelle liste ufficiali della polizia che è obbligatorio per ricevere l’assistenza del governo. Nella maggior parte dei casi i familiari delle vittime dicevano che la guarigione più efficace per loro era di ascoltare la verità su chi era responsabile dei crimini commessi.

Il forum si è chiuso con una dichiarazione dei familiari e dei rappresentanti delle organizzazioni delle donne che si sono rivolti direttamente alle parti armate invitandoli a rispettare i principi della legge dei diritti umani e fermare le attività che possono colpire i civili.

Hanno riaffermato che gli spazi pubblici come scuole, mercati, ospedali e luoghi religiosi dovrebbero essere designate come zone sicure, e che tutti i gruppi armati devono evitare di fare attività militari vicino o dentro quelle aree che potrebbero metter a rischio la vita di bambini ed altri civili. Hanno invitato i capi religiosi buddisti e musulmani a riprendere i dialoghi tra le fedi per correggere le proprie rappresentazioni sbagliate dell’interpretazione dei principi religiosi.

La dichiarazione invitava anche i media e gli ufficiali di alto rango a partecipare al forum per poter prendere le misure immediate per assicurare la sicurezza e salvaguardia per i civili, specie donne e bambini, e migliorare la capacità di ripondere alle emergenze e l’assistenza comprensiva a medio e breve termine.

C’era anche una forte richiesta affinché si stabilisca un meccanismo di accertamento della verità per aiutare ad accelerare il risarcimento ed il processo giudiziario.

La scorsa settimana la giunta del NCPO ha annunciato il suo impegno nel prosieguo dei colloqui di pace con l’obiettivo di porre fine in modo permanente al conflitto meridionale, anche se l’approccio potrà essere differente da quello del precedente governo. Mentre si è ancora al lavoro per i negoziati, gli attacchi crescenti sugli obiettivi facili manda un forte segnale del bisogno di colloqui che portino a conclusione questo lungo conflitto.

RUENGRAWEE PICHAIKUL, ASIA FOUNDATION

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