Degli antichi rituali camerateschi mettono in luce la profonda divisione sociale

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Le prime settimane del nuovo anno accademico portano in luce la tradizione eufemisticamente chiamata di rituali camerateschi di benvenuto, rub nong. Sono dei rituali camerateschi con un formato ben conosciuto che gioca sulla semplicità degli studenti del primo anno e che sono un’ammissione di gruppo totalmente disumanizzante nella vita universitaria.

Anno dopo anno, i rub nong e le pratiche varie di nonnismo lasciano le loro vittime involontarie ferite psicologicamente e talvolta fisicamente. Hanno comportato ferite serie ed ancora continuano sotto il naso delle autorità universitarie.

Nonostante questo molti studenti universitari, passati e nuovi, considerano tale rituali con un affetto sorprendente come parte di una tradizione culturale thai di legame sociale dove ognuno diventa “fratello” o “sorella”.

Un solito argomento è che gli studenti più anziani e mondani possono aiutare a sostenere i loro più giovani e inesperti amici che in via di principio sembra un’affermazione ragionevole.

Ma da varie generazioni di studenti questi rituali camerateschi di benvenuto sono stati usati come rafforzamento calcolato di una rigida gerarchia sociale nel campus che loro devono sopportare.

Una realtà di obbedienza e subordinazione supera l’ideale di amicizia ed uguaglianza, e le pratiche adottate dagli studenti anziani che applicano questi rituali sono ben oleati e messi in azione senza alcuna pietà. Negli ultimi anni minacce velate e psicologia di gruppo forzata sono state la tendenza, sebbene la violenza diretta abbia ancora luogo in qualche occasione.

Questa violenza aiuta ad accrescere una pressione insostenibile per essere conformi alle norme di questo regime minaccioso.

La paura su chi possa essere il prossimo preso di mira per aver dato dispiacere a chi gestisce questo piccolo giro mafioso significa per lo più che gli studenti mantengono la tessa bassa. E così questo fanatico sforzo di comandare la vita degli studenti prevale intatta, aiutata dall’indifferenza (o ambivalenza) dell’università e delle autorità di governo.

Molti spesso giustificano la pratica affermando che le pratiche cameratesche del rub nong preparano gli studenti per il duro mondo che li attende dopo la laurea. In realtà è un tentativo di di razionalizzare il loro proprio approccio scanzonato autoritario alla vita.

Forse, forse, le legioni di studenti universitari anziani che già hanno vissuto, questa settimana o 20 anni fa, condividono un qualche senso segreto di vergogna per la loro parte nel processo di disumanizzazione dei loro innocenti amici, anche mentre pubblicamente sembrano non provare vergogna e duri nella difesa del rituale. Ma che lo siano o meno, il rituale di rub nong e il clima culturale che lo aiuta a generarsi resta come una vergogna della Thailandia indipendentemente da quanto continuiamo a evitare la questione.

“La vita nel campus non è ciò che ci mi attendevo. Pensavo di avere libertà, ma non credo che ne ho proprio di libertà. Il nonnismo è estremamente incorporato qui ed è segretamente sostenuto dalla direzione dell’università che credono in questa specie di sistema autoritario. Non credo di avere speranza di una migliore vita da studente qui, perché i miedi diritti non sono nulla per l’università”.

Sono le parole di uno studente che vive nell’università del nord che parla in condizione di anonimato.

E’ chiaro che le preoccupazioni sui rituali camerateschi di Bub Nong e del benessere degli studenti non sono una priorità per le autorità nonostante le recenti belle parole del ministro dell’istruzione e delle autorità universitarie.

Benché i diritti umani vengato citati all’inizio dell’anno accademico è ancora uno a forzo dovuto. Chi fa questi rituali del Rub Nong può fregarsene dei luoghi comuni ufficiali, en sapendo che azioni serie sono state prese di rado.

Per hi di noi aveva qualche bella speranza per lo sviluppo della Thailandia, è deludente vedere che certi rituali che violano le norme fondamentali dei diritti universali ancora mantengono una sembianza di legittimità.

Ancora peggio, Rub Nong, insieme con altre proposizioni autoritarie ugualmente assurde continuamente messe in giro dalle teste parlanti, da imitatori di strada e ogni applicatore di politica autoritaria, eccitano quei thai che considerano queste cose qualcosa per cui lottare.

Naturalmente tutto questo accade in un momento in cui la Thailandia si trova sotto l’occhio semre più severo da parte della comunità internazionale per il suo allontanamento della democrazia.

E la già cattiva posizione internazionale del paese viene ora ulteriormente minata da un’attenzione sulla questione più vasta dei diritti umani. In questo contesto è un cattivo segnale che la prevalenza del rituale del Rub Nong mostri un desiderio forte generazionale a ripudiare le basi dei diritti umani e della democrazia. E questo, mentre la Thailandia è nel mezzo di una dinamica prolungata e preoccupante di disintegrazione sociale. Un tale autoritarismo radicato porta male per le nostre prospettive future e la nostra reputazione all’estero.
Persino se si instaura una parvenza di democrazia, la prevalenza attuale di rituali universitari divisivi e fatali che aiutino a radicare il sistema patronale thai informerà la futura tanto vantata ed idealizzata democrazia in stile thai.

Le generazioni future troveranno poco sollievo dal denunciare le autorità di oggi. Perché quelle generazioni saranno allora sicuramente costrette a ricercare la parte da loro avuta nella difesa del regime autoritario.

Senza uno sforzo più determinato a fare domande sulla mentalità prevalente thai, negli aspetti più di danno, che già penetrano le menti du un’altra generazione ancora, perché ci si deve attendere un cambiamento per il meglio da parte di chi si dichiara serio sul processo attuale di riforma?

TITIPOL PHAKDEEWANICH, Ubon Ratchathani University, Thenationmultimedia

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