Denuncia per diffamazione per chi denuncia la tortura

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L’esercito thailandese ha lanciato contro tre militanti dei diritti umani thailandesi la denuncia per diffamazione e violazione della legge del crimine informatico per il loro rapporto sull’uso della tortura nel profondo meridione thailandese.

I militanti sono Pornpen Khongkachonkiet di Cross Cultural Foundation, Anchana Heemmina di Duay Jai Group e Somchai Homlaor di Law Reform Commission of Thailand. nel loro rapporto di febbraio, finanziato dal Fondo Volontario dell’ONU per le Vittime della Tortura, avevano documentato 54 casi di tortura e cattivo trattamento da parte dei soldati nel meridione thailandese nel biennio 2014 – 2015.

La denuncia è stata fatta il giorno 17 maggio presso una stazione di polizia di Yala da dal Comando delle Operazioni di Sicurezza Interna, ISOC, della IV regione.

L’ISOC della IV regione ha deciso di denunciare i tre militanti dei diritti umani per “difendere l’onore della nazione”.

Secondo l’esercito i tre avrebbero diffamato e diffuso false informazioni sulla tortura, mediante un sistema computerizzato, che mirano a screditare l’ISOC ed il paese dal momento che “il rapporto è stato inviato a varie organizzazioni internazionali prima di essere ufficialmente pubblicato, considerato che il rapporto fu pubblicato proprio prima la Revisione Periodica Universale di Ginevra”.

Di qui la solita ovvia domanda posta dal generale Pramote della IV regione:

“Sono dei thailandesi? Lo fanno sempre, screditare le nostre organizzazioni e la Thailandia, quindi dobbiamo rispondere. A mio parere non esistono problemi con la denuncia di diffamazione per chi distrugge il paese”.

Secondo Pramote l’ISOC ha indagato sui 54 casi scoprendo che non hanno basi di esistere anche perché l’ISOC segue strettamente il processo legale. Poi dal momento che non ci sono nomi, saranno sicuramente falsificati.

Ovviamente all’ISOC e ai generali thai, non passa neanche per la mente che la prima cosa da fare è di fare indagini serie ad accertare quanto avvenuto e a ritirare, in primo luogo, le denunce.

Anchana Hemmina, una degli accusati, ha rigettato del tutto questa prospettiva. La legge marziale, in vigore nel profondo meridione ormai da decenni, permette l’arresto e la detenzione senza un mandato del tribunale, per cui la segretezza dei nomi è fondamentale per la sicurezza di chi ha dato le proprie testimonianze. D’altronde i militari stessi non possono essi stessi condurre le indagini.

“Quello che abbiamo documentato sono fatti. Di recente di recente un cittadino è stato picchiato fino a morire. I militari non possono affermare che la tortura non esiste.” ha detto Heemmina. Altre organizzazioni come Amnesty International e Human Rights Watch hanno denunciato le stesse cose denunciate da noi. Sebbene questo possa minare la reputazione delle autorità, risolvere queste questioni sarà di beneficio al processo di pace nel profondo meridione”

Heemmina ricorda che è proprio la mentalità delle autorità a rendere possibile la tortura perché in primo luogo si considerano i guardiani della sicurezza nazionale. Poi dicono di proteggere persone innocenti. Ed ancora perché si fidano dei rapporti della loro intelligence e quindi tutti i sospettati sono coinvolti senza dubbio nel movimento separatista.

“Quando la pensano così, credono che sia giustificata la violenza” ha detto Heemminaa.

Secondo il rapporto, dal golpe del 22 maggio 2014 ci sono stati almeno 18 casi di presunta tortura. Nel 2015 soltanto ci furono 15 casi riportati, con un salto enorme rispetto agli anni precedenti.

Tutti i casi riguardano residenti Malay musulmani sottoposti a tortura sia fisica che psicologica durante gli interrogatori per costringerli a confessare crimini legati all’insorgenza.

denuncia per diffamazione

I tre gruppi che hanno steso il rapporto hanno fatto un comunicato in cui dicono “siamo profondamente preoccupati dell’azione legale intrapresa dall’Esercito Reale Thailandese. Siamo scossi nell’apprendere che le autorità hanno già interrogato sei testimoni. Questa azione è stata fatta nonostante gli sforzi migliori nostri affinché le autorità prendessero atto delle prove di tortura e cattivi trattamenti presentati nel rapporto. .. L’azione dell’esercito non è ragionevole, è arbitraria ed un tentativo pesante di mettere a tacere tutte le denunce di tortura contro le autorità”.

Su questo caso anche la Asian Human Rights Commission, AHRC, ha preso posizione ricordando fra l’altro che prima della pubblicazione del rapporto lo stesso era stato inviato al direttore dell’ISOC generale Wiwat Pathompak che oltre a considerare inattendibile il rapporto ha anche calunniato le organizzazioni per le loro intenzioni nascoste.

Oltre a ricordare le minacce dei militari ai tre editori del rapporto, la AHRC ricorda come il portavoce dell’ISOC stesso abbia accusato le tre organizzazioni di aver fabbricato il rapporto per poter ricavare finanziamenti all’estero, minacciando anche la denuncia per diffamazione.

Ora questa minaccia si è avverata e con essa giungono anche le visite dei militari presso le case dei tre militanti le cui organizzazioni hanno promessi di continuare nel loro lavoro di monitoraggio e documentazione.

Somchai Homlaor è un avvocato di lungo corso con esperienza nella difesa dei diritti umani in Thailandia. Come presidente di Cross Culturale Foundation è stata una figura chiave nella costruzione di legami all’interno della società thai con la promozione dei diritti umani e con attività educative nel profondo meridione.

La signora Pornpen Khongkachonkiet lavora nello stesso campo dei diritti umani nel campo dei diritti delle donne, delle minoranze indigene e contro le scomparse forzate.

La signora Anchana Heemmina del Duay Jay Group lavora da gennaio 2010 con le vittime di tortura e cattivi trattamenti nel profondo meridione. Dopo la pubblicazione del rapporto la Heemmina fu convocata presso l’ISOC per un incontro durato alcune ore, in cui i militari le chiesero nel futuro di sottoporre a loro i rapporti prima della loro pubblicazione. Ovviamente la Hemmina si rifiutò di aderire alla richiesta.

Anchana Heemmina fu vittima a febbraio di intimidazione da parte dei militari che perquisirono casa sua senza mandato.

I tre rischiano carcere fino a due anni e multe fino a 2000 euro.

Dobbiamo ricordare che, di recente, il governo thailandese discuteva dell’approvazione di una legge per prevenire la tortura per la quale ha ricevuto il plauso dell’ONU, salvo poi denunciare per diffamazione i tre militanti.

Altra cosa da ricordare che la denuncia per diffamazione fu tentata anche contro Alan Morrison e Chutima Sadiasatisan per la loro traduzione di un articolo della Reuters sul traffico di schiavi nel mare delle Andamane. La denuncia poi fu fatta cadere in tribunale, ma l’abitudine alle minacce è la stessa.

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