Denunciato uso di fosforo bianco nella controinsorgenza a Papua

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Bruciature attorno alle ferite, la carne sembra essere stata strappata o scavata, gli indumenti delle vittime disciolti o stracciati.

Almeno sei persone sono morte, mentre migliaia sono fuggite sulle colline.

Ci sono le prime immagini di una grande operazione condotta dai militari indonesiani nelle alture centrali di Papua Occidentale. Altre foto mostrano ordigni dalla punta gialla, raccolti dalla popolazione.

Alcune sembrano essere fosforo bianco, vietato dalla legge internazionale per questo genere di impiego.

Il fosforo bianco è considerato un’arma incendiaria ed un’arma chimica. Penetra nella pelle e nella carne fino a bruciare le ossa. Non lo si può spegnere. Il solo modo di salvare una persona colpita dal fosforo bianco è di immergerla in acqua e provare a rimuovere il fosforo. Molti muoiono dalle bruciature interne. Altri per quello assorbito nel corpo che causa la morte di molti organi,

Una fonte militare conferma che le armi “sembrano essere incendiarie o fosforo bianco”.

La fonte dice che “persino la più piccola particella brucia attraverso l’indumento, fino alle ossa e continua a ribollire. L’ho vista fin troppo da vicino ed è un’arma orribile”

Un soldato indonesiano ha detto che sparavano un tipo di gas sui villaggi. “E’ un esplosivo ma un tipo di gas”

Le foto sono state fatte tra il 4 ed il 15 dicembre. Tre delle vittime provengono da Mbua nella regione di Nduga. Si chiamano Mianut Lokbere, Nison Tabuni e Mendus Tabuni. Altri quattro sono stati uccisi nel villaggio di Yigili.

“E’ accaduto il 5 dicembre 2018” ha detto un uomo al The Saturday Paper. “Verso le 11,25 locali. Sono morti per il bombardamento dell’esercito indonesiano dall’elicottero. E’ dovuto all’attacco dall’aria”

Un’immagine mostra un uomo avvolto in bende bianche, dei pezzi di stoffa, per provare ad alleviare il doloro dall’oggetto che brucia nella sua carne. Un’altra foto mostra una donna al fianco di una tomba di qualcuno ucciso nel bombardamento e alcune bombe inesplose raccolte dagli abitanti.

Altre foto mostrano altri cadaveri.

Sarebbero stati attaccati almeno quattro villaggi dall’ariia, dall’artiglieria e dalle truppe. L’esercito indonesiano ha circondato l’area. Chiesa e governi locali non possono entrare per indagare o aiutare chi si ripara nella giungla, alcuni dei quali potrebbero essere feriti.

Un collega guarda una foto e domanda: “E’ un viso?”

Le truppe erano allineate all’aeroporto di Abepura che serve alla capitale di Papua Occidentale Jayapura. C’erano grandi zaini e armi lasciate disperse sul posto. La scena è stata diffusa da una televisione di stato indonesiana. Andavano nella giungla sulle alture di Papua Occidentale chiaramente per recuperare i corpi di 31 indonesiani che costruivano una strada uccisi dagli abitanti dei villaggi.

Era presentato come azione umanitaria. Ma come tutto a Papua, nulla è ciò che sembra. In realtà le truppe armate fino ai denti e con il sostegno dall’aria andavano a dare una lezione agli abitanti Papuani. Andavano per uccidere. Sarebbero stati portati a Wamena con l’aereo, la principale città delle alture centrali. Con gli elicotteri da lì sarebbero stati portati nei villaggi remoti abitati dalla gente Nduga.

Lo scontro iniziò il primo di dicembre, vari giorni prima dell’arrivo delle truppe, quando i Papuani Occidentali celebrano la dichiarazione di indipendenza dagli olandesi nel 1963. Gli indonesiani cominciarono ad occupare Papua Occidentale l’anno seguente e nel 1969 ne annessero il territorio.

Il primo dicembre gli abitanti di Papua Occidentale issarono la loro bandiera, la Stella del Mattino. E’ un evento che genera tensione con gli indonesiani. Quest’anno le truppe indonesiane arrestarono oltr 500 persone che erano alle cerimonie di alza bandiera a Jayapura ed in altri centri della legione, persino a Surabaya dove gli studenti Papuani tenevano una protesta prima del loro arresto

In questa atmosfera la popolazione di Nduga tenne la loro cerimonia di alza bandiera in un villaggio isolato di Nduga delle alture centrali, a cui partecipò un gruppo di lavoratori indonesiani che costruivano la Trans Papua Highway, che vuole unire comunità remote.

Uno dei lavoratori iniziò a fare foto e video della folla. Temendo che potessero essere usate per il loro arresto, gli abitanti inseguirono gli indonesiani fino alle loro baracche. Lì 24 persone furono uccise, altre otto scapparono verso la casa di un politico del posto. Il giorno seguente sette di questi lavoratori furono uccisi.

Questo ha dato origine all’attacco aereo da parte indonesiana. Essendo la presenza militare nell’area piccola, chiesero gli attacchi aerei. Fu allora che arrivarono gli elicotteri con le bombe. Insieme al sospetto uso del fosforo bianco lanciarono una varietà di altri forti esplosivi e bombe a grappolo. I villaggi furono cancellati.

Non sono ammessi giornalisti internazionali a Papua Occidentale, immaginarsi nelle aree remote. Nessuna ONG straniera. Nessun osservatore straniero. Alcune delle persone di Nduga hanno telefoni con telecamera ed hanno mandato al The Saturday Pape immagini dei corpi feriti e colpiti in modo orribile.

Il ministero degli esteri australiani ha riconosciuto la violenza in corso nella regione.

“Il governo australiano è cosciente dei rapporti continui di violenze a Nduga, Papua, compreso rapporti non verificati di presunto uso di “proiettili al fosforo” ha detto un portavoce. “Il governo condanna qualsiasi violenza a Papua che colpiscano civili e autorità. Continueremo a seguire la situazione anche attraverso le nostre missioni diplomatiche in Indonesia”

Nel 2002 ero in un campo della giungla di Mathias Wenda, comandante della divisione armata del Movimento di Papua Libera, vicino al confine tra Papua Occidentale e Papua New Guinea. Mi passò un fascio grande di carta bagnata. Erano scritti con un inchiostro che si disperdeva per l’umidità i nomi di migliaia di Papuani che erano morti cercando di raggiungere il confine dai loro villaggi. Era gente dura, lo si vedeva dai loro corpi muscolosi, ma anche se lottavano per completare quel viaggio sulle catene montane tortuose inseguiti dagli elicotteri indonesiani.

fosforo bianco

Qualcuno si era portata quella lista per le montagne che completava con i nomi degli uomini, delle donne e dei bambini che cadevano per sfinimento, per malattia o per le azioni dei militari indonesiani. Ho ancora quelle carte. Sono il testamento di così tante morti in un conflitto ignorato e negato dai suoi più stretti vicini.

Fino al 1977 la popolazione Nduga viveva in queste valli e colline tagliata fuori dal mondo esterno. Non sapevano che gli olandesi erano stati sostituiti dagli indonesiani. Vivevano nella foresta a curare i loro giardini e i loro maiali.

Nel 1977 gli indonesiani lanciarono un’operazione militare nell’area. Fu per molti il primo contatto col mondo esterno: i soldati indonesiani si lanciavano dagli elicotteri sparando loro con i fucili. Molti si rifugiarono nelle colline circostanti e molti continuarono a correre.

Di fronte agli ultimi attacchi molti Nduga hanno corso di nuovo. Grandi durezze li attendono nelle fredde montagne per la mancanza di cibo e le condizioni estreme. Alcuni forse sono feriti e nessun aiuto riesce a raggiungerli.

Gli indonesiani hanno detto di aver recuperato dei corpi. Un portavoce della polizia Suryadu Diaz ha detto che stavano cercando di localizzare gli altri corpi dei lavoratori ed uno manca ancora all’appello.

“E’ il peggiore attacco lanciato da un gruppo armato criminale di recente tra gli sforzi intensi di sviluppo del governo”

La guida politica dei Papuani Occidentali chiede l’intervento occidentale. La loro gente muore per mano dei militari indonesiani. Le armi che chiaramente si usano sono condannate dalla legge internazionale.

I nostri governi coscienti della campagna di violenza restano fermi. Le sole notizie che provengono da Nduga sono quelle delle foto orribili, la documentazione di un massacro che avviene sulla soglia di ingresso dell’Australia.

John Martinkus Mark Davis, TheSaturdayPaper

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