Di differenti opinioni in un quadro di unità ASEAN 2023

Listen to this article

Con la chiusura della presidenza indonesiana dell’ASEAN 2023, Joko Widodo ha voluto sottolineare il quadro di unità dei paesi pur con differenti opinioni

E’ terminata la presidenza indonesiana ASEAN 2023 con il discorso di chiusura del Presidente Joko Widodo che ha chiesto ai capi di stato dell’ASEAN e ai dignitari cinese, americano e russo ivi presenti di fare un passo indietro dal precipizio dello scontro armato.

Non bisogna rischiare di sostituire in un’epoca di crescenti tensioni la cooperazione e il multilateralismo con il governo della forza, ha detto Jokowi che poi ha consegnato lo scettro della presidenza 2024 al Laos.

Jokowi ha voluto anche ribadire, dopo le tante critiche di analisti, le indecisioni e azioni differenti, che l’ASEAN è unita ed il che non significa che non ci siano differenti opinioni su grandi questioni.

di differenti opinioni in un quadro di unità

Negli incontri di Giacarta c’erano in ballo varie questioni sullo sfondo di due grandi questioni irrisolte: la questione della feroce guerra civile in Myanmar e le recenti maggiori tensioni nel Mare Cinese Meridionale, che si intersecano con la rivalità delle grandi potenze, Cina e USA, che cercano dei consensi nella regione.

Jokowi ha provato a dare voce alla stanchezza dei paesi ASEAN di ritrovarsi nel mezzo di questa contesa tra potenze che minaccia la tanto cercata centralità dell’ASEAN e la sua capacità di essere un centro di interazione e dialogo.

La questione che risente molto della contesa tra grandi potenze è quella della disputa nel Mare Cinese Meridionale, che è da molti anni ormai nell’agenda dell’ASEAN senza trovare una voce comune e una dichiarazione comune. Essa è tornata alla ribalta con nuovi confronti in mare tra la guardia costiera cinese e la sua flottiglia e le imbarcazioni filippine e vietnamite vicino caratteristiche di mare nelle zone economiche esclusive.

Il presidente filippino Marcos ha fatto conoscere il risentimento filippino verso la nuova mappa ufficiale cinese:

“Non cerchiamo il confitto ma è nostro dovere di cittadini e capi di sollevarsi sempre di fronte a sfide sulla nostra sovranità, ai nostri diritti sovrani e alla giurisdizione marittima nel Mare Cinese Meridionale. Nessun paese si aspetta qualcosa di meno né farebbe qualcosa di meno”

“Le Filippine, nell’invitare le parti al trattenersi su attività che possono complicare le dispute in mare, rigettano con forza le narrazioni fuorvianti che inquadrano le dispute in mare solo alla lente della competizione strategica tra due nazioni potenti” ha detto Marcos, in una risposta alla Cina, che ha ribadito di continuare a sostenere il primato della legge dell’ONU UNCLOS come quadro entro cui condurre le attività in mare.

“Ancora una volta riaffermiamo il nostro impegno al governo della legge e alla risoluzione pacifica delle dispute”.

Simile affermazione è stata fatta dal premier malese Anwar Ibrahim il quale ha detto che la questione deve essere gestita in modo pacifico e razionale attraverso il dialogo in accordo con la legge internazionale.

Mentre in molti si attendevano da Joko Widodo una dichiarazione di critica della Mappa Ufficiale Cinese che non c’è stata, nella dichiarazione finale della presidenza ASEAN, che di fatto non cambia il tono degli anni passati su questa questione divisiva, si riafferma il bisogno di rafforzare la fiducia reciproca, contenersi nelle operazioni in mare per non far crescere tensioni e dispute che potrebbero mette in pericolo la pace, comprese le militarizzazioni delle isolette e caratteristiche di mare.

La dichiarazione riceve le preoccupazioni per i reclami di suolo in mare, per i seri incidenti accaduti che mettono a rischio la vita di persone. Per l’ASEAN è importante giungere ad un Codice di Condotta in Mare tra ASEAN e Cina che è in fieri sin dal 2002 e che dovrebbe vedere la luce nel 2026, se nel frattempo la Cina non sarà riuscita a dominare nelle zone economiche esclusive altrui.

L’altra grande questione che arrovella l’ASEAN è la guerra civile in Myanmar e l’incapacità a costringere la giunta birmana ad applicare un Consenso in 5 Punti che essa stessa sottoscrisse ad aprile 2021.

Per la prima volta si è assistito ad un cambio di tono nella dichiarazione dell’ASEAN in cui si riconosce una mancanza di progresso nell’applicazione del piano di pace che è comunque mantenuto.

Per la prima volta si condanna con forza la continua violenza in Myanmar e si accusa direttamente i militari birmani per la crescita del conflitto civile nel paese.

“Si invitano in particolare le Forze Armate del Myanmar e tutte le parti interessate a ridurre la violenza e fermare gli attacchi mirati alla popolazione civile, alle case e a strutture come scuole, chiese e monasteri”

Per poter applicare il consenso in cinque punti i paesi ASEAN, tranne il Myanmar non invitato, hanno creato un meccanismo di consultazione informale formato da una troika di paesi: il paese in carica, il paese che era in carica e quello che sarà in carica della presidenza ASEAN. Lo scopo è mantenere un grado di continuità nella risposta al Myanmar di anno in anno.

Inoltre la presidenza di turno del 2026 sarà tenuta dalle Filippine piuttosto che dal Myanmar che avrà la sua presidenza nella rotazione ufficiale in base all’ordine alfabetico perché mancano quei progressi necessari del Piano in 5 Punti.

Questa è stata una decisione unanime e facile da prendere per i 9 paesi dell’ASEAN dopo il cambio di governo avvenuto in Thailandia.

Proprio questa decisione di far slittare la presidenza, un colpo per il Myanmar, tra una decina di anni è stata salutata con piacere dal portavoce del NUG che invita il blocco a prendere altre decisioni punitive come il vietare ai rappresentanti della giunta di partecipare agli incontri ASEAN a tutti i livelli.

Se il NUG è contento, la giunta birmana, che comunque ha letto la bozza della dichiarazione, lamenta di non essere stata ascoltata rigettando la dichiarazione come un atto di interferenza negli affari interni.

Forse l’ASEAN ora ha capito di non poter lasciare che la propria credibilità internazionale sia ostaggio di una giunta militare che attacca la propria popolazione civile.

La questione della guerra civile in Myanmar da cartina a tornasole per l’ASEAN rischiava di diventare una minaccia esistenziale all’ASEAN stesso, bloccato dalle proprie contraddizioni interne, dal principio di non interferenza e dal consenso nella presa di decisioni.

(fonte: TheDiplomat)

Taggato su: ,
Ottimizzato da Optimole