Dialogare liberamente nel meridione thai, una sfida ancora forte

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Il cuore della disputa tra giovani militanti malay e i militari è se essi o addirittura la società abbiano diritto a dialogare liberamente.

Si è intensificato lo scontro in corso tra giovani militanti politici della regione di lingua malese nelle province più meridionali del regno e il IV comando dell’esercito, dopo che i giovani avevano portato la situazione all’attenzione della comunità internazionale a Bangkok per mostrare quello che loro dicono sia una persecuzione giuridica da parte dei militari.

E' possibile dialogare liberamente nel meridione thai di etnia malese
Foto Bangkokpost The MotiveFB

L’esercito thailandese lo ha negato con forza ed il generale Santi Sakuntanak che comanda la IV Regione dell’Esercito ha liquidato l’accusa secondo cui l’esercito attaccava i giovani di Yala, Pattani e Narathiwat perché indossavano solo gli abiti tradizionali malesi nel partecipare alle attività di una fiera di promozione della cultura etnica malese.

Il generale ha poi dichiarato che coloro che erano stati convocati in tribunale erano di fatto coinvolti in attività di promozione del separatismo ed avevano mostravano chiaramente il simbolo del movimento separatista del Fronte Rivoluzionario Nazionale Malese di Patani.

Finora sono stati convocati oltre 40 giovani dalla polizia locale per conoscere le accuse di istigazione al disordine e promozione del separatismo.

Questi cosiddetti disturbi sono emersi da una serie di eventi tra i quali c’è un raduno di massa di maggio 2022, quando migliaia di giovani musulmani si raccolsero in un distretto sul mare di Sai Buri, a Pattani, vestiti nei loro abiti tradizionali etnici malesi per commemorare la fine del mese sacro del Ramadan.

I partecipanti giurarono di sostenere l’identità etnica malese e aver cura della propria comunità, una regione storicamente contesa che è stata testimone da generazioni dell’insorgenza separatista armata.

La maggioranza della popolazione locale nelle comunità a maggioranza musulmana si definisce di origine etnica malese e accolgono una narrazione storica e culturale differente da quella del resto della Thailandia.

Ma queste dichiarazioni e campagne che promettono la difesa e protezione della cultura e delle origini non sono andate giù alle forze di sicurezza che hanno l’onere della contro insorgenze nella regione.

Durante la loro presenza a Bangkok i militanti hanno iniziato con una conferenza stampa al Foreign Correspondent Club a cui è seguita una visita presso gli uffici dell’ONU e del Ministero della Giustizia il giorno dopo.

Muhammad-aladee Dengni del CAP, Assemblea della Società Civile per la Pace, ha detto che durante la recente campagna, fu alzata una bandiera del BRN, Fronte Rivoluzionario Nazionale, per una decina di minuti prima che venisse tolta dagli organizzatori dell’evento di Sai Buri.

“Le autorità però ritengono gli organizzatori responsabili del fatto nonostante che c’erano migliaia di giovani provenienti da centinaia di villaggi, ognuno dei quali con la propria bandiera. Ci fu una bandiera del BRN che noi abbiamo chiesto di togliere” ha detto Muhammad-aladee Dengni.

Le autorità hanno poi anche citato il giuramento dei partecipanti in cui promettevano di proteggere e difendere Bangsa Patani, la Nazione Patani o Popolo di Patani.

Questa non è la prima denuncia contro i giovani militanti. Ce ne fu un’altra al seminario di giugno 2023 al Campus dell’Università Prince of Songkla di Pattani, in cui ai partecipanti fu chiesto se sostenessero un referendum che aprisse la strada ad uno stato separato per questa regione storicamente contesa.

Il falso referendum del seminario chiedeva: Sei d’accordo con il diritto all’autodeterminazione come principio alla base di un referendum che permetta di far sentire la voce del popolo Patani, in modo che possa votare per l’indipendenza attraverso mezzi legali?

Questa tattica estrema serve a testare le acque. Artef Sohko, presidente di Patani ed uno dei militanti accusati di disturbare la pace, ha rivelato che l’organizzatore, movimento studentesco nazionale o Pelanjar Bangsa, vuol sapere se il clima politico sia davvero cambiato con l’arrivo del governo del Pheu Thai.

Hakim Pongtigor del movimento Patani sostiene che l’ultima denuncia dà qualche risposta ed ammette che, nonostante un governo civile a governare il paese, il panorama politico non è cambiato molto visto che l’esercito resta al comando della sicurezza nelle province inquiete del meridione e che i grandi generali non hanno intenzione di liberarsi del loro modo antico di vedere né delle loro tattiche.

Non c’è bisogno di dire che le autorità thailandesi vedono i militanti di lingua malese come una presa in giro dell’apparato di stato thailandese.

A prescindere dalle tendenze ideologiche, il cuore della disputa è se questi attivisti o addirittura la società abbiano il diritto di dialogare liberamente.

Finora, qualsiasi tentativo di legittimare l’indipendenza, o anche solo di discuterne, come ha dimostrato il seminario June 2023, non è stato tollerato, almeno non dall’esercito che aveva dato istruzioni alla polizia provinciale di emettere le denunce. Una così dura politica di sicurezza nazionale riflette il fatto che il governo centrale non riesce ad abbracciare l’identità culturale etnica malese come parte della nazione.

Si deve sottolineare che il governo centrale ha braccia relativamente aperte verso altre minoranze etniche e comunità indigene.

Questa settimana i giovani militanti sono arrivati a Bangkok nella speranza di trovare un ascolto. Tra loro c’era il ministro della giustizia Thawee Sodsong, che dirige il Prachachat Party, formato in maggioranza da thai di etnia malese del meridione thai.

Il fatto che i suoi politici abbiano cercato di trasformare questa disputa in una violazione dei diritti culturali – suggerendo che gli attivisti sono stati accusati perché indossavano abiti malesi – non aiuta la situazione.

Anzi, distorce la questione principale del diritto di discutere di autodeterminazione e indipendenza in uno spazio pubblico. Resta poco chiaro se i politici ascoltino.

Per quanto riguarda Thawee, ha ascoltato ma non ha fatto promesse significative. In una visita recente nel Meridione, quando gli fu chiesto dai giornalisti della presunta persecuzione giuridica, Thawee Sodsong non ha neanche riconosciuto la base politica e la natura di intimidazione delle accuse politiche contro i militanti.

Quanto possano cambiare velocemente le cose. I politici del Pheu Thai, che un tempo erano ferventi guardiani della democrazia alla ricerca del pluralismo nel profondo meridione, ora sono diventati silenziosi e seguono la linea dei militari, evitando di dire qualunque cosa che vada contro quanto espresso dai militari.

Asmadee Bueheng, BangkokPost

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