Diamante blu ancora una spina nelle relazioni Thai con Arabia Saudita

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Thailandia e Arabia Saudita riprendono i legami diplomatici dopo 30 anni, dal famoso affare del diamante blu

La Thailandia e l’Arabia Saudita riprendono le relazioni diplomatiche, dopo un’interruzione durata 30 anni, con una visita del premier thailandese Prayuth Chanocha a Riyad su invito del principe ereditario alla corona Saudita Mohammad bin Salman.

Lo scopo annunciato dal governo thailandese è quello di “rafforzare e promuovere le relazioni bilaterali tra i due paesi” mentre il ministero degli esteri saudita ha scritto:

il diamante blu saudita intralcia le relazioni Thailandia Arabia Saudita
Bandar Algaloud/Saudi Royal Court]

“La visita giunge dopo consultazioni che hanno portato a visioni convergenti su molte questioni di interesse comune, e nell’interesse di continuare la consultazione, il coordinamento e lo scambio di idee su queste questioni”

Per il regno saudita si tratta di rafforzare “le relazioni e costruire ponti di comunicazione con tutti i paesi del mondo” nel quadro di un’intensa attività diplomatica del principe anche con paesi con i quali il regno ha attuali difficile relazioni come Iran, Qatar, Turchia e Pakistan.

Si può dire che l’Arabia Saudita, nel tentativo di modernizzare e diversificare la propria economia ancorata al petrolio, prova ora ad attirare turisti ed investitori stranieri. C’è forse anche il tentativo di cambiare la propria reputazione di essere uno dei paesi più chiusi al mondo con una storia molto brutta di violazioni dei diritti umani.

Assente naturalmente da queste ed altre dichiarazioni la questione che portò alla rottura diplomatica di 30 anni tra Riyadh e Bangkok negli anni 90 che va sotto il nome del Diamante Blu, questione che deve ancora pungere i sauditi visto che il Premier Prayuth è stato accolto con toni minori all’aeroporto dal vice governatore di Riyad.

Comunque dopo il principe saudita ha dato a Prayuth un’accoglienza di alto livello col tappeto riservato alle visite di stato importanti e lo ha portato al palazzo reale Al-Yamamah per i colloqui.

Per la Thailandia questa visita cade nel momento in cui ha deciso di far ripartire il suo programma per accogliere i turisti vaccinati senza alcuna quarantena che fu sospeso a dicembre con la diffusione nel mondo della variante Omicron.

L’apertura del ricco mercato saudita potrebbe portare tanti turisti capaci e disposti a spendere in un paese la cui economia dipende moltissimo dal turismo.

Inoltre l’Arabia Saudita è stata fino al 1989 una destinazione popolare presso i lavoratori emigranti thailandese del profondo meridione dove la maggioranza delle persone è musulmana.

Nel 1982 lavoravano in Arabia Saudita 108519 thailandesi, che solo nel 1991 divennero appena 25mila e appena 40 nel 2020, con la perdita di milioni di dollari in rimesse.

Inoltre il regno saudita interruppe anche i visti per i pellegrinaggi alla Mecca e scoraggiò i propri cittadini dal recarsi in Thailandia dopo lo scandalo del Diamante Blu del 1989.

La storia del Diamante Blu è accaduta nel 1989 ed è la storia di un furto in una casa di un magnate saudita e delle toppe peggiori del buco fatto messe dal governo thai di allora.

Il governo thai ha detto che l’Arabia Saudita cerca otto milioni di lavoratori qualificati nel settore turistico, nella salute e nell’edilizia mentre la Thailandia ha indicato di avere le risorse umane per aiutare a soddisfare quel bisogno.

Quel famoso Diamante Blu però non è mai più ricomparso, ma saranno presto riprese le piene relazioni diplomatiche e la compagnia aerea saudita riprenderà i voli su Bangkok a maggio “nello sforzo di ristabilire la fiducia reciproca e le relazioni amichevoli” per dirla con le parole della dichiarazione congiunta.

La storia dell’affare del diamante blu comincia quando nel 1989, un inserviente thai in Arabia Saudita, Kriangkrai Techamong, ruba 20 milioni di dollari in gioielli dalla casa di un principe saudita, Faisal bin Fahd. Kriangkrai Techamong fugge poi a casa in Thailandia.

Questo furto poi accese una serie di omicidi a Bangkok e uno scontro tra i paesi definito come l’Affare del Diamante Blu….

L’Arabia Saudita aveva accusato la polizia thai di aver distrutto le loro indagini nel furto del gioiello accusando che le gemme rubate erano state prese da poliziotti di alto grado.

In quegli anni la stampa thai riportò che le mogli dei grandi ufficiali di polizia erano state viste indossare le collane di diamanti che sembravano essere proprio i gioielli rubati.

Scrive Thai Enquirer:

“Kriangkrai fu arrestato nel 1990 e confessò il furto e disse di aver deciso di dare indietro tutti i gioielli rubati che doveva ancora vendere.

Ma questo furto non fu la ragione dello scontro diplomatico. Tutto quello che il principe voleva era la restituzione dei diamanti e che in tal caso non ci sarebbero state conseguenze diplomatiche.

Quello che portò alle tensioni diplomatiche tra Thailandia e Arabia Saudita accadde dopo l’arresto d i Kriangkrai da parte del generale di polizia Chalor Kerdthes e del suo gruppo, quando dissero che avrebbero restituito i diamanti.

Invece furono inviati indietro dei gioielli falsi e per di più il diamante blu non faceva parte della spedizione.

La polizia accusò Santi Srithanakhan che però negò le accuse. Molti giornali in quei giorni puntavano il dito alla polizia.

A peggiorare le cose i Sauditi mandarono due diplomatici in Thailandia per aiutare le indagini ed essi furono uccisi da persone sconosciute.

diamante blu e gioielli sauditi

Un altro uomo d’affari saudita che aveva conoscenza delle indagini scomparve a febbraio 1990. Tutti e tre i casi non sono mai stati risolti.

Nel 1994 Chalor e il suo gruppo rapì la moglie ed il figlio di Santi per costringerlo a rivelare i suoi complici e Chalor alla fine uccise la moglie ed il figlio di Santi. Nel 2009 Chalor fu condannato a morte ma ricevette il perdono reale che ridusse la sua sentenza a 50 anni di carcere, ma fu rilasciato dopo appena 19 anni.

Fino ad oggi non si conosce né dove è finito il diamante blu né quello che è successo ai diplomatici sauditi.

E’ una macchia sulle relazioni che dura da 30 anni e che Prayuth vorrebbe provare a rettificare, ma dovrà lavorare sodo perché anche gente tra i militari e la polizia non è sicura di quello che è davvero accaduto nel caso del Diamante Blu.”

Si dice che sia circolato per anni nell’alta società, altri dicono che sia stato tagliato e distribuito tra i potenti per nascondere l’identità degli assassini dei sauditi.

Se saranno ristabilite le relazioni bilaterali dopo 30 anni, la verità dei fatti resterà ancora sepolta, forse per sempre.

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