La diaspora cambogiana in Australia nel mirino del partito di Hun Sen

La diaspora cambogiana in Australia è stata per anni una spina nel fianco del premier Hun Sen con finanziamenti e sostegno al partito di opposizione del CNRP, ma da alcuni anni a questa parte il partito di governo Partito del popolo cambogiano ha intrapreso un’operazione per cooptare gli esuli cambogiani.

rainsy Hun Sen
diaspora cambogiana

E’ quanto rivela un’inchiesta di Jack Davies del RFA Cambogia, sulla presenza in Australia di forti investimenti economici di personalità del regime di Hun Sen che sembrano avere più una valenza politica che economica.

Controllare la diaspora cambogiana in Australia per tagliare le gambe e il sostegno al principale partito di opposizione, il cui presidente Kem Sokha fu accusato di tradimento proprio in base ad un discorso fatto ai membri della diaspora cambogiana in Australia.

Secondo RFA sarebbero 14 individui appartenenti alle quattro famiglie più influenti cambogiane a controllare proprietà del valore di decine di milioni di dollari a partire dal 2015.

Queste personalità sarebbero i familiari di Hun Sen, del senatore Lau Meng Khin, del ministro delle finanze Aung Pornmoniroth e del ministro di gestione dei suoli Chea Sophara.

Il progetto sarebbe iniziato nell’estate del 2015, dopo le elezioni del 2013 quando il sostegno economico della diaspora portò ad una crescita dell’opposizione.

“Annunciata in una circolare ufficiale nel giugno 2015, la politica vide il CPP dividere l’Australia in sette zone ed ogni zona era presieduta da un presidente che fa capo alla classe dirigente di Phnom Penh. Il presidente deve presiedere alle attività di partito nelle loro zone, colui che genera banchetti per farsi conoscere dalla comunità locale della diaspora cambogiana o convocare grandi gruppi per mostrare il sostegno alle personalità del governo cambogiano in visita nella speranza di soverchiare i manifestanti critici”

RFA

Ma secondo i membri della diaspora questa è la bella facciata che accompagna il lato oscuro e violento di intimidazione e minacce contro la diaspora cambogiana in Australia.

La città perno della diaspora cambogiana è Melbourne dove si trova la più popolosa diaspora cambogiana con i suoi critici maggiori.

Qui il presidente sarebbe Lau Vann, militare e appartenente alla famiglia più potente della comunità economica cambogiana che fa capo al senatore Lau Meng Khin e alla moglie Choeung Sopheap. Sopheap sarebbe una partner in affari della moglie di Hun Sen secondo un cablogramma della Ambasciata USA a Phnom Penh del 2007.

Nell’ottobre 2015 la moglie di Vann, Choeung Sokuntheavy, (che è anche sua sorellastra!) comprò un appartamento lussuoso del valore di 2,9 milioni di dollari, che è servita per creare due imprese di forni a Melbourne gestita dalla loro figlia Lau Jia Zehn.

Quest’ultima è fidanzata col figlio del ministro Aun Pornmoniroth e di un’altra imprenditrice Im Paulika che “raggiunsero i titoli di cronaca nel mondo nel 2019 quando un rapporto della Reuters rivelò che avevano acquisito la cittadinanza cipriota mediante un investimento. RFA può rivelare che agli inizi 2018 il loro figlio Pornmonireach aveva chiesto la cittadinanza cipriota come pubblicato da uno dei giornali dell’isola nazione. Tutti coloro che chiedono la cittadinanza sono obbligati ad annunciare la loro intenzione di acquisire la cittadinanza su uno dei giornali dell’isola.”

Nel luglio 2014 Paulika spese 1,5 milioni di dollari USA per un appartamento nel One Central Park di Sidney dove Pornmonireach studiò e userà per registrare un franchise di ristoranti cinesi Fun House.

Un altro braccio interessato agli affari australiani è legato al figlio di Hun Sen, Hun Manet, comandante delle forze armate cambogiane e vociferato prossimo premier del paese, quando Hun Sen avrà deciso di lasciare.

Un personaggio di rilievo sembra essere il cugino di Hun Manet, Hun To, il quale già nel 2012 era stato salvato dal carcere per traffico di eroina, fatta entrare attraverso il commercio di legname pregiato.

Secondo un giornalista australiano Nick McKenzie a salvare Hun To sarebbero state personalità dell’ambasciata australiana a Phnom Penh mentre fu condannato la sua guardia del corpo Thai Phany che poi sposò la cugina di Hun To, Hun Chanthol. Hun To poi sposò una parente di Thai Phany, Jackie Thai la quale acquistò sempre a Melbourne altre proprietà e creando col marito discusso la J & H Capital Investment Pty Ltd.

Scrive RFA che a settembre 2016 c’erano molti annunci di una coppia appartenente ad una delle famiglie di governo della Cambogia avevano acquisito una proprietà sul lungomare di Clonarf a Sidney per una somma di oltre 8 milioni di dollari USA, superiore del 26% all’ultima vendita in zona.

Poi Mother Nature Cambodia ha rivelato lo scorso anno che i proprietari sono Mongkol Phara e Tao Madina, figlio e nuora del ministro di gestione del suolo Chea Sophara.

Phara è ufficialmente capo del Gabinetto del ministero del padre ed il suo salario non è tale da garantire un acquisto da 8 milioni di dollari, sostiene RFA.

Mother Nature Cambodia, oltre a chiedere da dove venissero quei soldi, ha sostenuto che la coppia non ha imprese o compagnie per spiegare quei fondi, ma la coppia si è fatta strada da riuscire ad investire in Australia e creare la Empress Asset Management, una compagnia di investimento nel mercato azionario.

“Come tanti paesi l’Australia offre visti a stranieri che vogliono investire nell’economia locale” e dai dati consegnati a RFA dal dipartimento australiano degli interni si evince che sono stati investiti in Australia 29,7 milioni di dollari da cittadini cambogiani che chiedevano il visto tra il luglio 2015 e novembre 2020.

RFA ha anche intervistato la figlia di Kem Sokha e portavoce del CNRP, Kem Monovithya:

arresto Kem Sokha

“Non mi sorprende. L’Australia è la destinazione principale dei mascalzoni della Cambogia. La fonte di quei soldi sono la corruzione e gli abusi dei diritti umani”.

Mentre non ci sono risposte alle domande di RFA ai vari protagonisti di questa vicenda, le autorità australiane dicono di aver verificato tutti i documenti e le finanze senza trovare nulla di problematico.

A dubitare però non è solo la figlia di Kem Sokha. C’è anche un legislatore australiano, Julian Jill, che si è battuto in favore della comunità cambogiana di Melbourne.

Il parlamentare australiano ha chiesto un’indagine parlamentare su un progetto finanziario che vedeva coinvolti in qualche modo due esponenti governativi cambogiani Kong Vibol e Pol Sarouen perché c’era la possibilità che con questo progetto finanziario si voleva riciclare del denaro illecito in Australia.

Julian Jill chiese al governo se aveva piani di dirigere le proprie agenzie di polizia finanziaria ad indagare “l’origine dei fondi che alimentavano questi progetti e la possibilità che i progetti fossero usati per riciclare denaro appartenente alla elite notoriamente corrotta della Cambogia”

Lo stesso parlamentare lavora nel comitato parlamentare sugli affari esteri, difesa e commercio che il 7 dicembre produsse il rapporto che chiedeva di adottare la legislazione contro chi abusa dei diritti umani. Questa legge è simile alla statunitense Global Magnitsky Act.

Julian Jill intervistò i membri della diaspora cambogiana che denunciarono le minacce, le intimidazioni e il riciclaggio di denaro da parte di gente legato al Partito del Popolo Cambogiano.

Denunce analoghe le hanno rivolte al comitato parlamentare la federazione australiana cambogiana e l’associazione cambogiana di Melbourne parlando di “una lunga storia di intimidazioni di membri della comunità nelle visite in Australia”

Nella visita di Hun Sen in Cambogia del 2018 furono fatte tantissime minacce di morte contro i politici australiani cambogiani, contro i dissidenti e contro Bou Rachana, moglie di Kem Ley, che ha asilo politico in Australia dopo l’omicidio tragico del marito in una stazione di benzina.

La speranza chiara è che l’Australia si doti di una legge analoga alla legge USA Magnitsky e a quella analoga del parlamento europeo e poter così esercitare sui rappresentanti cambogiani, a cominciare da Hun Sen, la pressione necessaria per il rispetto della democrazia e dei diritti umani, minacciando i loro investimenti nelle banche australiane.

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