Diboscamento illegale in Laos e riscaldamento globale

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Dopo le terribili inondazioni causate dal diboscamento in Pakistan, sarà il turno delle denudate nazioni del Sudest Asiatico, una volta ricoperte di foreste?

La collusione tra governo, militari e privati impegnati in dibosco illegale, responsabile maggiore della crisi umanitaria in Pakistan, ha stabilito una simile dura presenza sulle importanti foreste di montagna del Sudest Asiatico.

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La vasta distruzione delle foreste malesi e indonesiane per fare strada al biocarburante, all’olio da palma, alle piantagioni di gomma e di cellulosa per carta è stato ben documentato, testimoniato anche dallo smog che aleggia nella regione dalla deforestazione taglia-e-brucia.

Ora l’impatto che per anni ha avuto il diboscamento illegale in Laos, una volta ritenuto uno degli ultimi bastioni delle antiche foreste della regione, sta venendo piano piano alla luce.  

Il fatto che i militari in Laos controllino le operazioni di sboscamento legale ed illegale è il locale segreto di Pulcinella; sono meno conosciuti, invece, gli accordi per la condivisione dei profitti con il vicino Vietnam e come questi accordi hanno favorito negli anni alla massiccia deforestazione degli anni recenti. Pensano un po’ tutti che l’esercito vietnamita si faccia pagare in legname lungo la frontiera per i costi sostenuti per la protezione del territorio laotiano.

Lo stato delle foreste laotiane sta diventando sempre più un argomento di discussione per i cambiamenti climatici globali. Gli scienziati al momento valutano l’importanza relativa e l’efficienza del sequestro del carbonio da parte di antiche e nuove foreste, o della capacità di assorbire nuovi carichi di carbonio atmosferico. Gli esperti dicono che tra le antiche foreste di importanza globale ci sono le estensioni di sequoie, gli abeti di Douglas che si estendono dalla California al British Columbia e le foreste tropicali umide del Laos, Malesia e Indonesia.

Queste ultime estensioni alberate hanno acceso un forte dibattito sul come gestire le foreste, in modo particolare se gli alberi più antichi serbatoi di carbonio dovevano esser  tagliati per lasciar posto ai piú giovani avidi di carbonio. Il quadro si è ulteriormente complicato dalla notizia che la capacità delle vecchie foreste di assorbire carbonio sia diminuita di recente, a causa delle siccite recenti attribuite, ironia della sorte, proprio al cambiamento climatico. L’ambiguità che circonda la capacità di assorbire carbonio dei vecchi contro i nuovi alberi ha generato un vuoto per  cui si tagliano le foreste.

La FAO ha suggerito che le nazioni dovrebbero impegnarsi a mantenere una copertura del 40% per proteggere a sufficienza le terre forestali. Alcuni esperti forestali dissentono, comunque, sulla sufficienza di quella misura e sul modo in cui i vari governi manipolano i dati. Il Laos dice di attenersi a questa percentuale, ma esperti indipendenti mettono in dubbio la cifra considerato il vasto sboscamento in essere.

«Il Laos continua a ripetere di mantenere ancora il suo 40% di foresta, ma di fatto la densa copertura di cime, di una foresta di vecchia data o relativamente intatta, è appena al 3% di quello che è rimasto», sostiene un esperto con 40 anni di esperienza in Asia. «La sola ragione della sua esistenza è la difficoltà a raggiungerla. Il Laos ha un altro 23% che è seriamente degradato, con pochi alberi alti e un sottobosco di bambù e rami di ricrescita, e un altro 11% così messo male da non avere un valore ai fini della biodiversità.»

Il consulente diceva inoltre che le statistiche ufficiali indicano che il Laos sta tagliando 50 milioni di metri cubi di legname all’anno, ma che questo dato no si nota nelle statistiche legate all’esportazione. «La domanda è: dove sta andando questo legname? Abbiamo scoperto che il Vietnam esporta piú di quanto produce, cosí si può solo prevedere che gli alberi laotiani trovano la via per il Vietnam e sappiamo che esiste un grande commercio di confine.»

Durante una recente indagine al confine meridionale del Laos, sul posto di frontiera di Attapeu, il consulente notava vari autocarri carichi di legname non marcato entrare nel Vietnam. Alla domanda rivolta agli ufficiali della dogana se i carichi erano esportati secondo le linee guida nazionali, essi risposero che, non avendo il Laos ,a capacità di lavorare tutto il legname, esso veniva inviato in Vietnam.

Dicevano inoltre che il legno era spesso inviato in Russia via Vietnam per pagare i debiti ereditati dalle relazioni padrone servo dell’era della Guerra Fredda.

«In tutta l’Asia le cifre non sono affidabili. L’Indonesia per esempio, registra solo ciò che è esportato e non tiene conto del suo immenso mercato interno, come pure di quello che viene esportato nel cuore della notte.»

I potenti interessi dei militari dietro il commercio di legname in Laos

Il generale Cheng Sayavong, la cui impresa ora include l’unica televisione privata della nazione, in precedenza era a capo del BPKP, vale a dire della Compagnia di sviluppo delle aree montane, e un tempo presiedette l’Autorità del Turismo Nazionale.

La BPKP che un tempo era costituita di 58 filiali si crede abbia diboscato molto dei terreni a precipizio a meridione della provincia di Vientiane dove si trova la capitale.

Data un contratto chiave per il mantenimento dell’autostrada attorno a Vientiane, il KPBP tagliò la maggior parte degli alberi di mogano che costeggiavano la strada dentro la città. Questi alberi, dal valore incredibile per la loro bellezza e l’ombra che donavano, furono piantati dagli architetti francesi del paesaggio quasi un centinaio di anni fa.

Ormai non più presenti naturalmente, valgono seimila dollari americani al metrocubo. Il generale si dica sia stato coinvolto nel commercio del raro legno di cipresso giapponese che la sua compagnia si dice abbia estratto con gli elicotteri e spedito in Giappone attraverso il Vietnam.

La Banca Mondiale ha tentato di limitare il ruolo delle compagnie legate ai militari nell’economia laotiana ma con successo limitato. Molte sono rimaste nel commercio e usando i loro accessi privilegiati verso le aree remote si sono diversificate anche nel campo minerario.

Il Ministro delle Foreste del Laos, responsabile per l’applicazione della Convenzione del Commercio internazionale delle specie in vie di estinzione (CITES) ha provato a regolare il diboscamento specie nelle aree protette.

«Prendiamo molte persone. Chiediamo per chi lavorano e loro ci danno i nomi di alcune persone molto importanti» dice un ispettore delle foreste che chiede l’anonimato. «Li chiamiamo per chiedere delle loro attività e essi negano. Che possiamo fare? Sono persone dal ventre grasso»

Poiché non esiste un univoco meccanismo di applicazione degli obblighi derivanti dal CITES, le organizzazioni di conservazione internazionali, compreso il WWF, giocano un ruolo di osservatore. Un membro del personale del WWF, sotto richiesta di anonimato, diceva che il governo provinciale di Sekong nel Laos meridionale era così al corto di denaro che aveva deciso di dedicarsi al diboscamento delle rimanenti foreste per fare cassa:

«Alle province viene promesso il 10% dei diritti pagati al governo centrale per le concessioni forestali. Raramente arriva questo denaro. Il risultato è che un piano che avevamo per proteggere la foresta esistente dovette essere modificato per sviluppare nuove foreste di comunità quando i governi locali, avendo esaurito i fondi, dovevano tagliare i propri alberi.»

Questo poneva il problema del controllo del Partito Comunista sulle aree periferiche. Eisel Mazard, uno studioso indipendente di questioni laotiane, scriveva agli inizi del 2007 che vari esponenti importanti del politburo volevano porre fine assolutaente al diboscamento all’interno delle aree protette.

La richiesta giungeva dopo che un gravissimo diboscamento nell’Area di Conservazione della Biodiversità Nazionale di Phou Khao Khouay aveva causato bassi livelli di acqua nelle tre dighe idroelettriche della zona. Nonostante queste preoccupazioni la politica governativa ancora permette il diboscamento, il pascolo e lo sviluppo di zone industriali dentro le aree di conservazione.

Questa politica si spiega in parte con problema di affronatere il dissenso tra i mal pagati militari. «L’esercito laotiano mi ricorda le forze napoleoniche che si sostenevano coltivando la terra, saccheggiando e rovistando» dice Jim Osborne, uno storico militare. Lo stesso esponente del WWF concorda:

«Non vengono pagati e allora tagliano legname, cacciano di frodo o aprono miniere per incassare.»

GLi interessi commerciali vietnamiti sono un altra spinta. Christy Lee, il direttore esecutivo de Hmong National Development Inc, una organizzazione no profit a Washington, notava in una sua dichiarazione come «il diboscamento illegale da parte di compagnie vietnamite di proprietà di militari, sta facendosi strada contemporaneamente al fatto che un numero significativo di soldati vietnamiti erano state mobilitati in Laos in cooperazione con le truppe laotiane.»

Nell’affermazione si sosteneva ce molto del diboscamento illegale stava avvenendo nella giungla e in aree montane forestate dove vivevano popolazioni Hmong, specialmente a Khammoune, Luang Prabang, Vientiane and Xieng Khouang e nelle zone militari di Sayamboune.

Philip Smith, direttore del Center for Public Policy Analysis a Washington,scriveva lo scorso anno diboscamento illegale e persecuzione politica degli abitanti delle foreste, specie i Hmong, erano incrementati  di recente sotto lo sguardo delle truppe vietnamite.

Altri esperti sostengono che un controllo del diboscamento in Laos è virtualmente impossibile senza dati accurati e meccanismi di applicazione. Le agenzie di assistenza tecnica quali la FAO sembrano accettare la cifra gonfiata del governo del Laos del 40% di copertura a foresta. Ma la realtà è che il Laos e le ultime estensioni di foreste antiche importanti dal punto di vista ecologico stanno scomparendo in fretta.


A tree falls in Laos
By Beaumont Smith

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