Dieci anni dopo lo tsunami del 2004 Banda Aceh guarda in avanti

Listen to this article

Un decennio dopo la scossa e lo tsunami che sconvolsero l’Oceano Indiano portando morte e distruzione, gran parte della popolazione indonesiana della provincia di Banda Aceh dice che la regione è più ricca, vibrante e pacifica in parte anche a causa di quel disastro del 2004.

Quella mattina del 26 dicembre del 2004 furono uccise 170 mila persone di questa singola provincia, la stragrande maggioranza delle 230 mila persone che morirono nei 15 paesi colpiti dallo tsunami. Il disastro causò quasi 4 miliardi di euro di danni ad Aceh, equivalente a quasi 80% del PIL della provincia.

Dopo la calamità si riversò tanto aiuto da tutta l’Indonesia e il mondo. Restano a testimonianza di questa generosità di aiuto da parte di 50 paesi varie targhe nel centro di Aceh.

“Fu incredibile quanti paesi vollero condividere la loro conoscenza, il loro aiuto” dice Muhammad Dirhamsyah, un ingegnere meccanico della Università di banda Aceh, che fondò il centro di ricerca di mitigazione del disastro da tsunami dopo aver perso una figlia in quell’onda.

Zainal Arifin, un rappresentate pubblico, dice che l’aiuto ebbe un grande impatto, dal momento che le tantissime organizzazioni non governative e agenzie di aiuto aprirono gli occhi della gente al modo in cui si fa impresa.

Zainal gestisce uno dei nuovi centri turistici di Banda Aceh, un’imbarcazione di basso carenaggio da 2500 tonnellate che trasporta un impianto di produzione elettrica a diesel, portato a quattro chilometri dalla costa nel mezzo della città dallo tsunami.

“La presenza degli stranieri ha stimolato la popolazione acenese a lavorare meglio, ad avere una mente più aperta” dice Zainal mentre i turisti scattano le loro foto vicino al barcone da 2500 tonnellate diventato ormai un’attrazione turistica.

Vicino Irfan racconta come ha fatto soldi lper aprire il negozietto di souvenir lavorando come traduttore dopo il disastro: “Ora ci sono tanti visitatori, posso guadagnarmi da vivere non come prima del disastro”.

Dopo che nel 2008 ci fu la riduzione della presenza delle agenzie di aiuto, l’economia di Aceh si contrasse del 5% secondo alcune stime, ma dal 2012 il PIL della provincia ritornò in alto al 5%. Octowandi, che dirige Hermes Palace Hotel, dove i politici di Giacarta in visita vanno a riposare, dice che ha notato il cambiamento. “Dal 2010 al 2013 abbiamo aumentato il giro di affari del 100%” aggiungendo che il salto è dovuto più al numero di persone in affari e a conferenze che al turismo.

Banda Aceh ha ora vari hotel di fascia alta come pure ristoranti ricchi che mostrano la cucina della regione, e tante esposizioni dove si ritrovano le varie motociclette nuove e altri veicoli sportivi.

E’ persino diventata di moda la gioielleria appariscente con uomini di Aceh che si strofinano contro oltre 50 nuove gioiellerie che presentano anelli con pietre locali come la solare, chiamata così per la sua tonalità scura che ricorda il colore di un diesel locale. Gran parte dei negozi si è aperto nel 2014.

Agus Orimata ha aperto il suo negozio a novembre avendo adocchiato un’opportunità nella nuova tendenza. “Tanti sono interessati a comprare anelli” dice mentre un suo lavoratore taglia e lucida piccole pietre fino a trasformarle in gemme luccicanti. Agus dice di non sapere quanto durerà questa corsa alle gemme ma spera che compratori verranno anche da altre parti dell’arcipelago.

Comunque in una regione che vanta spiagge bianche, colline lussureggianti e acqua blu, altri pensano che il turismo potrebbe esser la prossima scommessa di lungo termine piuttosto che una instabile industria della moda.

Per ora il turismo è solo nazionale con una presenza di 184 mila visitatori nel 2013 i cui quattro quinti provengono dal resto dell’Indonesia, mentre la presenza straniera è limitata ai paesi musulmani come la Malesia che ha voli diretti da Penang e Kuala Lumpur, dall’altro lato dello stretto di Malacca.

Il numero di visitatori è basso ma ci sono grandi potenzialità, dice il capo del dipartimento turistico di Banda Aceh: “Abbiamo tante possibilità qui, per la natura, per la cucina, per l’artigianato”.

Prima dello tsunami Aceh era il luogo di una lotta di trentanni tra l’esercito indonesiano e il Movimento di Libera Aceh, organizzazione separatista conosciuta come GAM. Sebbene i colloqui di pace, sin dalla caduta dell’era di Suharto nel 1998, fossero stati intermittenti, ci volle lo tsunami a rendere impensabile, e persino impossibile, lo scontro dopo che il conflitto aveva fatto 15 mila morti.

“Senza lo tsunami non ci sarebbe stata pace” dice Kuntoro Mangkusubroto, direttore esecutivo dell’agenzia di riabilitazione e ricostruzione, BRR, che fu istituito dal governo indonesiano per presiedere alla ricostruzione della provincia.

banda aceh guarda in avanti

Un accordo di pace dell’agosto 2005 diede al duro movimento di Aceh Islamica un’autonomia maggiore delle altre 32 province indonesiane, accordo che fu tenuto in piedi dalla scala della ricostruzione del dopo disastro durante il quale gli ex militanti ricevettero lavoro e contratti di costruzione.

“La ricostruzione aiutò a mantenere il processo di pace, visto il bisogno di cooperazione tra i vari agenti della cooperazione.” dice Juanda Jamal che dirige una ONG locale.

Aceh è ricc di risorse naturali ma la sua economia resta ancorata alla produzione di gas e petrolio che rappresenta il 20% della produzione di idrocarburi dell’arcipelago. Ci sono anche trasferimenti favolosi di cassa da Giacarta, un elemento chiave dell’accordo di pace del 2005.

L’estrazione delle risorse non dà comunque abbastanza lavoro e si teme che gli incentivi economici di Giacarta possano creare una dipendenza economica dal governo centrale. Alcuni si domandano se Aceh, dove c’è una disoccupazione del 18%, possa attrarre imprese ad alta intensità di lavoro per chi ne ha bisogno.

“Non ci sono investimenti in entrata e l disoccupazione è ancora elevata” dice Kuntoro che presiedette alla ricostruzione di 140 mila case, 1700 scuole e 4000 chilometri di strade durante la sua presidenza del BRR.

Il turismo potrebbe essere un fattore di crescita ma le prospettive potrebbero essere tagliate dalle restrizioni sociali sui visitatori, un altro effetto secondario dell’accordo del 2005 che diede al governo di Aceh la prospettiva di espandere il tipo già restrittivo di legge di sharia.

La legge è stata recentemente fatta applicare ai non musulmani, stranieri compresi, dalla polizia della morale nella sua uniforme verde, la Wilayatul Hisbah che gira per le strade alla ricerca di donne senza velo o di coppie non sposate appartate.

“Come può andare d’accordo la sharia ed il turismo? Abbiamo spiagge bellissime ma cosa succede se qualcuno veste un bikini? L’arresterà la polizia della sharia?” si domanda Kuntoro.

Se certamente non si pone il problema dell’edonismo di Bali ad Aceh, i visitatori potrebbero essere attratti da quello che alcuni locali chiamano turismo del disastro.

Questo implica promuovere i memoriali dello tsunami che si trovano nella regione, come la grande PLTD Apung, museo dello tsunami con i suoi malsani tunnel d’acqua, disegnati a descrivere le onde crescenti dello tsunami, e il centro di ricerche del disastro che raddoppia come centro di evacuazione e si trova vicino ad una tomba comune dove ci sono i resti di 15 mila vittime dello tsunami.

Banda Aceh è piena di ricordi dello tsunami che assicurano che resti il ricordo duro e continuo nella mente dei sopravvissuti benché il disastro sia accaduto dieci anni prima.

Dopo essere sopravvissuto al terremoto che scosse la città alle 8 della mattina, il giovane architetto Tomy Mulia hasan pensò che il peggio fosse passato. Poi vennero le grida di panico che si aggirano ancora nella testa di Tomy. “Arriva l’acqua, arriva l’acqua correte.”

Alla distanza di un campo di calcio giungeva verso di lui un muro nero di liquido, alto quasi due piani che ingoiava tutto quanto incontrava sul cammino. “Presi la macchina e provai a correre via, ma poi vidi dopo trenta metri altra acqua che veniva dalla direzione opposta.” dice Tomy.

Saltò fuori dall’auto e corse a mettersi in salvo risalendo verso l’alto di una costruzione. Scalando più in alto che potette nell’edificio a metà, osservò con sollievo e dolore le acque di mare incontrarsi proprio sotto i suoi piedi, piena di detritit di case, alberi e auto distrutte.

“Tirai fuori forse 40 persone dall’acqua” ricorda Tomy di quelle due brutte ore appollaiato sulla costruzione tremante mezza finita. “Erano tutti morti”

In tanti il 26 dicembre si raduneranno a Banda Aceh per segnare il decimo anniversario dello tsunami. Alla cerimonia parteciperà il vicepresidente Kalla, popolare nella provincia per i suoi sforzi di paciere prima dello tsunami. Il presidente Jokowi invece non ci sarà diretto invece a celebrare Natale nella inquieta provincia di Papua.

Gli acehnesi negano che nonostante la distruzione e la perdita della loro provincia, il 26 dicembre non sarà una celebrazione sobria. “Lo faremo per anni, sarà un modo per sviluppare e promuovere il turismo del disastro” dice Chairul Muslim, membro dell’agenzia di gestione del disatro.

Dieci anni dopo quella scalata da paura lungo l’edificio scappando dalle onde distruttrici, Tomy è l’organizzatore degli eventi commemorativi. Ma nonostante la sua vivida testimonianza di quella mattina terrificante, crede che le cerimonie dell’anniversario dovrebbero più guardare a l futuro e non al passato.

“Lo tsunami portò lo sguardo del mondo su Aceh. Se parliamo di Tsunami in Europa, in america conoscono Aceh. Fa bene al turismo” dice Tomy

Dieci anni dopo Banda Aceh guarda in avanti

Taggato su: , ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ottimizzato da Optimole