Difensori della fede e l’Islam malese delle tante fatwa

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Tutto è causato alla cattiva rappresentazione dei cosiddetti difensori della fede e a quello che viene dispensato dalle fatwa un giorno sì e l’altro no.

Islam di recente è stato sotto attacco in Malesia, ma non da quello che gli elementi radicali vogliono farti pensare.

neo etnonazionalismo malay

No non sono gli amanti dei cani o le istituzioni finanziarie che firmano accordi con imprese estere che hanno politiche in favore della comunità LGBT.

Non lo è sotto assedio neanche da parte del sistema giudiziario o dei cristiani di lingua malay amanti della bibbia.

Triste dire che la grande fede è sotto attacco dal suo interno, e neanche da chi non parla dei gruppi terroristi come il Califfato Islamico, o IS.

Tanti miei amici e parenti musulmani hanno dovuto lavorare alacremente per difendere la propria fede quando si facevano loro domande, talvolta con rabbia, da parte di amici non musulmani poco informati.

I temi variano dal divieto di toccare i cani, alle insegne di alimenti halal sulle bottiglie di acqua minerale lungo le Batu Caves, alle questioni più serie che si afferrano alle giugulari come Kalimah Allah e l’apostasia che coinvolge i convertiti come pure l’intolleranza verso i transgender.

Mentre, talvolta, non riesco a comprendere la mia stessa fede, sono l’ultima persona a poter spiegare una fede così complessa come l’Islam.

E a noi che non siamo musulmani ci viene sempre ricordato di non interferire sulle questioni sull’Islam perché non ci riguardano.

Mentre si tende a non affrontare le questioni sensibili, questa logica di farsi i fatti propri in Malesia fa acqua da tutte le parti. Dal momento che è la religione della federazione malese, siamo tutti coinvolti in un modo o nell’altro. Dai suoni dolci della chiamata alle preghiere dell’alba, alle conversioni obbligate se si sceglie di sposare un musulmano e agli editti che sono inconsistenti con una società multireligiosa come la nostra.

Diventa sempre più chiaro ultimamente, persino a chi non è iniziato, è che l’Islam, mentre è usato come una carta politica, è rappresentato male come difficile, irrazionale, senza compromessi intollerante, reprimibile ed arrogante, tutte cose che non lo è.

Sono nato e cresciuto nel Kelantan Serambi Mekah ed ero circondato da amici Malay. La nostra cappella distava duecento metri dalla moschea e i fedeli musulmani non lo hanno mai percepito come problema, né lo vedevano i giovani musulmani che giocavano a calcio nel recinto della nostra chiesa, o i genitori musulmani che inviavano i loro figli all’asilo gestito dalla parrocchia.

Mio padre era un preside di una scuola con il 98% degli studenti musulmani e non si poneva il problema di essere l’unico del personale a non essere musulmano.

Si osservavano strettamente i tempi delle preghiere e le celebrazioni musulmane e gli era dato l’onore di fare il discorso di indirizzo alle celebrazioni del Ma’al Hijrah della scuola che era frequentato dal Imam del luogo e dagli rappresentati dell’istruzione del distretto.

A Natale il suo personale e gli studenti si precipitavano alle nostre case insieme agli amici e al vicinato. Non si parlava di Halal.

Naturalmente le cose forse sono alquanto cambiate, solo un po’, ma mi piace pensare che, per quanto ci sia apprensione in taluni nel rompere il pane nelle case di infedeli come me,

che il tutto sia causato dalla cattiva rappresentazione dei cosiddetti difensori della fede e a quello che viene dispensato dalle fatwa un giorno sì e l’altro no.

Perciò mentre Islam diventa una nuova parola per farsi strada politicamente e per islamizzazione ci si sente costretti a dover parlare, non solo quel 40% di cittadini non musulmani, ma anche i fratelli e sorelle musulmani che vivono un saccheggio senza precedenti a danno della loro fede da parte di chi dovrebbe difenderla.

E se è vero quello che qualche politico e studioso dice, secondo cui i musulmani sono facilmente confusi, forse un fattore che contribuisce è che si allunga ogni giorno sempre, più la lista di ciò che non è autentico.

Una cosa è certa, per una religione che come il cristianesimo promuove l’evangelizzazione, l’Islam, per come è descritto oggigiorno, rischia di perdere il suo fascino.

Ma non tutto è perso. Le voci della moderazione, diffusa attraverso parole e azioni di tanti musulmani che provano a riprendersi la fede dagli estremisti, dai radicali e dagli opportunisti, si fa più forte e profonda.

Alcuni mi dicono che questo è fondamentale per la preservazione del Ummah, come si legge nel Corano e negli Hadith secondo cui i segni della fine dei giorni sono già su di noi e questo include la prevalenza dell’ignoranza religiosa, la ricerca della conoscenza da studiosi malaccorti e quando le menzogne vengono diffuse dai pulpiti, avvisaglie che non sono lontane da quelle della fede cristiana quando Cristo avvisò che “molti verranno nel mio nome”.

Da cittadini Malesi, i non musulmani hanno il dovere di stare affianco ai loro amici e parenti musulmani moderati nel difendere la religione ufficiale della federazione e per estenisone il nostro modo di vita che conosciamo.

E si comincia con l’istruzione e con l’apprendere di più della loro fede. Questo farà capire che abbiamo tante cose in comune di più di quelle che ci vogliono far credere chi ci vuole dividere e governare.

Alla fine l’Islam non è una religione di cui aver paura. Sono quelli che temono di diventare irrilevanti e di perdere il potere che devono essere riabilitati e rimandati a studiare la compassione e l’inclusività che il vero Islam diffonde.

Terence Fernandez, Malaysiainsider

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