Difesa di Myanmar di Suu Kyi impressiona pochi fedeli

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Aung San Suu Kyi ha deluso le aspettative nella difesa di Myanmar alla somma corte dell’ONU per la brutale espulsione dei Rohingya musulmani da parte dell’esercito, secondo una ONG es un ex avvocato di crimini di guerra, mentre i sostenitori di lei hanno difeso la sua presenza alla corte.

Il caso giudiziario, che è stato lanciato dalla nazione dell’Africa Occidentale Gambia, accusa che la repressione sui Rohingya nello parte settentrionale dello stato birmano Rakhine nell’agosto 2017 e la morte di migliaia di persone e 740 mila fuggiti in Bangladesh è genocidio.

Nei tre giorni di audizione, il Gambia ha invitato la Corte Internazionale di Giustizia a L’Aia ad ordinare delle misure temporanee per impedire che sia perpetrata ulteriore violenza contro il gruppo di minoranza.

Aung San Suu Kyi che guidava il gruppo legale e gli altri avvocati hanno negato che la violenza perpetrata contro i Rohingya, con gli omicidi, la tortura, gli stupri di massa e gli incendi dei villaggi, era fatta con intento genocida.

Nel ripetere la risposta classica del Myanmar di fronte alle soverchianti prove presentate sin dagli eventi del 2017, ha detto che l’esercito aveva condotto operazioni di rastrellamento per cacciare dal nord Rakhine gli insorti musulmani che avevano portato avanti attacchi mortali contro i posti di polizia, ed ha chiesto alla corte di prosciogliere il paese dall’accusa.

I gruppi dei diritti umani che avevano esaltato la campagna democratica di Aung San Suu Kyi nei suoi 15 anni di arresti domiciliari sono inorriditi per la sua decisione di difendere lo stesso esercito che l’aveva tenuta prigioniera. L’hanno anche criticata per aver ripetuto una storia screditata dell’esodo Rohingya.

“Sfortunatamente per Suu Kyi quella storia contrasta con l’enorme volume di prove raccolte dalla Commissione Indipendente di Accertamento dei fatti, dai Medici Per i Diritti Umani ed altre agenzie dei diritti” ha scritto Phelim Kine di Medici Per i Diritti Umani.

“Quella documentazione dimostra un prendere di mira vizioso, diffuso e sistematico dei civili Rohingya da parte della sicurezza nella furia di settimane di violenza iniziata il 25 agosto 2017. Le falsità chiare di Suu Kyi ed il suo linguaggio ambiguo sarebbero ridicole se non fosse per l’alta posta in gioco” ha scritto su Asiatimes Phelim Kine.

Stephen Rapp, ex ambasciatore per le questioni di crimini di guerra del Dipartimento di Stato USA, ha ascoltato il processo ed ha detto a RFA come la richiesta di Aung San Suu Kyi di archiviare il caso perché il sistema legale del paese era in grado di gestirlo non teneva alla luce del modo in cui i Rohingya sono stati trattati in passato.

“Negano da sempre quello che è accaduto” ha detto “Nella sua risposta lei ha detto ‘Fidatevi di noi e che il nostro sistema legale darà una risposta. Nono abbiamo bisogno di interferenze dall’estero su questo’. Ma teniamo a mente quello che è accaduto da quanto questo grande crimine si svolse nell’agosto 2017”

“Si tenga a mente che non è la prima volta che ci sono stati crimini terribili contro i Rohingya. Molto prima gli incendi delle case a Sittwe che portarono decine di migliaia di persone in squallidi campi dentro Myanmar.” ha detto Rapp riferendosi alle violenze razziste del 2012 nella capitale del Rakhine. “Il governo non ha mai risposto ad ogni richiesta internazionale di fare giustizia”

L’importanza della giurisdizione

In Myanmar, dove durante tutte le audizioni ci sono state grandi manifestazioni, quanto fatto da Aung San Suu Kyi ha avuto migliori critiche, ma nessuno ha pensato che Myanmar abbia vinto.

Shwe Maung, parlamentare per la cittadina Rakhine di Buthidaung dal 2011 al 2016, ha detto di credere che gli avvocati del Gambia hanno fatto un lavoro migliore del Myanmar. “Hanno presentato prove accurate e fortissime mentre la difesa di Myanmar era debole”

Kyee Myint, presidente dell’associazione birmana dei legali, ha detto che sebbene entrambe le parti abbiano portato informazioni, fatti e cifre importanti per il procedimento, il centro del processo è se la corte ha legale giurisdizione sulla materia.

“La principale decisione in questa causa è se la corte ha o meno giurisdizione” ha detto Kyee Myint. “Se i giudici accettano le tesi del Myanmar, il caso sarà chiuso. La procedura legale sarà terminata. Se decidono che la corte ha giurisdizione la causa andrà avanti e in questo caso approveranno le misure provvisorie perché conosco gli attributi”

Secondo Kyee Myint, Gambia, che ha bisogno di 9 voti su 15 giudici presenti, in questo caso vincerà.

opposizione ala difesa di Myanmar
AFP, Dakha Tribune

“Sia che vinciamo o perdiamo dobbiamo prestare più attenzione alle violazioni dei diritti nel paese” ha detto Kyee Myint. “Se Myanmar vince, ho paura che le violazioni dei diritti continueranno. La comunità internazionale imporrà sanzioni sul paese qualunque sia la decisione della corte. Se Myanmar perde questo processo, sarà molto peggio”

Una forte difesa di Myanmar

Secondo Hau Do Suan, però, rappresentante birmano all’ONU, la nazione si è difesa bene di fronte alle accuse del Gambia.

“Il nostro consigliere di stato ha fatto dichiarazioni chiare su quanto accaduto senza accusare nessuna parte” ha detto a RFA. “Ha presentato la situazione reale sulle sfide attuali ed il bisogno di riformare il sistema giudiziario. Chiaramente ha negato che ci fu genocidio come loro accusano. Quello che ha detto da consigliere di stato è completo e sufficiente. Da una prospettiva legale credo che ci siamo difesi con forza dalle accuse”

Commentando poi la posizione espressa da Rapp che considera quanto accaduto nel 2017 genocidio e sostiene la richiesta del Gambia di misure preventive per prevenire ulteriori atti di genocidio contro quei Rohingya che ancora vivono in Myanmar.

“Il Gambia non è riuscita a mostrare prove che indichino ad un genocidio in corso in Birmania” ha detto il diplomatico. “Nei due anni scorsi non ci sono stati altri conflitti armati, rapporti di tortura o morti. I nostri avvocati hanno posto argomenti forti per cui non c’è ragione di approvare misure di emergenza”

L’avvocato di Mandalay Thein Than Oo si dice d’accordo con il gruppo legale di Myanmar secondo cui le forze di sicurezza non intendevano commettere genocidio.

“Hanno sostenuto che i militari hanno preso di mira un gruppo particolare durante le operazioni ma non intendevano cancellare l’intero gruppo e commettere genocidio. E’ la possibilità migliore per la difesa di Myanmar. Non possono negare quanto accaduto o definirle menzogne poiché il tribunale è composto di esperti internazionali. Sono del tutto d’accordo con la difesa del Myanmar.”

In una risposta più drammatica al processo de L’Aia l’Esercito del Arakan, AA, gruppo armato etnico buddista del Arakan che combatte le forze armate birmane nel Rakhine, ha rapito il presidente del NLD, partito di governo a Buthidaung durante una manifestazione pubblica a sostegno di Aung San Suu Kyi a L’Aia.

Il portavoce del AA Khine Thukha ha detto ad RFA che il suo esercito ha arrestato Ye Thein del NLD e che la famiglia e NLD avevano fatto appello per il rilascio.

“Lo vogliamo interrogare il presidente del NLD di Buthidaung” ha detto il portavoce che non ha specificato né le ragioni dell’interrogatorio né il suo rilascio.

Soe Lay, vice presidente del NLD nel Rakhine, ha detto che AA dovrebbe rilasciare Ye Thein che faceva il su dovere di partito.

“Per noi faceva il suo regolare dovere di partito. Organizziamo manifestazioni a sostegno del nostro leader che sta facendo la cosa giusta. Contribuiva a questi sforzi e non ha causato problemi. Deve essere rilasciato” ha detto il vicepresidente.

Il gruppo armato buddista Rakhine dell’Esercito dell’Arakan è uno di vari gruppi etnici che sostengono il Gambia nella sua causa contro la Birmania per genocidio e crimini di guerra, benché nella loro dichiarazione non abbiano citato i Rohingya per nome, considerandoli come Bengali, immigrati illegali del Bangladesh.
RFA Birmania

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