Diga di Sanakham, Thailandia minaccia di non farla partire

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La Thailandia minaccia di affossare i piani di costruzione della diga di Sanakham sul fiume Mekong nel vicino Laos, che sarà costruita dalla impresa cinese Datang, con una rara ramanzina che tradisce una tendenza il crescente al dissenso in un’area dove tutti e tre i paesi condividono la maggiore via d’acqua.

La Thailandia ha posto delle obiezioni alla diga di Sanakham dallo scorso anno quando i suoi ministri ruppero il protocollo diplomatico con dichiarazioni critiche nei media contro il progetto.

diga di Sanakham MRC

La diga che sarà costruita dalla Cina Datang genererà 684 megawatt di elettricità quando entrerà in produzione nel 2028 ed è considerata parte integrale della strategia governativa del Laos per diventare “la batteria del Sudestasiatico”.

Bangkok ha riproposto le preoccupazioni questo mese quando ha rigettato il nuovo rapporto tecnico in un convegno della Commissione del Fiume Mekong, corpo intergovernativo di stanza a Vientiane, capitale del Laos. La commissione fu creata per gestire le risorse idriche del Bacino del Mekong a cui appartengono Cambogia, Laos, Thailandia e Vietnam.

“Poniamo i nostri dubbi crescenti alla commissione che ci ha inviato dati insufficienti e non aggiornati” ha detto Somkiat Prajamwong, segretario generale dell’Ufficio delle Risorse Idriche Nazionali, riferendosi al rapporto presentato dal governo laotiano e dalla ditta cinese Datang.

La Thailandia ha indicato vari dubbi radicato negli effetti ambientali potenziali del progetto sul territorio della propria frontiera. La diga sarà costruita a 3 chilometri dal distretto Chiang Kan di Loei, distretto lontano e montano del nordest thailandese.

“E’ la prima diga che sarà costruita così vicino alla Thailandia” dice Somkiat. “Siamo preoccupati dell’impatto dal momento che non sono prevedibili.”

Le paure thailandesi per cui la diga cambierà il flusso del Mekong non sono state risolte dal momento che minaccia di colpire una parte della sua frontiera orientale.

“Se si costruisce la diga, sarà più difficile da gestire il confine del canale profondo” nel fiume, aggiunge Somkiat.

La Thailandia si è spinta a minacciare di uscirsene finanziariamente, quando ha detto che potrebbe non firmare un accordo di acquisto di elettricità, PPA. L’accordo è una consuetudine prima di costruire la diga e permette al costruttore di avere prestiti e garantisce i profitti degli investimenti.

E’ un’azione che indica che la Thailandia si allontana dai classici legami bilaterali col Laos come il maggior acquisitore di energia idroelettrica laotiana. Il PPA è un accordo sottoscritto dall’ente elettrico nazionale EGAT.

La riluttanza di Bangkok a sostenere il progetto ha sorpreso molti ambientalisti thailandesi.

“Ci sono molte cose che accadono per la prima volta: la prima volta che la Thailandia fa obiezioni in pubblico al Laos ed è la prima volta che si annuncia la non firma di un PPA” dice Premrudee Daoroung di Laos Dams Investment Monitor.

“La posizione di Somkiat sul PPA va contro l’attuale politica esistente del EGAT e del ministero dell’energia thai che il paese acquisterà la propria energia dal Laos, e non è mai accaduto finora”

Il rigetto della diga di Sanakham giunge mentre la politica energetica thailandese si trova sotto indagine per le richieste poste sul bisogno di importare elettricità dal Laos nel futuro.

I gruppi ambientalisti thai portano avanti il dibattito alimentato dal consumo elettrico nazionale e dalle sue riserve.

Secondo i dati del EGAT, il consumo di dicembre 2020 del paese è stato appena inferiore al consumo previsto di 27500 MW, mentre la capacità attuale installata è di 45480 MW, quasi il 50% in eccesso di riserve in elettricità, a causa del rallentamento economico causato dalla pandemia.

“E’ un segno lampante che la Thailandia non ha bisogno di comprare elettricità ai tassi attuali dal Laos per il consumo domestico” dice Pianporn Detees di International Rivers Thailandia. “Costruire le dighe oggi non serve tanto all’elettricità quando alla politica, EGAT deve aggiustare le sue politiche”

Laos e Cina sono da anni nel mirino a causa della costruzione delle dighe sul fiume Mekong e sui suoi affluenti. Il fiume è il 12° fiume al mondo per lunghezza ed il suo corso di 4600 chilometri inizia sull’altopiano tibetano, si apre la strada nello Yunnan cinese prima di dirigersi attraverso il bacino del Mekong, condiviso da Myanmar e dai quattro paesi membri della commissione, finché non fluisce attraverso il Delta del Mekong e sfociare in mare.

La Cina ha costruito una cascata di 11 grandi dighe nel suo tratto del fiume che chiama Lancang.

Il Laos ha già costruito sul corso del Mekong e dei suoi affluenti 79 dighe nel suo progetto di costruire 100 dighe nel 2030, secondo il ministero dell’energia e delle miniere laotiane.

Il governo del paese povero ed incastonato tra le montagne ha scelto di costruire dighe, con prestiti, come un’ancora di salvataggio.

I capi dello stato a partito unico pongono le loro speranze nelle esportazioni senza limite di energie in gran parte alla Thailandia nel suo tentativo di diventare la batteria dell’Asia e produrre 20 gigawatt di elettricità per il 2030.

Ma questo scostamento della Thailandia dalla diga di Sanakham, secondo vari analisti, dà un segnale di avviso alla dipendenza del Laos dalle dighe per alimentare la propria economia. E questi avvisi giungono proprio mentre il Laos si trova davanti al debito estero che esplode, gran parte del quale nasce dalla costruzione delle dighe che finora non hanno dato i ritorni finanziari promessi.

“Non credo che ci sia un altro compratore nel medio periodo a causa della mancanza di linee di trasmissione per portare l’energia a mercati alternativi” dice Toshiro Nishiwaza, già consigliere economico del governo laotiano.

“Il governo è conscio che alcuni dei suoi progetti sono improduttivi e sono in parte responsabili del crescente peso del debito”

MARWAAN MACAN-MARKAR, NIKKEI ASIA

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