Dinastie familiari, i Duterte nelle prossime elezioni e l’economia filippina

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In molti speculano che il Trono di Spade che si è concluso alla televisione possa voler realizzarsi nelle Filippine, dove troverete tante dinastie familiari che si battono per vincere più di quante se ne possono seguire.

E la maggiore interessata è la famiglia Duterte che è avvantaggiata nel tenere il trono alle elezioni del prossimo anno. A spese di un’economia già sotto attacco.

La dinastia familiare Duterte?

giochi politici di Duterte per dinastie familiari

Uno dei grandi appelli fatti da Duterte nel 2016, quando fu eletto a presidente, fu di non provenire da una dinastia. Lui vinse più per la forza percepita di 22 anni di governo nella città meridionale di Davao che su chi fossero il pare o la madre o i nonni.

Eppure Duterte prova a crearsi il suo proprio dominio.

Dopo essere stato eletto al suo mandato di sei anni, l’unico che può avere da presidente, la figlia Sara Duterte si è preso il compito di sindaco che era del padre. Ora si parla di una giovane Duterte che correrà per la presidenza nel maggio 2022, mentre il padre mira alla vicepresidenza.

Molti sostengono che non sia solo un disegno per estendere il regno di Duterte ma anche per aiutarlo ad evitare le responsabilità per la frenesia degli omicidi extragiudiziali che pone il paese nel mirino dei gruppi dei diritti umani.

“Si fa un chiaro scherno della costituzione e del processo democratico. E’ ovvio che questo deriva dalla paura delle responsabilità sia per la Corte Penale Internazionale che il nostro sistema giuridico”dice la coalizione di opposizione 1Sambayan.

Il rispetto delle barriere politiche non appartiene a Duterte. E mentre la figlia Sara insiste nel dire che non prevedono di avere un’amministrazione Duterte Duterte, sono in pochi a crederci.

Trasformare le Filippine in una questione familiare è l’ultima cosa di cui abbiano bisogno le Filippine, né tanto meno essere definite stato canaglia.

Lunedì Investigate PH, gruppo indipendente dei diritti umani, ha chiesto all’ONU di inquisire il governo Duterte per la morte di migliaia di filippini ritenuti coinvolti nella guerra alla droga.

Eppure il rischio maggiore di un’era Duterte dal 2022 al 2028, se non oltre, è per l’economia filippina. Da vice presidente Duterte Padre avrebbe grande se non totale influenza e significherebbe altri indietreggiamenti economici di quanto il paese pieno di poveri si possa permettere.

Dinastie familiari contro riformatori

“Accusare la sola pandemia per il cattivo andamento economico alla fine è fin troppo semplice” dice l’economista Ronald Mendoza del Ateneo School of Government, il quale nota che il Covid-19 ha messo in luce una chiara differenza nelle riforme dell’amministrazione.

Duterte fu eletto per accelerare la spinta riformatrice istituita dal suo predecessore Benigno Aquino.

Dal 2010 al 2016 Aquino lavorò sin dall’inizio e continuamente per smantellare il sistema cleptocratico che la dinastia Marcos creò tra gli anni 60 ed 80.

Negli anni 2000 ritornò in auge il Clan Macapagal con la figlia del presidente Diosdado Pangan Macapagal, Gloria Arroyo, che conquistò il trono, fino al suo arresto con accuse di appropriazione indebita.

Appena eletto nel 2010 Aquino attaccò la corruzione, accrebbe la responsabilità e la trasparenza, regolò le scappatoie fiscali per rafforzare il bilancio dello stato e sfidò la potente chiesa cattolica nel controllo della popolazione. Aquino portò a Manila il primo assoluto investment-grade ratings.

Nel 2016 le Filippine vantavano tassi di crescita simili a quelli cinesi. Quello che era il malato dell’Asia era il prediletto degli investimenti.

Certo anche Aquino proveniva da una specie di dinastia. Dopo la morte di suo padre nel 1983 che provava a combattere Marcos, sua madre Corazon Aquino fu eletta presidente nel 1986.

Benigno Aquino scosse lo status quo piuttosto che arricchirsi mentre portava il paese finalmente fuori dall’era dei Marcos.

La corrotta economia di Duterte

Sfortunatamente Duterte ha riposato sugli allori.

Aiutato da una rara espansione globale sincronizzata Duterte si allontanò dalle riforme economiche dolorose verso una guerra di elezione sulla droga. Molti altri paesi della regione si trovano di fronte a queste sfide ma è il governo di Duterte che ne fa una ragion d’essere.

Sul piano del buon governo celebrato da Aquino, laddove gli imperativi di controllo e sostenibilità di Aquino rallentavano i grandi progetti infrastrutturali, Duterte ha reso prioritario la fretta contro la trasparenza.

Aquino favoriva il modello di partenariato pubblico privato negli investimenti. Duterte è ritornato al vecchio modello di finanziamento guidato dal governo riportando l’opacità e il rischio di troppi prestiti che nell’era pre-Aquino portarono Manila ai titoli spazzatura.

Il costo di questo arretramento è una corruzione che peggiora.

Aquino ha lasciato a Duterte la 95ma posizione nell’indice di percezione della Corruzione di Transparency International. Ora Manila è al 115mo posto. Duterte si è giocato già metà dei miglioramenti dell’amministrazione Aquino che aveva ereditato il 134mo posto.

Questo declino tragico lo si deve molto all’espendiente politico di Duterte negli sforzi di ripulire il governo. Tanti investitori che avevano scoperto di nuovo le Filippine ora mantengono la distanza.

Se poi ci aggiungiamo la gestione squallida della pandemia, gli esperti sono davvero preoccupati su dove potrebbe trovarsi nel 2028 ed oltre il paese se Duterte dovesse mantenere il trono.

Il malfunzionamento del governo di Duterte ha riportato indietro gli standard di vita durante la pandemia.

“Specialmente durante la pandemia, la fame è davvero diffusa, e la malnutrizione colpisce moltissimo i bambini.” dice Peter Murphy, coordinatore di Investigate PH e presidente ICHR nelle Filippine. “Per non parlare di quanti di loro non hanno scuole dove andare”

La paura è che tra oggi e maggio il processo legislativo possa bloccarsi mentre i politici si battono per il potere.

“La domanda ora è se gli affari politici ritarderanno questo processo dal momento che le elezioni sono a meno di un anno” dice Nicholas Mapa di ING Bank.

Fitch Ratings ha rivisto di recente le prospettive del credito a negative, una chiara e attuale minaccia allo status conquistato a fatica di investment-grade.

“L’economia filippina è stata colpita duramente dalla pandemia del Covid-19 contraendosi del 9,6% nel 2020” dice l’analista di Fitch Sagarika Chandra. “La velocità della ripresa economica nel 2021 è stata resettata dalle varianti più trasmissibili e dalle restrizioni mirate della mobilità”,

La politica rannuvola le prospettive.

“Le elezioni presidenziali previste per maggio 2022 creano incertezza sulla strategia fiscale ed economica” dice Chandra che aggiunge “Fitch assume che sarà mantenuta una vasta continuità politica”

Persino la continuità sarebbe preoccupante ed il caso significativo è la risposta poco energica di Duterte alla pandemia.

Come dice Marisa Di Natale di Moody’s Analytics, “Le Filippine sono il ritardatario della regione mentre i casi di Covid-19 sono sempre cifre da record, serrate continuate a Metro Manila e sono una modesta spesa fiscale a sostenere la spesa ed il benessere nazionale”

La politica sporca

Ora si intromette anche la campagna elettorale. Nel 2016 “Duterte iniziò la propria campagna con tanto melodramma, ed ora pare che ci lascerà allo stesso modo per provare a confonderci” dice la senatrice di opposizione Risa Hontiveros.

E se la figlia Sara decidesse davvero di non correre per la presidenza, Ferdinando Bongbong Marcos è in attesa. Il figlio dell’ex dittatore ed ex senatore sperava di fare da vicepresidente a Duterte nel 2016.

Sebbene Marcos abbia perso quelle elezioni, Duterte ha passato gli ultimi cinque anni a provare a riabilitare il nome di Marcos e farlo anche diventare vicepresidente dopo le elezioni.

All’inizio del suo mandato diede a Marcos padre una sepoltura postuma nel cimitero degli eroi.

Il sostegno di Duterte alla dinastia familiare che spinse le Filippine nella povertà e nel malfunzionamento ha da sempre confuso gli esperti di politica.

Il risultato finale comunque è che il sistema che Aquino provò a cancellare sta ottenendo una tregua nel peggiore momento possibile.

L’inverno potrebbe anche essere in arrivo. E quello potrebbe essere tanto cattivo sia per la posizione dei diritti umani che la valutazione del credito di Manila.

William Pesek, Asiatimes.com

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