Disastro in una miniera di giada birmana a Hpakant

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Una grossa frana nella miniera di giada di Wai Khar ad Hpakant nello stato birmano Kachin ha seppellito 200 persone uccidendone 170 e ferendone altre 54, ultimo disastro in una attività dove corruzione e mancanza di controllo del governo sono rampanti.

La grossa frana nella miniera di giada a Wai Khar è stata causata dalle piogge intense che sono cadute su residui di estrazione dove minatori di giada clandestini creando un lago di fango che si è portato con sé i corpi di centinaia di minatori e ripetendo una tragedia annuale nelle miniere di giada birmane.

I yemase, come sono conosciuti i minatori clandestini di giada, frugano negli ammassi di detriti di estrazione alla ricerca di pezzi di giada da rivendere e rappresentano una frazione della popolazione birmana tra le più povere.

La pioggia intensa e le condizioni atmosferiche avverse hanno reso le operazioni di salvataggio molto difficili perché “i corpi sono seppelliti in un lago di fango” ed è molto difficile muoversi ed operare il salvataggio.

Sembra che il governo dello stato Kachin avesse sospeso le attività minerarie, tutte fatte con l’uso di esplosivi che facilitano le frane di fango, ma i yemase riescono ad addentrarsi per raccogliere pezzi pregiati da rivendere.

“Le imprese minerarie usano esplosivi che hanno indebolito il suolo e questo causa queste frane” ha detto ad RFA il ministro Kachin delle risorse naturali.

L’annualità delle frane nelle miniere di giada è avvalorata dalle statistiche raccolte dal partito NLD della città di Hpakant dove morirono l’anno scorso almeno 137 persone in sette frane, mentre nel 2015 altre frane e smottamenti uccisero 116 cercatori ed altri 100 scomparvero.

L’estrazione della giada è una delle attività dal valore di svariati miliardi di dollari che alimentano in modo enorme i guadagni dei generali birmani e la continuazione delle guerre etniche perché controllate dai generali birmani e da imprese ad essi collegate. Resta del tutto priva di regole.

Nella commissione di indagine promossa dal Presidente dell’Unione Birmana è stato indicato il ministro degli interni generale Soe Htut che è uno dei maggiori azionisti della Myanmar Economic Holdings Limited (MEHL) che detiene tantissime licenze di estrazione della giada nello stato Kachin. Anche se sembra che la miniera di Wai Khar non sia di proprietà dei militari o della MEHL, è molto preoccupante che nella commissione di sei membri presieduta dal ministro dell’ambiente Ohn Win, sia stato nominato proprio un grande azionista nelle miniere di giada.

disastro miniera di giada Hpakant
AFP

“Il fattore principale di questi anni è che i vari governi, quello attuale, quello precedente e la giunta militare prima hanno dato mano libera a queste imprese amiche dei militari e ai gruppi armati di estrarre minerali senza scrupolo e in modo rapace per anni senza alcuna misura di salvaguardia sociale e ambientale efficace. Non essendoci alcuna responsabilità hanno potuto continuare queste pratiche per anni”. ha detto Hanna Hindstrom di Global Witness che sostiene che 80% della giada passa la frontiera con la Cina senza essere dichiarata affatto allo stato.

I capi politici birmani hanno dimostrato una endemica mancanza di volontà politica per affrontare alcune imprese legate ai militari responsabili della distruzione sociale ed ambientale di Hpakant, secondo Hanna Hindstrom di GW, sin dall’era militare e lo resta sfortunatamente sotto l’amministrazione civile.

Che poi sia nominato nella commissione di inchiesta anche il maggior azionista militare fa diventare una farsa questa commissione per la frana della miniera di giada.

“E’ farsesco che il governo includa un azionista della MEHL in una commissione del disastro. Sono le imprese dei militari e quelle a loro connesse i maggiori ostacoli per applicare le riforme al settore della giada come anche al processo di pace più in generale.” ha ribadito Hanna Hindstrom.

Chris Sidoti, esperto di legge internazionale che partecipò ad una missione di accertamento dei fatti dell’ONU lo scorso anno per indagare i legami di affari dei militari, dice che è essenziale che questa commissione del governo sia libera da parti in causa.

“I militari sono una parte interessata e quindi c’è una chiarissimo conflitto di interessi. Una connessione col MEHL la renda compromessa. E’ il minimo da chiedere, fine della storia” ha detto Chris Sidoti Myanmar Now.

Secondo un parlamentare di Hpakant, Tint Soe, la tragedia della miniera di giada si spiega con l’incapacità del governo di fare dei regolamenti, la corruzione vasta, l’estrazione senza regole e l’uso sregolato di gestione dei rifiuti minerari.

La mancanza del governo della legge rende impossibile al governo governare la situazione, dice Win Myo Thu, di EcoDev Myanmar:

“Il governo ha provato a fare del suo meglio ma la regione è in uno stato di instabilità con la presenza di gruppi armati. L’esercito ha il compito di controllare la regione perché molte questioni sono legate a questioni militari”.

Hpakant giada
AFP

Per il governo, che sposta le accuse per questa tragedia proprio sui yemase che vanno ad estrarre giada in zone chiuse delle miniere, il Thein Swe dice che il governo non riesce a raccogliere somme ingenti di tasse dall’estrazione mineraria a Hpakant, dove l’insicurezza e gli interessi privatistici impediscono una regolamentazione dell’estrazione della giada.

I militari nel frattempo hanno scaricato su un loro subordinato il colonnello Nay Lin Tun le responsabilità della tragedia.

Nel 2016, prima della salita al potere di Aung San Suu Kyi dopo 50 anni di potere militare diretto, i militari regalarono 361 licenze minerarie di giada ad una sussidiaria della MEHL che ora ne detiene 397 su un totale di 397 licenze complessive, secondo EITI, istituto di trasparenza dell’Industria estrattiva birmana che lamenta la mancanza di applicazione di leggi e regolamenti approvati dal parlamento.

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