Dissolto il cessate il fuoco unilaterale del BRN nel meridione thailandese?

Sembra essersi dissolto il cessate il fuoco unilaterale annunciato e ribadito dal BRN, il più grande ed attivo gruppo insorgente del Profondo Meridione Thailandese, dopo un mese di inattività con l’uccisione di quattro persone nel fine settimana di inizio maggio, a seguito di un’incursione mortale delle forze governative contro presunti alcuni ribelli.

Il portavoce dell’esercito per il comando regionale, generale Pramote Promin, ha detto che stanno ancora cercando di capire chi siano gli autori di questi attentati.

Il giovedì precedente le forze di sicurezza thailandesi uccidevano tre presunti insorgenti che poi erano stati identificati dal BRN come propri militanti.

Agli inizi di aprile il BRN annunciò un cessate il fuoco unilaterale per ragioni umanitarie causate dalla pandemia del Coronavirus, dicendo anche che l’avrebbe interrotto il cessate il fuoco se le forze di sicurezza avessero attaccato i propri combattenti.

Il sabato successivo due uomini furono uccisi nella provincia di Narathiwat secondo la polizia che disse che i due tornavano a casa sulla moto quando sono stati sparati.

La domenica dopo ad essere sparati da persone armate sono stati due soldati che gestivano un posto di blocco per il COVID-19 nella provincia di Pattani.

“Dalle indagini iniziali i soldati che davano sostegno alle attività al posto di blocco del COVID-19 sono stati sparati da ignari attaccanti su una moto” ha detto il colonnello di polizia Mana Dechawarit. “Crediamo che siano responsabili gli insorti per l’attacco in vendetta per la morte dei loro compagni”

Questa violenza mortale ha avuto luogo tra i grandi sforzi fatti dal facilitatore malese per portare avanti i colloqui di pace mentre il meridione è nel mezzo anche dell’epidemia da COVID-19.

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All’inizio di questo anno il BRN ha accettato di tenere colloqui diretti di pace col governo.

Si deve ricordare che oltre 7000 persone sono morte dal 2004 per l’insorgenza e fino al 4 maggio le province che costituiscono l’area del Profondo Meridione, denominata Patani dai militanti, hanno registrato 373 infezioni che rappresentano il 12% delle infezioni totali della Thailandia.

Per questa ragione il 3 aprile il BRN decise di dichiarare un cessate il fuoco per permettere al governo di combattere la pandemia, cessate il fuoco che il portavoce dei militari Pramote definì irrilevante per gli sforzi dei militari di combattere le attività insorgenti.

Il 30 aprile, dopo che i tre militanti del BRN furono uccisi in un rifugio segreto nella provincia di Pattani, il portavoce del BRN Abdul Karim Khalid attaccò in un video di Youtube il governo per aver usato la pandemia come scusa per lanciare l’incursione.

“Perciò il BRN condanna il governo thailandese per questo atto disumano e speriamo che tutti siano all’opera per tenere questa epidemia e questo regime abusivo lontano dai villaggi.”

Nella dichiarazione successiva del primo maggio il BRN scriveva:

“Il BRN condanna con forza le azione del governo reale thailandese che non riesce a rispettare la durezza che vive la gente di Pattani durante l’epidemia del COVID-19 e che mostra di non avere a cuore i bisogni umanitari della gente di Pattani… BRN nega con forza le dichiarazioni del governo reale thailandese secondo cui abbiamo violato la nostra attuale pausa umanitaria…”

Nell’invitare il governo thailandese a priorizzare la prevenzione della pandemia BRN dice:

“BRN spera anche che la gente di Pattani potrà celebrare i loro rituali del Ramadan e che le minacce da parte delle forze del governo reale thailandese possano essere evitate”.

Nel frattempo le autorità hanno fatto sapere che 17 donne Rohingya ed un ragazzino di dieci anni detenuti nel centro di detenzione dell’immigrazione a Sadao erano positivi al virus, secondo quanto affermato dal governatore provinciale Jaruwat Kliangklao il quale ha detto che la madre del ragazzo non era infetta.

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E’ stato mandato un gruppo di medici per poter contenere il virus nel centro di detenzione di Sadao dove ci sono 28 detenuti Rohingya.

“Se qualcuno presentasse dei sintomi di polmonite, sarà inviato all’ospedale di Hat Ya, mentre quelli che presentano sintomi lievi saranno trattati in un ospedale da campo nel centro di detenzione”

Questi 18 casi erano i soli registrati nella domenica con un totale di 2987 casi registrati e 54 morti.

La scorsa settimana il gruppo dei diritti umani Fortify Rights ha chiesto al governo thai di rilasciare i Rohingya e gli altri detenuti nel centro di immigrazione di Sadao e degli altri centri.

Ci sarebbero secondo il gruppo 200 rifugiati in 22 centri.

“La continuata detenzione di rifugiati e migranti non è solo un problema di diritti umani ma anche un problema di sicurezza pubblica” ha detto la direttrice esecutiva di FR Amy Smith.

“Con una crisi sanitaria globale in corso le autorità devono priorizzare i focolai di COVID-19 potenziali come i centri di detenzione per prevenire la trasmissione”.

Mariyam Ahmad Nontarat Phaicharoen, BENARNEWS