Divorzio nelle Filippine, una speranza che dura da troppo tempo

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A fine maggio scorso la Camera dei deputati filippini ha approvato una legge del divorzio nelle Filippine alla sua terza e ultima lettura superando la forte e vocale opposizione della Chiesa Cattolica.

La legge passerà poi al Senato Filippino per la definitiva approvazione o per essere cassata come avviene da anni nel paese, dopo che negli anni 50 fu abolita la legge del divorzio dell’era americana e fu approvata la separazione legale che però non permette ai separati di risposarsi.

divorzio nelle filippine

Quando si dice che le Filippine sono un paese cattolico, si dimentica o forse non si sa che la più concreta opposizione alla legge proviene da una chiesa minore, INC, Iglesia Ni Cristo, che però ha un peso elettorale notevole perché è capace di orientare i voti ed ha un peso economico notevole.

La INC fu fondata da un ex cattolico che fondò la chiesa che proibisce il divorzio ed è costituita da 2,8 milioni di membri.

Un sondaggio recente mostra infatti che tra gli aderenti alla INC l’opposizione alla legge del divorzio è maggiore rispetto alla media del sondaggio che invece approva questa misura per le ragioni che troveremo di seguito enunciate bene dallo scrittore Filippino Jose Butch Dalisay.

Non ci si deve quindi meravigliare che questo argomento sia molto sentito, visto che sono tante le coppie che non si sposano e convivono specie tra le famiglie più disagiate perché il costo dell’annullamento è veramente esorbitante e non è alla portata di un filippino medio

Secondo il censimento del 2020 nel paese cattolico delle Filippine c’è il 78,8% di cattolici romani, il 6,4 di musulmani e il 2,6% che aderisce all’INC.

Se si guardano le indagini demoscopiche invece si scopre che la maggioranza dei filippini è incline a permettere il divorzio e a permettere ad una coppia separata di risposarsi.

Fino a quando non ci separi il divorzio nelle Filippine

C’è una cosa del divorzio, di cui presto il Senato Filippino discuterà la bozza di legge che lo vuole legalizzare, che non sia stata ancora detta o che la maggioranza delle persone non conoscono?

Era questo che mi frullava in testa nel recarmi a scuola, mentre mi domandavo cosa mai sapessero della questione i miei studenti ventenni.

Visto che i giovani di quella età si sposano nei successivi cinque o dieci anni, sono proprio loro ad essere i più coinvolti da ciò che uscirà dalla spinta attuale all’approvazione della legge.

Perciò sollevai la questione visto che ci stavamo dedicando alla scrittura argomentativa o di opinione, e il divorzio era proprio un argomento del genere.

Non dissi per quale posizione parteggiavo benché, conoscendomi come un liberale convinto, avrebbero potuto anche saperlo.

Li lasciai parlare. Poiché siamo nella University of Philippines e mettendo in conto che gli studenti tendono ad adeguarsi a quello che loro credono sia il pensiero dei loro docenti, non c’è affatto da sorprendersi che chiunque abbia detto qualcosa in quella stanza si sia espresso in favore della legalizzazione del divorzio. Se c’era qualcuno di opinione opposta, cosa di cui dubito, aveva scelto di restare in silenzio.

Chiaramente la maggioranza era d’accordo sulla cosa per le stesse ragioni addotte da chi sostiene la legge.

Una studentessa presentò una storia molto personale sulla questione. “Da figlia di genitori il cui matrimonio è stato annullato, ricordo bene tutto quello a cui dovettero sottostare per ottenere l’annullamento. I poveri non possono permetterselo” disse la ragazza.

E a parte l’economia, cosa offre il divorzio che l’annullamento non può? “La libertà di risposarsi” risposero tutti. Bisogna fare una correzione: l’annullamento permette di risposarsi, ma la separazione legale no.

Per spingermi un po’ più a fondo feci qualche altra domanda, e chiesi di cosa pensassero della tesi che il divorzio contribuisce alla rottura dei matrimoni.

“Quei matrimoni sono già rotti” disse uno studente.

Ma il vaticano si oppone al divorzio, non è così? “I preti non si sposano. Cosa ne sanno del matrimonio?”

A quel punto trovai che fosse utile introdurre un fatto che era una novità per chiunque fosse nella classe.

“Sapevate che che nelle Filippine avevamo il divorzio?”. No, davvero?

“Sì, fu promulgata una legge di divorzio sotto gli americani nel 1917. Fu anche espansa sotto l’occupazione giapponese e continuò dopo la guerra finché non fu abolito il codice civile del 1950 e sostituito con la separazione legale. Sarebbe interessante conoscere le statistiche. Non è però che non ci siano state mai delle opzioni. Era lì ma i politici sostenuti dalla Chiesa la tolsero”.

Crollò la famiglia filippina allora perché era possibile divorziare? Datemi la prova.

Se queste discussioni dovessero far venire i brividi agli ultraconservatori che credono ancora che UP sia un covo di ribelli, atei e adoratori del diavolo, sono felice di dire loro che la religione è viva e vegeta nella UP. Sono sempre piene le messe sia nelle cappelle cattoliche che protestanti, come anche la ragione e il pensiero critico che a mio avviso sono ancora gli antidoti migliori contro il dogmatismo dottrinario, sia da sinistra che da destra.

La decisa resistenza della Chiesa Cattolica a legalizzare il divorzio e la chiara volontà dei miei studenti a respingere quell’argine mi riportò alla mente un periodo critico negli anni 50 quando l’UP era divisa da uno scontro tra le forze religiose alleate del popolare monaco gesuita John Delanay quali l’Azione Cattolica degli Studenti di UP e coloro che, come il professore di Filosofia Ricardo Pascual, credevano nel mantenere il carattere non settario di questa università.

Alla fine prevalse il settarismo ma al costo della denuncia di Pascual e di altri professori di mente liberale perché “comunisti” davanti al Comitato Parlamentare sulle Attività Antifilippine.

Mi piacerebbe credere che siano cambiate tante cose da allora, sebbene talvolta le cose sembrino essere quasi le stesse, visto che si continua ad etichettare “i rossi” anche se il potere e l‘influenza del CPP-NPA sono diminuiti drasticamente.

Una cosa che è cambiata, almeno nella pubblica percezione, è la presunzione della superiorità morale reclamata un tempo da una chiesa che ora è immersa in scandali finanziari e sessuali.

La sua invocazione alla legge divina o legge naturale su argomenti relativi alla omosessualità, contraccezione e divorzio sembrano abbastanza medioevali in un mondo che si è evoluto in direzione opposta, una cosa che il fedele conservatore vedrà come una ragione in più per tenersi ancora più stretto all’inflessibilità delle loro convinzioni fondamentali.

Non si può discutere con chi ha queste convinzioni, a cui tutti hanno diritto, ma di contro la nostra gente da cittadini non deve essere soggetta a qualunque dottrina religiosa quanto si tratta di decisioni personali che non sono affari di preti o di imam.

Vorrei ribadire, se mai ce ne fosse il bisogno, che non penso di divorziare dalla mia adorabile moglie con cui ho appena celebrato i 50 anni di un matrimonio tipicamente incostante ma sempre felice.

In precedenza ho già parlato di quanto sia poco affezionato alla religione organizzata per dare qualche contestualizzazione. Credo in Dio e nel valore della fede e della preghiera nella nostra vita, e credo nel diritto degli altri di praticare la propria religione, finché non insistono che la loro è la sola via e impongono su di me il loro modo di vivere.

Se vuoi rimanere sposato in una mutua e perpetua miseria perché credi sia la cosa giusta da fare, va bene, ma non aspettarti che gli altri facciano la stessa cosa, perché la loro vita non è fatta perché voi la incasiniate.

La felicità e abbastanza difficile tra trovare in questo mondo distopico in cui viviamo; non rendiamola difficile per chi voglia cercare un’altra possibilità di amore e di pace.

Dubito che cambierà mai la promessa di matrimonio. “Nel bene e nel male, finché morte non ci separi” vale sempre la pena che due persone facciano del loro meglio, finché non si arriva al peggio.

Ma il divorzio deve essere sempre una possibilità lasciata all’intelligenza data dal Signore ad ogni individuo, alla sua coscienza e alla sua onestà emotiva piuttosto che ad istituzioni legate più ad astrazioni che alla realtà.

Ci ricorda alla fine di quanto siamo umani, capaci di fare errori che non si correggono prolungandoli nel tempo.

Impariamo, facciamo del meglio e continuiamo a vivere. Credo che quello era quello che un Onnipotente giusto e gentile desideri per la sua creazione.

José Butch Dalisay, PinoyPenmanila

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