Dopo il golpe vengono i contraccolpi, secondo Duncan Mccargo

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La questione non è se il colpo di stato thailandese andrà a finire male, piuttosto quando e in che modo. Si penserebbe che le Forze Armate Reali Thailandesi siano brave a reprimere lo scontento ora. La Thailandia è stata in crisi politica permanente dalle proteste del 2005 contro il primo ministro Thaksin e instabili politicamente per gran parte del XX secolo. Ma come l’ultimo golpe del 2006 la presa del potere del 22 maggio in un golpe senza spargimento di sangue sarà disastroso.

Al centro del problema della Thailandia vi è un’immensa differenza tra i sostenitori di Thaksin, che fu cacciato nel colpo di stato del 2006 e la cui sorella Yingluck fu primo ministro dal 2011 a maggio, e quelli che si oppongono con forza al clan Shinawatra. Le forze a favore di Thaksin comprendono la maggioranza in Thailandia ma una minoranza tra l’elite di Bangkok e la classe media del paese.

I militari hanno affermato che era necessario evitare una potenziale violenza e riportare insieme le due fazioni in guerra che hanno paralizzato il governo del paese da Novembre. Sebbene i golpe, nella quasi totalità del mondo, siano passati di moda, i Thailandesi sanno ancora come lanciarli in modo brillante: occupare le televisioni, guadagnarsi gli onori per aver salvato la nazione dal disordine e ricevere attenzione internazionale immediatamente. Per la prima volta in vari mesi, Bangkok non ha più proteste di strada, cosa che crea un’impressione di ritorno alla normalità.

E’ un’illusione che comunque non durerà.

dopo il golpe vengono i contraccolpiPer il meglio o per il peggio, i thailandesi hanno la soglia di tedio politico più bassa al mondo. Sin dalla fine della monarchia assoluta nel 1932, la Thailandia si è alternata tra il fascino del governo parlamentare e periodi di dittatura militare; la politica elettorale ha guadagnato terreno sin dalla fine anni 70, ma il circolo della monarchia ha costantemente esercitato un potere dietro le scene nel formare regimi di governo. Sin dal golpe del 1991 ci sono stati almeno 13 primi ministri, per non citare quelli che facevano funzione, tre golpe, dieci elezioni generali, quattro costituzioni escluso le costituzioni ad interim, e sei grandi proteste di strada.

I militari della Thailandia si meritano molte delle accuse. Prendere il potere è eccitante e affascinante, il sogno di ogni giovane cadetto che si diploma dalla accademia militare reale Chulachomklao. Ma dopo il golpe vengono i contraccolpi: i duri compiti giornalieri di guidare un paese e affrontare le critiche continue. Lontani dall’essere sorridenti, passivi e rispettosi verso l’autorità, come le autorità turistiche vorrebbero farci credere, la popolazione di 69 milioni di persone è tra le più politicizzate e polarizzate al mondo. La nozione che abbracceranno la pace e l’ordine su istruzione di qualche tizio in uniforme è uno scherzo. I Thai amano la retorica dell’ordine e godono dell’idea di un capo forte, ma la novità stanca dopo appena qualche settimana di paternalismo rigido militare. E stanno già trovando nuovi modi per dimostrare il proprio dispiacere con i nuovi governanti.

Sfortunatamente i militari non sembrano capirlo. I generali thailandesi vivono pochissime critiche nelle loro vite professionali. Socializzano nella cultura militare dal giorno che entrano nella scuola dei cadetti a 15 anni guardano ad una carriera di 45 anni nelle forze armate. La Thailandia ha uno dei contingenti più vasti al mondo di generali in servizio, circa 1500 nelle tre armi con un personale militare di 300 mila persone in tutto. Molti di loro non hanno letteralmente da fare nulla se non cimentarsi negli affari e immischiarsi nella politica. Circondati da persone che dicono sempre si per gran parte della loro vita, non sono ben adatti a gestire imprese reali o assumere uffici ministeriali, politici o altri posti pubblici. Le forze armate thai sono una burocrazia uniformata che non combatte una guerra reale da quando avevano un ruolo di sostegno agli americani nella guerra del Vietnam.

Il comandante delle RTA può godere nel pronunciarsi altezzosamente sui capricci dei politici eletti e porsi come arbitro morale. A dicembre prima della presa armata del governo, il comandante dell’esercito Prayuth dichiarò che i militari avrebbero mantenuto una posizione bilanciata che non eroda il loro obiettivo di creare amore ed unità tra i Thailandesi. Aggiunse: “I soldati apparterranno sempre alla nazione, alla religione e al popolo” Dopo il golpe l’autorità morale del capo dell’esercito e la capacità di pontificare sparisce velocemente mentre l’obiettivo professato di incoraggiare amore ed unità si fanno più elusive.

Immediatamente dopo la presa del potere, Prayuth si nomina primo ministro ad interim, rendendosi così un punto fi arrivo di tutte le lamentele. Se è saggio, selezionerà un civile a cui assegnare tutti i compiti non appena possibile. Il gruppo del golpe del 1991 scelsero con sagacia un rispettato ex ambasciatore negli USA e il confidente reale Anand Panyarachun per gestire tutte le conseguenti afflizioni. Anand fu bravo nel conquistare tutta la comunità internazionale e alleggerire la pressione dai militari, almeno per un po’.

Per contrasto gli ingegneri del golpe del 2006 scelsero male consegnando il potere ad un ex capo elle forze armate, Surayud Chulanont, che acquisì immediatamente la reputazione ben meritata di esitare e di non avere capacità di focalizzare. In modo simile oggi Prayuth sembra pericolosamente esposto, provando a affrontare l’intero golpe egli stesso piuttosto che preservarla come uno sforzo di un gruppo.

Nel 1991 i golpisti furono visti come galanti, figure persino romantiche, specie il comandante supremo Sunthorn Kongsompong, un ufficiale di cavalleria dal parlare soave che andava bene in TV. La luna di miele durò circa quattro mesi finché divenne sempre più ovvio che il suo collega senza fascino, comandante dell’esercito Suchinda Kraprayoon, guardava ad un ruolo chiave per se stesso nell’ordine post elettorale. Quando Suchinda sgomitando si fece strada verso il premierato nel 1992, causò proteste di massa, sparatorie e l’intervento reale. Re Bhumibol convocò sia Suchinda sia il capo principale delle proteste per una reprimenda che servì a cacciarlo dal potere. Suchinda resta largamente vituperato sebbene il suo passo falso aiutò ad aprire la strada per una costituzione del popolo progressista nel 1997.

Il generale Sonthi Boonyaratglin, probabilmente il comandante delle forze armate più amabile dei passati decenni, lanciò il golpe del 2006. Ma persino lui capì che non avrebbe mai potuto capitalizzare il golpe per una carriera politica di più lungo respiro e che sradicare l’influenza di Thaksin ed il sostegno forte popolare era impossibile. Il golpe del buon Sonthi, all’inizio visto di buon occhio da molti abitanti della capitale, lentamente degenerò in una serie di frustrazioni e scontenti popolari, e i partiti di Thaksin lanciarono un riuscito ritorno nell’elezione successiva.

Un golpe sconvolge i piani dei generali in un modo che non gradiscono. Presto la loro miseria inizia ad infettare la popolazione più vasta che comincia a desiderare di nuovo capi politici che può rimuovere facilmente dall’incarico. I golpisti ora al potere farebbero bene a ridurre la propria visibilità, a nominare un primo ministro civile ed un governo per allentare la pressione sulla giunta e a pianificare una partenza veloce.

Prayuth non dà alcun segno finora di comprendere qualcosa di tutto ciò. Forse crede che dovrebbe stare come primo ministro. Se è così dovrebbe pensarci bene: le stesse persone che ora lo celebrano nella sua azione forte di presa del potere molto presto vorranno vedere le sue spalle.

DUNCAN MCCARGO, foreignpolicy.com

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