Cerimonia di cremazione delle vittime di Nong Bua Lamphu

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Si è tenuta la cerimonia di cremazione delle 37 persone, di cui 24 bambini, massacrate dall’ex poliziotto thailandese Panya Karnrap nell’asilo infantile di Uthai Sawan, nella provincia di Nong Bua Lamphu alla presenza di centinaia di familiari e cittadini.

cerimonia di cremazione delle vittime di Nong Bua Lamphu Wason Wanichakorn / AP

Nella cerimonia di cremazione le bare sono state erette sulle pire temporanee nel tempio di Rat Samakee per permettere una cremazione collettiva delle vittime del maggior massacro della storia thailandese.

Ogni famiglia ha posto sulla pira temporanea la bara del proprio congiunto insieme ad una foto oppure al giocattolo preferito, al riparo dagli occhi di chi era giunto ad osservare questo triste evento grazie ad un grigliato di protezione. Poi i monaci hanno versato su ogni singola bara della benzina ed hanno acceso la pira. Poco distanti i familiari osservavano e pregavano per i loro cari.

“Hanno osservato la loro cremazione con la mente in uno stato d coscienza vigile” dice l’abate del tempio “Il sostegno avuto da tutta la gente li ha benedetti e dato del sollievo al loro dolore.”

Non era presente a questa cerimonia di cremazione la bara di Panya Karnrap che è stato cremato in una provincia vicina dopo che lo stesso tempio si era rifiutato di tenere la sua cremazione.

Sulle implicazioni della morte di così tanti bambini innocenti scrive su Twitter Phacha Phanomvan:

“Le implicazioni del massacro per i buddisti sono immense. Non è solo la tragedia di uccidere così tante vite giovani ed innocenti. Nel Buddismo thailandese, la coscienza della morte è molto importante. I giovani bambini non possono passare ad altra vita perché sono troppo giovani per essere coscienti della morte.

Questo significa che le famiglie non solo distrutte dal loro, ma anche da un difficile senso di disagio su come possono aiutare i figli ad andare avanti nell’Aldilà. Non è affatto semplice, Riposino In Pace. Il patriarca supremo ha ordinato delle preghiere in più a livello nazionale per i bambini.

Questa è la ragione per cui questo crimine di giovani bambini ha scosso il paese nella sua essenza. Crediamo anche che le anime che muoiono in modo prematuro non possono andare avanti finché non abbiano servito la propria attesa di vita, che è più lunga nella vita degli spiriti di quanto lo è nella vita umana.

Psichiatri e monaci dovranno lavorare insieme per guarire le famiglie. Si spera che questo potrà facilitare una vasta repressione nazionale sul mercato nero che si nutre in ogni angolo del paese di armi e pistole illegali.”

Questo massacro sembra aver svegliato il governo sui due temi più importanti: il controllo della circolazione delle droghe e la diffusione delle armi ma non certo sulla cultura delle armi.

Ci sono molti politici che vogliono che si lanci una guerra alla droga, dimenticando forse che nel 2003 l’allora premier Thaksin Shinawatra, molti anni prima di Duterte, lanciò una mortale guerra alla droga che fece 2500 morti extragiudiziali senza risolvere con ciò il problema. Per inciso Thaksin non è mai stato chiamato a rispondere di questi omicidi extragiudiziali.

Una nuova mano pesante sui consumatori di droghe inoltre porterà solo a riempire le carceri. Dice Jeremy Douglas del UNODC del Sud Est Asiatico:

“Il paese ha appena visto una riforma della legge sulla droga fatta anche per migliorare l’accesso al trattamento e per decrescere il numero dei detenuti. Non ci si può permettere di vedere la cosa opposta”

Molti di coloro che hanno proposto la guerra alla droga dimenticano anche che la frontiera con Myanmar e Laos è altamente porosa e da lì passano tonnellate di droghe di ogni tipo. Da parte sua la Thailandia non pare interessata a voler controllare le sostanze che servono alla sintesi di queste droghe e che entrano liberamente nel Myanmar.

Né la Thailandia sembra interessata a porre ai generali birmani questa decennale questione, ma è sempre pronta a bloccare i dissidenti del Myanmar, i profughi che scappano alle bombe degli aerei e dell’artiglieria del Myanmar.

Dati questi presupposti è facile prevedere che la Thailandia riuscirà a fare un altro buco nell’acqua.

Sul secondo tema del controllo della circolazione delle armi, il governo proporrà che chi chiede la licenza per le armi dovrà essere sottoposto a valutazione psicologica ed avere delle referenze da qualcuno, che sia il datore di lavoro o una autorità.

La licenza può anche essere revocata per coloro che si sono comportati in modo da minacciare la società ed anche gli ex poliziotti o soldati dovranno sottoporsi ad indagini regolari per possedere una pistola o un’arma.

Quando entrerà in vigore questa legge non si sa ancora e qualcosa di simile era stata proposta quando ci fu un altro massacro a Nakhon Ratchasima commesso da un militare di basso grado.

Promesse e promesse mai mantenute che comunque non toccano due punti cardine.

Il primo è la cultura delle armi che è mantenuta e curata proprio dai militari che ogni anno tengono le loro fiere dove anche i bambini possono giocare alla guerra con armi reali.

Il secondo punto è che circolano tante armi illegali provenienti dai paesi vicini che alimentano un sottobosco di corruzione proprio nelle agenzie di controllo e che questa proposta non sembra toccare.

Ma forse di fronte a tragedie simili, è importante riflettere sul rapporto tra società e violenza. Scrive sul BangkokPost, Chaiwat Satha-Anand presidente di Thailand Research Fund

“….Ci sono due casi di estrema violenza accaduta nello stesso 6 ottobre a distanza di 46 anni che usiamo come riferimenti, e vogliamo dire che la violenza è sempre stato un problema nella società Thai. Non perché la società thai sia più violenta di altre e si possono indicare tanti periodi violenti o non violenti del passato.

Quello che c’è da sottolineare è che la società thai è ordinaria nella sua propensione verso la violenza. Ma se ci mettiamo ad analizzare tale realtà potremmo forse creare modi per mitigarne gli effetti.

Questi casi tragici sono casi di violenza estrema e che non sono di certo uguali…

Quella del 6 ottobre 1976 fu un caso di violenza di stato commessa contro cittadini innocenti da vari gruppi alcuni dei quali apparati dello stato.

Ma è molto significativo che fu fatta con inspiegabile brutalità: hanno bruciato persone vive, hanno appeso corpi mutilati agli alberi di tamarindo a Sanam Luang mentre la gente osservava in modo passivo.

Il linciaggio fu condotto dall’alba sul terreno santificato non lontano dal tempio del Buddha di Smeraldo. Si deve dire che il linciaggio fu reso possibile dopo che tutti i media avevano demonizzato ripetutamente gli studenti e manifestanti radunati all’Università di Thammasat.

Quanto appreso dagli studi sul genocidio del Ruanda del 1994 ci dicono che le demonizzazioni ripetitive ed efficaci delle vittime spesso precedono i pogrom.

La tragedia del 6 ottobre 2022 a Nong Bua Lamphu fu un caso di omicidio di massa che fa parte della epidemia di violenza nel mondo di oggi.

Nel libro di Jillian Peterson e James Densley “The Violence Project: How to Stop a Mass Shooting Epidemic” si trovano alcune utile cose conseguenza della loro ricerca.

La prima cosa le sparatorie di massa sono socialmente contagiose per la grande attenzione dei media.

La seconda è che questi assassini hanno un percorso coerente: traumi dell’infanzia prodotti dalla violenza familiare, da assalti sessuali, suicidi di genitori e bullismo estremo. Crescono questi assassini con inclinazione alla rassegnazione, disperazione, isolamento, disgusto di sé, rigetto dagli amici e tentati suicidi.

La terza cosa gli omicidi di massa sono spesso atti di violenza suicida, sono contemporaneamente omicidio e suicidio perché molti di loro li pensano come il loro atto finale.

Quarta cosa, le misure di sicurezza dure della scuola potrebbero non essere una soluzione. Dopo il caso del Columbine in Colorado nel 1999 le scuole americane hanno adottato misure come metal detector, persone armate ed altro.

Il ministro degli interni Thai si dice sia favorevole a questi passi. Ma questa misura preventiva non funziona perché per oltre il 90% del tempo gli insegnanti sono dentro la scuola. Loro prendono di mira la propria scuola.

La tragedia del 1976 seguì un vizioso progetto di demonizzazione contro gli studenti che difendevano la democrazia. Per contrasto non ci fu alcuna demonizzazione nella violenza della scorsa settimana.

cultura delle armi in Thailandia

Il colpevole usò coltelli e pistole per portarsi via le vite di 37 persone comprese la moglie, il figlio e se stesso. Le 22 vittime dell’asilo comprendevano 19 maschietti e tre ragazze.

Tutti furono uccisi non dalla pistola ma dal coltello dell’assassino. Mentre è facile parlare di malattia mentale, uno studi mostra che gli uomini violenti uccidono cinque volte di più bambini che assassini con malattia mentale.

Secondo dati ONU, dal 2008 al 2017 sono morti per omicidio 205153 bambini tra zero e 14 anni. Il 59% delle vittime sono maschietti, mentre il 20% hanno meno di cinque anni.

Obiettivo preferito sono i bambini disabili mentre alcuni genitori che hanno ucciso i propri figli erano motivati da pensieri altruisti.

Nel 2016 gli USA aveano il tasso più alto di omicidi con 3 per 100mila bambini tra zero e 14 anni, mentre nel Sud Est Asiatico Indonesia, Thailandia e Timor sono i paesi con tasso di omicidio di bambini più alto tra 0,4 e i 2,3 su 100mila bambini, secondo dati OMS.

Le due tragedie del 6 ottobre riflettono differenti tipi di violenza.

Mentre ciò che accadde 46 anni fa ci mette in guardia che l’odio tossico che si produce nella società può produrre un orrore abominevole, la violenza nell’asilo ci mostra la dura realtà che la purezza dell’innocenza non serve da protezione contro la violenza di un killer.

La grande domanda è come la presenza di un odio riprodotto e dell’incapacità di un innocente a impedire la violenza ci aiuta a vedere la società per quello che è davvero?

In un libro di Mark Danner, l’ex presidente di Haiti Leslie Manigat ha detto che la violenza politica nel suo paese “mette a nudo il corpo sociale” e mostra come davvero funziona la società perché è come porre “lo stetoscopio per tracciare la vita sotto la pelle”.

Perciò se si vogliono comprendere tutti i particolari della società, attraversare gli strati complessi di violenza e miti e comprendere le cause primordiali, bisogna confrontare il 6 ottobre del 1976 con il 2022 e ricordarli entrambi per quello che sono.

Solo così possiamo lavorare insieme per assicurare che tali casi di violenza estrema non ritornino.”

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