2 denunce per diffamazione a chi combatte per i diritti in Thailandia

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Una azienda thailandese di polli di allevamento ha fatto due denunce per diffamazione sia sul piano civile che penale una militante dei diritti ed un lavoratore birmano in Thailandia.

La militante Sutharee Wannasiri ed il lavoratore Nan Win hanno la colpa di aver condiviso su Twitter un video in cui si denunciano le condizioni di lavoro, di paga e di diritti ad opera della azienda thailandese di polli di allevamento, Thammasek Company di base a Lopburi in Thailandia.

Secondo il video e le denunce dei lavoratori l’azienda avrebbe pagato male i lavoratori facendoli lavorare in modo molto intenso con paghe non adeguate e con il sequestro dei documenti per tenerli legati al posto di lavoro.

La Thailandia esporta moltissimo i prodotti di allevamento nei mercati occidentali affidandosi moltissimo al lavoro di emigrati birmani, laotiani e cambogiani in aziende che non sono ben controllate dalle autorità.

In risposta alle accuse di violazione dei diritti, come molte aziende hanno fatto e fanno, i lavoratori sono stati colpiti da denunce di diffamazione che in Thailandia comporta anche un reato penale.

Si possono ricordare le vicende di Andy Hall che fu denunciato per diffamazione da un altro conglomerato thailandese e che è ora stato costretto a lasciare la Thailandia.

Sutharee Wannasiri e Nan Win sono essenzialmente colpevoli di aver diffuso un video di 107 secondi della ONG Fortify Rights.

Scrive Fortify Rights:

Le autorità thailandesi e la Thammakaset Company Limited devono immediatamente ritirare le denunce di diffamazione sia civile che penale contro due difensori dei diritti umani per il loro coinvolgimento nelle attività legate ad un film di Fortify Rights. La Corte Penale di Bangkok ha previsto un’audizione preliminare sulle denunce di diffamazione penale il 3 dicembre.

Amy Smith, direttore esecutivo di Fortify Rights dice: “Queste denunce sono una forma di pressioni giudiziarie e devono essere lasciate cadere immediatamente. Invece di permettere alle imprese di prendere di mira ed attaccare i difensori dei diritti umani, le autorità thailandesi dovrebbero proteggere e promuovere chi difende i diritti umani”.

Le denunce, fatte dalla Thammakaset ad ottobre 2018, sono in relazione ad un film di 107 secondi pubblicato il 4 ottobre 2017 da Fortify Rights, in cui si invitavano le autorità thailandesi a lascare cadere accuse di diffamazione contro 14 lavoratori nell’azienda di allevamento di polli della Thammasek a Lopburi e a depenalizzare il reato di diffamazione.

Nel film tre lavoratori descrivono come Thammakaset lanciarono contro di loro le accuse di diffamazione dopo che i lavoratori denunciarono alle autorità le violazioni del diritto del lavoro, come paghe non legali, non pagamento degli straordinari e confisca dei loro documenti di identità e passaporti.

Sutharee Wannasiri e Nan Win rischiano fino a due anni di carcere e somme ingenti di risarcimento.

IFHR, International Federation for Human Rights, ha condannato la denuncia contro i due militanti.

Il proprietario della Thammakaset Chanchai Pheamphon dice di aver proceduto alla azione legale per il buon nome dell’azienda a causa delle accuse false.

“Per i due anni scorsi tutti mi accusavano ma non hanno mai fatto un’indagine appropriata” dice il proprietario che nega la confisca dei passaporti e di aver fatto lavorare le persone per venti ore di seguito. “Da ora in poi vedrete altre denunce contro una serie di cosiddetti difensori dei diritti umani in Thailandia che per me sono coloro che di fatto violano i diritti”

Nel frattempo un gigante della cucina thailandese Betagro, avrebbe tagliato i legami con l’azienda dopo le prime denunce di abusi.

Un membro della commissione dei diritti umani della Thailandia, Angkhana Neelapaijit, ha ricordato che negli scorsi anni è cresciuto il numero di donne impegnate nella difesa dei diritti che sono state colpite da azioni legali.

Sarebbero 170 le donne denunciate tra il 2014 ed il 2017 per le loro attività nella difesa delle risorse naturali e nei diritti delle loro comunità sia da imprese private che da agenzie dello stato.

“Abbiamo posto la questione col governo precedentemente e non abbiamo visto dei cambiamenti. In aggiunta crescono le pressioni indebite online e i discorsi di odio contro le donne dei diritti. Ci sono sempre più campagne di denigrazione e di aggressione sessuale contro queste donne” ha detto Angkhana Neelapaijit

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