Due monaci thailandesi uccisi nel profondo meridione thai un crimine di guerra

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Uccisi due monaci thailandesi e feriti altri due da militanti armati del gruppo indipendentista BRN vestiti di nero del meridione thailandese che sono entrati in un tempio a Rattanaupap, Su-ngai Padee, della provincia di Narathiwat, venerdì sera alle 8,30.

Uno dei due monaci thailandesi uccisi è Phra Khru Prachote Rattanarak, l’abate del tempio.

All’inizio erano stati dati per morti tutti e quattro, perché stavano tutti insieme. Poi all’ospedale si sarebbe chiarita la situazione con due soli morti mentre gli altri due sono riusciti a sopravvivere alle ferite riportate.

Il gruppo di militanti sarebbe penetrato dal retro del tempio attraverso un ruscello.

E’ dal 2015 che, secondo l’esperto dell’insorgenza Zachary Abuza, non si vedevano attentati ai monaci buddisti.

Nello stesso periodo di tempo altri oggetti esplodenti improvvisati sono stati fatti detonare in varie parti delle province dell’insorgenza che sono Narathiwat, Pattani e Yala ed alcuni distretti di Songkla.

In altri scontri a fuoco sono stati feriti alcuni soldati thailandesi ed è stato ucciso un presunto militante del BRN. Alcuni credono che quest’ultimo episodio contro i monaci thailandesi sia stata una vendetta rispetto alla morte del militante, Ali Mali.

La tre province dell’insorgenza musulmana malay sono le uniche a maggioranza musulmana malay in un regno prevalentemente buddista. Sebbene la religione sia una componente di questa insorgenza, il conflitto a bassa intensità è essenzialmente un conflitto etnico-nazionalista che si agita da tantissimi anni e che negli ultimi 15 anni ha trovato un nuovo vigore. Le condizioni di vita sono peraltro le peggiori di tutta la Thailandia.

I morti di questa insorgenza dal suo scoppio ultimo nel gennaio 2004 sono circa 7000.

Ma guai a parlare di conflitto alle autorità thailandesi che non riconoscono questa insorgenza come conflitto quanto piuttosto come fenomeno criminale.

L’insorgenza del BRN, il gruppo che controlla i militanti sul terreno, non ha mai rivendicato le proprie azioni ma ne ha fatto sempre delle azioni dimostrative.

Il presunto militante Ali Mali, che si crede abbia partecipato ad altri attacchi a Narathiwat, sarebbe stato ucciso in un nascondiglio vicino ad una scuola che sarebbe stato attaccato dalle forze di sicurezza.

Dopo la morte di Ali Mali sarebbero state fatte esplodere due bombe, una a To Deng e l’altra a Sungai Padee, col ferimento di cinque soldati.

In un altro attentato a Nong Chik, Pattani, sarebbero stati feriti due poliziotti.

Dal primo gennaio 2019 sarebbero quindi nove le persone uccise e 15 le persone ferite in attacchi armati in tutto il meridione thailandese. Il BRN sta tenendo fede alla promessa di continuare a combattere per l’indipendenza del profondo meridione, perché lo stato thai non fa alcuno sforzo serio di voler riconoscere né risolvere questa insorgenza.

L’uccisione dei due monaci buddisti ed il ferimento degli altri due è stato definito da Human Rights Watch come un attacco deliberato su civili e su un luogo di culto e quindi un crimine di guerra.

“Testimoni hanno detto ad HRW che hanno visto arrivare uomini armati sulla motocicletta, aprire il fuoco con fucili da guerra e poi penetrare nel tempio e sparare ai monaci da vicino. Tra i morti c’è l’abate Phra Khru Prachote Rattanarak.

L’agghiacciante attacco ai monaci buddisti da parte dell’insorgenza nel profondo meridione thai è moralmente condannabile ed un crimine di guerra e devono risponderne chi lo ha commesso” ha detto Brad Adams. “La campagna di insorgenza di 15 anni di attaccare deliberatamente civili buddisti e musulmani non può essere giustificata”.

Dall’inizio dell’insorgenza sarebbero 25 i monaci thailandesi uccisi ed altri 20 i feriti

“Le leggi della guerra, conosciute anche come legge internazionale umanitaria proibiscono gli attacchi sui civili e obiettivi civili, luoghi di culto compresi, o attacchi che non distinguono tra combattenti e civili. Le leggi non danno alcuna giustificazione alle affermazioni dell’insorgenza che gli attacchi ai civili sono legittimi perché i colpiti sono parte dello stato buddista o che la legge islamica permette attacchi simili”

Negli anni passati alcune tattiche dell’insorgenza hanno previsto l’attacco su civili, la mutilazione di corpi e la esecrazione dei cadaveri, cose che la stessa comunità musulmana ha in qualche modo condannato spingendo i militanti ad evitare attacchi simili.

HRW ricorda comunque che le violazioni della legge internazionale e delle leggi di guerra non sono cose esclusive dell’insorgenza ma sono cose commesse anche dalle forze di sicurezza.

“Omicidi extragiudiziali , scomparse forzate e tortura non possono giustificarsi come vendetta per gli attacchi dell’insorgenza” scrive HRW che accusa la cultura dell’impunità per gli abusi commessi dalle forze della sicurezza nel meridione thailandesi.

“Il governo non ha condannato alcun militare per i crimini contro i malay musulmani che erano presumibilmente coinvolti nell’insorgenza. Chi difende i diritti umani e gli avvocati si troano di fronte ad intimidazioni, minacce e accuse di diffamazione dopo aver denunciato gli abusi delle forze di sicurezza”

“Musulmani e buddisti nel meridione thai sono presi nel ciclo di abusi e vendetta reciproche” ha detto Adams. “Il governo thai deve condannare le atrocità delle proprie forze come quelle dell’insorgenza se si vuole porre fine a questa violenza orribile”

 

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