Il capitalismo clientelare di Duterte e gli oligarchi filippini:tutto come prima

Quando Duterte divenne presidente delle Filippine, Roberto Ongpin era uno degli oligarchi più ricche del paese, dopo aver prosperato sotto sei presidenti diversi elargendo favori ed ungendo la ruota ai politici. Aveva un arsenale completo a sua disposizione, da un’isola piena di ville con macellai e piste per aerei personali, ed un club esclusivo al centro del distretto degli affari della capitale, dove si mesceva whisky dalle cinque della sera fino all’alba.

Durante la propria campagna elettorale Duterte lo prese di mira per la corruzione e gli eccessi delle famiglie ricche come quella di Ongpin. Li definì il cancro della società ed idioti illustri che volavano in aerei privati mentre i filippini soffrivano.

Il capitalismo clientelare di Duterte e gli oligarchi filippini:tutto come prima
foto Chrisee Dela Paz/Rappler

Poi nel giro di quattro giorni dalla sua nomina arriva la bordata di Duterte: “Il piano per distruggere gli oligarchi fa parte del governo. Vi darò un esempio pubblicamente: Ongpin Roberto”

Le azioni delle compagnie di Ongpin crollarono. Nel secondo mese di presidenza, Ongpin si era dimesso dalla sua compagnia di gioco online Philweb. “Sapeva che era la fine del gioco” disse la nipote Apa Ongpin al NAR.

L’impressionante caduta di una persona che era il perno nelle aree oscure tra la politica filippina e affari scioccò di paura l’intera elite del paese.

Tre anni dopo, quello che Duterte vide come una trasformazione sistemica è sembrata apparire come una vendetta personale. Un grande ricco ha descritto la discesa di Ongpin come insignificante alla fine, un granello di sabbia.

Più che mandare un chiaro segnale agli oligarchi del paese, quell’episodio fece credere a molti che Duterte apriva semplicemente la porta ad una nuova ondata di uomini di affari e di fidi cui era dato libero accesso al potere politico ed ai contratti del governo.

“Non cambiano gli attori, semplicemente se ne aggiungono altri” dice la giornalista Lala Rimando.

Un altro rappresentante di alto profilo pubblico è andato più in là. Piuttosto che abbattere il sistema di politici e uomini di affari che lavorano insieme per profitto personale, Duterte “coltiva il proprio gruppo di compari”

I legami di Davao

Pochi hanno avuto la spettacolare ascesa di Dennis Uy, un cinese filippino di terza generazione di Davao, figlio di commercianti in copra mais e banane. In una sua intervista del 2017 al NAR disse di aver incontrato Duterte a Davao City dove era sindaco da due decenni. Divennero amici.

“E’ il mio mentore nella vita e nella guida” disse Uy di Duterte.

Il capitalismo clientelare di Duterte e gli oligarchi filippini:tutto come prima
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Uy ha trasformato la sua compagnia di petrolio Phoenix Petroleum Philippines nella pù grande del paese, capace di competere con la Chevron. Ha espanso i suoi affari nella navigazione e logistica. Nel 2016 fu il maggior finanziatore di Duterte. L’anno successivo Duterte suonò la campana alla Philippine Stock Exchange per l decimo compleanno della Phonix pubblica. Si scambiarono pacche sulle spalle e si diedero molti complimenti reciproci.

Da allora, Uy si è messo a comprare a man bassa. Da negozi di vendita, a startup digitali, a una catena di caffè, una rappresentanza Ferrari, imprese dell’acqua e un franchice di casinò. Soprattutto ha avuto il diritto a sviluppare una città multiuso da 177 ettari con uffici, negozi di alto livello, centri sportivi ed un resort vicino ad una ex base aerea americana.

Uy ha accumulato posti in vari consigli di amministrazione, detenuti spesso da vecchi oligarchi avidi di legarsi ad un uomo molto vicino a Duterte. Prima di Durerte Uy era presente in tre consigli di amministrazione pubblici ma nel 2019 sono diventati 27. Quest’anno sulla lista di Forbes è apparso tra i primi 22 uomini più ricchi delle Filippine. In passato ha negato di usare la sua relazione con Duterte per i propri guadagni economici.

Anche se Uy proietta l’immagine di una persona di provincia, umile e dai modi gentili, un altro riccone lo descrive come una persona che ama ostentare la ricchezza con il vizio delle auto sportive ed altri lussi

“Ha un orologio da polso Richard Mille che non si indossa quando si hanno così tanti debiti in banca” dice il riccone riferendosi all’orologio del valore di un numero a sei cifre. Vuole essere un pezzo grosso. “Vuole essere il prossimo taipan”

La sua corsa verso l’alto è in parte alimentata dai prestiti che, secondo Forbes Asia, si aggirano attorno a 2 miliardi di debiti.

fonte:NAR

La prossima avventura lo porta in un settore che soffre da sempre della concentrazione di potere nella società e negli affari filippini, le telecomunicazioni. Queste sono dominate da due compagnie guidate dalle famiglie più ricche, come Globe Telecom della famiglia Zobel de Ayala, e Smart Communication del riccone Manuel Pangilinan. Questo settore è da tempo un invito alla cautela della cattura normativa, della competizione assente e del potere delle oligarchie.

Nel 2016 all’inizio della presidenza Duterte i servizi delle telecomunicazione filippini erano una combinazione disperata di telefonate interrotte, pagine web difficili da caricare, connessioni instabili ed immagini lente. Il cattivo servizio era un peso per chi lavorava con i servizi internet. In Asia il solo paese con una rete più lenta di quella filippina era l’Afghanistan ed i costi di accesso sono tripli della media globale.

Duterte si scagliò contro talune compagnie definendole un cartello che controlla i prezzi, meritevole di vedere un competitore estero per rompere il duopolio. Le imprese risposero alle minacce e la velocità è raddoppiata in tre anni, ma Duterte continuò a lavorare sulla promessa di una terza compagnia di telecomunicazioni.

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Al giro finale per l’aggiudicazione della terza licenza, rimase da sola a contendere la licenza una joint venture tra l’impresa di Dennis Uy, Mislatel o Dito Telecommunity, e China Telecom.

Mislatel si aggiudicò la gara nonostante Uy non abbia alcuna esperienza nel campo. Le critiche furono enormi e molti dissero che alcuni dei politici vicino a Duterte erano stati visti nei jet privati di Uy o passare l’estate nelle sue ville di montagna, e che loro avevano accelerato le gare.

“Per ora è chiaro il trattamento preferenziale e anche peggio di cronismo” disse Antonio Trillanes, ex senatore e critico di Duterte, poco dopo l’annuncio della vittoria di Mislatel

Il capitalismo clientelare di Duterte e gli oligarchi filippini:tutto come prima

Ronaldo Mendoza dell’Università de Ateneo de Manila ha detto che il processo di aggiudicazione mancava di trasparenza e che il risultato finale è che è emersa una compagnia “moltissimo legata alla amministrazione Duterte” come solo competitore della gara di aggiudicazione, “discutibilmente la creazione di un’altra forza potente di concentrazione economica”.

Questo caso sembrò essere stato giocato sul favoritismo politico e la ricerca di rendita spesso usata dalle stesse compagnie telefoniche col risultato del pessimo stato delle telecomunicazioni filippine.

L’accordo non sarà certo visto come un segnale del cambiamento, disse Mendoza. “Infatti è un episodio che è tutto come prima”

Un altro uomo di affari che conosce il settore l’interpreta differentemente, che Uy ha fatto un favore a Duterte.

“I prossimi cinque anni in ogni forma non saranno un buon investimento per tutti. Non per China Telecom, non per decenni. Ma Dennis doveva farlo perché il presidente avrebbe perso la faccia se non ci fosse stato un terzo progetto di telecomunicazioni”

Mentre l’uomo di Davao Dennis Uy si fa conoscere, i fondi del governo inondano la provincia di Duterte. Tra il 2016 e 2017 il portafoglio delle opere pubbliche della regione XI, dove sta Davao City e che tiene insieme Davao del Norte, Davao del Sur e Davao Orientale, è cresciuto del 100 %, mentre le altre regioni hanno visto costanza di dati e la media nazionale è cresciuta del 31%.

Il capitalismo clientelare di Duterte e gli oligarchi filippini:tutto come prima

Sui lati delle strade s’accampano tanti mezzi e tanta ghiaia e rotoli di geotessile. Tanti uomini dal volto coperto da magliette per proteggersi dal sole si caricano sacchi di cemento sulle spalle nelle decine di siti di costruzione pubblici e privati sparsi attorno a Davao.

L’investimento infrastrutturale pubblico ha accresciuto quello privato. Ayala Land, parte di uno dei conglomerati di famiglia ha avuto uno sviluppo ad uso misto da 393 milioni di dollari nel 2017. Sono arrivate lì delegazioni dalla Cina, Singapore, Emirati Arabi Taiwan alla ricerca di opportunità.

Dai dati della Camera del Commercio di Davao, le registrazioni di nuove imprese nella prima metà del 2019 indicano un forte aumento di investimenti nella città, uno sviluppo che accreditano all’attenzione del governo nazionale.

Per alcuni il denaro è solo lì per essere preso. Nel 2017, Don-don Opreza incontrò un gruppo di appaltatori mentre passeggiava sulla spiaggia dietro la casa. Non riuscivano a trovare un facile punto di accesso ad una nuova strada costiera ed erano in ritardo. Opreza pagò 5000 euro ad un vicino per la strada di accesso. Gli appaltatori gli diedero i diritti per dare i materiali di costruzione per la strada costiera.

Camion cominciarono a fare la fila davanti al suo ufficio nel container, carichi di mezzi, pietre e sabbia. Da commerciante Opreza triplicò i guadagni rispetto a quando lavorava con i lavoratori delle piantagioni di banana ed era un guadagno facile facile.

“Non riesco ancora a crederci a questa opportunità” dice Opreza che ora è entrato nel suo ruolo nuovo di patriarca di una famiglia estesa che paga la scuola ai nipoti, le vacanze negli USA e compra terreni buoni per le piantagioni di mango e banana.

Anche quando ringrazia Duterte per aver dato l’opportunità a gente piccola come lui di ritagliarsi la sua bella fetta, cita un nuovo rifornitore per la strada costiera, qualcuno vicino ad un politico del posto con cui fu costretto a dividersi il volume consegnandogli qualcosa che stima essere il 40% dei suoi affari. “Va bene, è normale” dice Opreza in difesa del suo competitore che usa l’influenza politica per acquisire quote di mercato.

Nonostante i tanti soldi che scorrono, il progresso va avanti ad intermittenza perché le imprese con capitali e legami politici prendono i progetti anche senza però avere le capacità di finirli con conseguenti ritardi.

Nel 2019, la commissione di controllo trovò che più di 4000 progetti di infrastrutture pubbliche erano in ritardo a livello nazionale per un valore di 20 miliardi di euro.

Ultimamente sulla nuova strada costiera, tra i progetti maggiori in corso a Davao, c’erano pochi lavoratori. Uno scavatore solitario spostava pietre lungo la costa, un cane nero correva per la vasta espansione del sito di costruzione mentre un piccolo con pannolini giocava nella sabbia con la paletta di plastica. Dean Ortiz del dipartimento lavori pubblici della Regione XI, ha detto che nel 2019 l’obiettivo dell’agenzia era di completare 1,1 chilometri della strada pianificata per 18 chilometri.

John Carlo Tria, vice presidente della Camera di Commercio di Davao, ha detto che la maggiore attenzione del governo sul budget ha allontanato l’investimento privato a Davao, ma i ritardi dei progetti mettevano in pericolo l’esistenza dei fondi stessi. “La gente vede il potenziale ma sono anche apprensivi” ha detto Tria. La regione ha bisogno disperato di infrastrutture ma solo pochi al momento beneficiano dei soldi dello stato che arrivano.

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Un’indagine del 2018 del Philippine Center for Investigative Journalism trovava che solo poche compagnie avevano raccolto la maggioranza dei progetti infrastrutturali a Davao, più di quanti potevano finirne. Il rapporto indicava CLTG Building, di proprietà di Desiderio Go, padre dell’assistente speciale e senatore Christopher Lawrence Bong Go. Secondo PCIJ la compagnia di costruzioni ha vinto 700 milioni di peso in contratti dal dipartimento opere pubbliche da quando Duterte divenne presidente. Durante le indagini tutti i progetti di CLTG erano in ritardo.

L’opposizione chiese un’indagine del Senato in quello che appariva trattamento preferenziale dato alla famiglia del più stretto collaboratore di Duterte, accusa che il senatore Go nega. Ortiz dice che l’agenzia non fece indagini ma confermò che dopo quell’accusa CLTG non gareggiò per altri contratti con il dipartimento opere pubbliche, DPWH, nel 2019

Un appaltatore che vuole restare anonimo ha detto che mentre la sua compagnia è cresciuta stabilmente negli ultimi anni, non ha visto un salto in progetti come risultato dei maggiori investimenti. “Sono finanziamenti intesi per le compagnie vicine ai politici. E’ un segreto che sanno tutti”

Appaltatori emergenti e medi non possono permettersi di pagare mazzette che vanno, secondo l’anonimo appaltatore, dal 5 al 10% del valore del contratto. Lui ha detto che le grandi imprese devono andare sui grandi progetti di importanza nazionale e lasciare i progetti di piccole strade alle compagnie piccole. “Naturalmente va tutto a rilento. Intasano il sistema”

Il boom dell’industria infrastrutturale a Davao potrebbe diventare un’altra avvisaglia su pericoli di un sistema economico gestito da oligarchi alla ricerca di rendita con i conseguenti servizi cattivi per i filippini che siano strade, trasporti o telecomunicazioni, dicono i critici.

“Questo ciclo dei gruppi che traggono benefici da connessioni politiche ma senza necessariamente innovare né vivere in un ambiente competitivo di certo colpirà i consumatori. Credo che l’effetto più cattivo è in termini di creazione di lavoro” ha detto Mendoza. “Dove la ricerca di rendita è rampante e la corruzione è sempre una minaccia, è un ambiente che non porta a crescita sostenuta e creazione di lavoro.”

Interessi radicati

Nonostante le sue dichiarazioni Duterte ha dimostrato di voler lavorare con le vecchie famiglie ricche degli oligarchi delle Filippine.

Il clan di Davao del Norte Del Rosario-Floirendo da tempo lavora al consolidamento provinciale del potere negli affari e politica. Da oltre 30 anni le posizioni fondamentali di governatore e seggi parlamentari sono passati da vari membri del clan. Gestivano una delle piantagioni di banane maggiori al mondo su suolo pubblico. Il clan possedeva banche provinciali, vendeva prodotti per agricoltura a prezzi alti e comprava i raccolti a prezzi inferiori a quelli di mercato. Quando i contadini dovevano pagare i debiti diventavano i padroni di quelle terre.

Nelle elezioni intermedie di questo anno si è schierato un nuovo candidato contro di loro, il figlio di un contadino, Edwin Jubahib, che ha sconfitto il governatore attuale del clan al potere, Rodolfo del Rosario. Ha usato la crescente frustrazione degli elettori di Davao del Norte ed ha vinto alla grande.

La sconfitta spettacolare ad opera di Jubahib di una delle dinastie politiche più radicate delle Fiippine doveva rappresentare l’incarnazione del sostegno pubblico di Duterte delle idee populiste. Jubahib ha preso molto da Duterte copiando il suo modo aperto di dirigere per cui i cittadini trovano sempre la porta aperta per rivolgersi direttamente da lui.

In queste elezioni Duterte sosteneva il governatore in carica che aveva donato oltre un milione di euro, la maggiore finora, alla campagna presidenziale.

Essere vicino a Duterte non significa essere al sicuro. Vari amici e parenti del presidente sono giunti al governo e sono stati arrestati o costretti a dimettersi o indagati per corruzione.

Jesus Dureza, amico di Duterte sin dalla scuola superiore, si dimise da consigliere presidenziale dopo che due suoi ufficiali erano stati licenziati per corruzione. A settembre 2017 il figlio Paolo Duterte, vicesindaco di Davao, finì davanti ad un’inchiesta del Senato per un invio di 120 milioni di euro di droga giunto attraverso il porto di Manila. Quattro mesi dopo Paolo si dimise dopo uno scontro pubblico con la figlia sui media sociali. Poi è stato eletto al parlamento.

L’ex ministro degli esteri Perfecto Yasay fu arrestato per frode bancaria. Il suo primo ministro della giustizia Vitaliano Aguirre fu accusato da un rivale operatore di giochi Charlie “Atong” Ang di proteggere Kim Wong, magnate dei casinò implicato nella truffa miliardaria ai danni della banca centrale del Bangladesh, i cui soldi furono ripuliti nelle Filippine. Aguirre negò le accuse.

Le altre grandi famiglie non paiono aver paura. Il populismo di Duterte si è dimostrato vuoto, di limitati benefici per i filippini medi e poche implicazioni reali per l’elite. Ad ottobre 2019 un’indagine del SWS trovava che l’approvazione di Duterte tra i ricchi e la classe media era ai suoi massimi mentre scendeva tra i poveri.

“Non hanno visione reale se non la distruzione. Hanno ancorato tutto alla distruzione. Il cambiamento arriva” ha detto Apa Ongpin riferendosi allo slogan elettorale. “Ma cosa fa questo cambiamento? Non lo sanno”

imelda e me

Per quanto riguarda Roberto Ongpin, è sempre uno dei più ricchi del paese. Vendette le sue azioni del Philweb a prezzi stracciati a Gregorio Araneta III, un genero di Ferdinando Marcos, l’ex dittatore filippino che insieme alla moglie Imelda crearono il clientelismo e la cleptocrazia delle Filippine, le cui famiglie sono tra le dinastie politiche più longeve del paese.

Più che abbattere le oligarchie l’attacco di Duterte ad Ongpin trasferì un po’ della sua ricchezza ad una famiglia più potente con cui Duterte ha mantenuto una forte alleanza.

Nella lobby scintillante e appena profumata del Shangri-La Hotel che suo zio portò nelle Filippine 30 anni prima, Apa Ongpin ha pensato per un momento a quali altre ricche famiglie dovrebbero temere quel populismo caratteristico di Duterte. Mentre ci pensa, i camerieri nel costume nazionale con calma mettono i sottobicchieri in stoffa sotto i bicchieri di acqua minerale e raccolgono i tovaglioli caduti.

“No. Non mi viene in mente nessuno che proprio ora deve essere preoccupato” ha detto Apa.

Aurora Almendral, NAR