Economia birmana a due mesi dal golpe del primo febbraio

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Un’indagine sull’economia birmana delle camere di commercio in Myanmar, a due mesi dal golpe del primo febbraio scorso, mostra che il 13% delle aziende hanno cessato del tutto le proprie attività con un impatto economico negativo superiore a quello che ha avuto un anno di pandemia da Coronavirus.

Delle attività delle 372 compagnie esaminate al 9 aprile scorso, solo il 5% ha detto di non aver subito un impatto economico, mentre un terzo degli intervistati ha ridotto del 75% la propria attività ed un 21% ha ridotto le attività dal 50 al 75%.

REUTERS/Ints Kalnins/

Delle 372 compagnie quasi la metà sono giapponesi, 115 sono compagnie occidentali mentre 54 sono compagnie del Myanmar.

I settori più colpiti dall’impatto sono il settore bancario, il trasferimento di denaro e pagamenti che hanno subito riduzioni al 77%. Grosso danno è stato fatto dall’interruzione di internet, bloccato dalla giunta dei militari per bloccare la diffusione delle notizie, come anche dal blocco dei movimenti o dall’impossibilità di lavorare sul campo.

Alla domanda su che cosa pianificassero entro la fine dell’anno il 39% ha detto che molto dipendeva dagli sviluppi della situazione, mentre il 33% rispondeva che non avrebbero fatto ulteriori investimenti e il 15% ha detto che avrebbero ridotto le operazioni nel Myanmar.

Secondo il rapporto per la fine di settembre potrebbero raddoppiare il numero di compagnie che chiudono le operazioni, i contratti di lavoro oppure riducono operazioni o salari, se non si dovesse verificare un miglioramento della situazione.

Il golpe del primo febbraio ha fatto collassare gli investimenti con il 5% delle imprese intervistate che per fine anno pensa di fare investimenti laddove era 53% di loro a volerlo fare prima del golpe.

Una delle compagnie straniere ad essere fortemente colpita dal golpe del primo febbraio nel Myanmar è l’impresa statale norvegese delle telecomunicazioni Telenor che ha registrato perdite di circa 780 milioni di dollari a causa delle peggiori condizioni della situazione a causa del golpe.

Scrive ChannelNewsAsia che, dopo l’obbligo imposto dalla giunta di Myanmar di chiudere la rete dati dei telefonini per porre fine alle proteste contro il golpe del primo febbraio, tutta la Telenor, impresa telefonica norvegese, si trova in un limbo.

La Telenor fu una delle prime ad entrare nel mercato telefonico del Myanmar all’indomani della fine della dittatura militare diretta, ma ora con perdite dichiarate che vanno a 780 milioni di dollari si trova nella condizione di dover decidere se ritirarsi dal mercato birmano, che lo scorso anno contribuì al 7% dei suoi guadagni, oppure restare per vedere cosa succede.

In Myanmar agiscono insieme a Telenor, la Ooredoo del Qatar, la MPT statale e la Mytel che è di proprietà dei militari.

La Telenor opera essenzialmente in Asia dove ci sono 187 milioni di utenti dei quali 18 milioni sono nel Myanmar, un terzo della popolazione birmana.

Per il momento il direttore esecutivo Sigve Brekke ha detto che resterà nel paese ma il futuro presenta molti punti interrogativi da risolvere.

Il primo punto interrogativo riguarda proprio il rapporto con i militari che rappresentano anche una grossa forza economica a cui vanno a finire tasse e costi di licenza delle operazioni.

Se agli inizi c’era il sostegno ad una democrazia che nasceva, ora si rischia di finanziare i militari e la loro dittatura.

Secondo un esperto ONU, Chris Sidoti, la decisione di restare o andarsene è legata ad un bilancio. Se l’impresa non riesce a stabilire se “sta facendo più bene che danno” allora è bene che esca dal mercato del Myanmar.

Scrive CNA:

“… Espen Barth Eide, ministro degli esteri norvegese nel 2013 quando Telenor ebbe la concessione, ha detto alla Reuters che Telenor dovrebbe restare ed usare la propria posizione di compagnia estera salda per essere voce critica dei militari.

Un portavoce del ministero del commercio norvegese, che rappresenta l’azionista del governo norvegese, ha detto che “nelle circostanze attuali Telenor si trova davanti a vari dilemmi in Myanmar”.

“Dalla prospettiva di governance di una corporazione l’investimento in Myanmar è una responsabilità del Consiglio di Gestione della compagnia. All’interno di questo quadro il ministero da azionista ha un dialogo aperto con la Telenor sulla situazione”

La situazione sul campo è dura perché la giunta militare ha riconfermato il blocco delle restrizioni ad internet.

Telenor ha già una storia di operazioni sotto governi militari come in Thailandia, dove si è opposta ad un suo ordine di blocco dei media sociali, proprio quando stava entrando nel mercato del Myanmar con tutti i rischi che l’esperimento birmano comportava.

“In quei giorni sostenemmo che, quando entriamo in una impresa occidentale che fa telecomunicazioni, abbiamo alcune responsabilità ed alcune garanzie che si fanno le cose in modo corretto” disse il già CEO Frederik Bakssas di Telenor in un periodo di transizione per la Birmania, dopo che per anni il governo birmano ha sostenuto tantissimo il movimento democratico birmano e le stazioni radiotelevisive.

Sempre di quell’anno c’è anche la dichiarazione del governo norvegese, conscio che l’esperimento birmano con la democrazia sarebbe potuto andare a finire male.

“Dicemmo loro che è un paese complicato con una dittatura militare molto dura. Telenor era molto conscia di ciò … non erano dei novizi” disse Barth Eide in quel tempo.

Scrive CNA:

Per Telenor fare affari nel Myanmar aveva le sue sfide tra cui evitare legami commerciali con i militari.

L’ex direttore esecutivo Baksaas ha detto che per qualche settimana dopo l’inizio delle operazioni nel Myanmar il personale dovette sedersi per terra perché Telenor rifiutava di pagare le mazzette alle dogane per sdoganare quanto avevano importato.

Dovette trovare i modi per evitare i rischi di corruzione nell’acquisire i suoli per i ripetitori.

Poi c’erano i rapporti con i militari i cui interessi economici spaziano dai suoli alle aziende del settore minerario e le banche. Si conoscevano le accuse di violazione dei diritti umani contro le minoranze e la soppressione violenta delle proteste, cose che i militari negavano.

Justice for Myanmar scrisse in un rapporto del 2020 che Telenor aveva mostrato “un allarmante fallimento” nella sua dovuta diligenza dei diritti umani per un accordo del 2015 per costruire ripetitori che coinvolsero un appaltatore dei militari.

Un altro rapporto ONU del 2019 diceva che Telenor era in affitto in uffici di un edificio costruito su suoli dei militari e che le imprese in Myanmar dovevano porre fine ai legami con i militari proprio a causa dei diritti umani.

Un portavoce Telenor disse in una email alla Reuters che la questione dell’accordo del 2015 … era “la sola opzione fattibile” quando si considera il fattore sicurezza.

“Telenor Myanmar è stata attenta ad avere i minimi contatto possibili con i militari e a non avere legami diretti con entità controllate da militari”

Da dopo il golpe Telenor ha tagliato legami con tre fornitori dopo aver scoperto i loro legami con i militari, secondo il portavoce.

Nel giorno del golpe i militari ordinarono agli operatori tra cui Telenor di chiudere le reti. Telenor criticò ma si adeguò. Poi i servizi ripresero ma ci sono state varie richieste intermittenti di chiudere, ed i servizi internet mobile sono chiusi dal 15 marzo.

Ooredoo ha anche detto di “essersi adeguata con rammarico” a chiudere il servizio mobile e di banda larga wireless che hanno colpito i guadagni del primo trimestre…

Come tutti gli operatori Telenor ha pagato a marzo le licenze al governo militare che secondo molti aiutano a finanziare la repressione delle proteste pubbliche.

Telenor ha detto nella risposta alla Reuters che il pagamento è stato fatto “insieme ad una forte protesta contro i recenti sviluppi”

Uno dei principali azionisti KLP norvegese, ha detto di essere in contatta con la Telenor dopo il golpe per assicurarsi che stesse identificando i rischi dei diritti umani.

“E’ una situazione difficile perché Telenor non può scegliere cosa fare e cosa no. Hanno le direttive dalle autorità” dice Kiran Aziz analista per gli investimenti responsabili presso KLP. “E’ difficile valutare quanto può essere positivo il contributo di Telenor in questo contesto”

Secondo Brekke la Telenor soppesa ogni giorno la questione dei diritti umani oltre a servire i propri utenti e a mantenere l’accesso alla rete per loro, ed è un bilancio che ogni giorno rischia di diventare negativo.

“Facciamo la differenza come l’abbiamo fatto sin da quanto siamo arrivati. Ma con l’imprevedibilità ella situazione è impossibile in molti modi discutere sul futuro e sui suoi sviluppi”

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