Elezione del governatore di Bangkok Metropolitana dopo 9 anni

Bangkok tornerà a votare per eleggere il governatore di Bangkok Metropolitana dopo nove anni dall’ultima elezione tenutasi nel 2013, quando fu eletto Sukhumbhand Paribatra poi rimosso nel 2016 dalla giunta militare del generale Prayuth.

L’elezione del governatore di Bangkok Metropolitana, come ci spiegherà Pravit Rojanaphruk, è una rara concessione fatta dallo stato centralista thailandese a due province importanti, Bangkok e Pattaya, che non viene però concessa alle altre province dove i governatori sono funzionari eletti dal governo.

governatore di Bangkok Metropolitana

In questi giorni è in atto una buona competizione tra vari candidati tra cui il governatore uscente Aswin Kwanmuang che sostituì il governatore eletto Sukhumbhand Paribatra e che ha tenuto la posizione per sei anni consecutivi distinguendosi nella lotta al Covid-19 per alcune posizioni in contrasto a quelle del governo.

Aswin come candidato vicino al governo in un periodo economico difficile per il paese misura il grado di gradimento del governo che sembra vivere un calo di popolarità.

Il governatore di Bangkok Metropolitana dovrà gestire una metropoli di almeno 15 milioni di persone, dove negli ultimi anni l’alto costo della vita e la pandemia hanno chiuso molte attività e che con la riapertura parziale del paese, dove rimangono chiusi i centri di intrattenimento e club, dovrà tornare ad essere un centro turistico regionale e mondiale di eccellenza in competizione per tanti versi con città come Singapore, Kuala Lumpur e Ho Chi Minh City. A dicembre scorso Bangkok è stata votata quarta città migliori dagli stranieri che vivono e lavorano in Asia.

Ma Bangkok vuol tornare a sentirsi una città moderna e vuole essere amministrata da qualcuno capace, professionale e dalla mentalità moderna, capace di ascoltare la voce della città e non solo del potere delle elite.

Negli ultimi sondaggi il candidato favorito a governatore di Bangkok Metropolitana è Chadchart Sittipunt che fu ministro dei trasporti per il governo di Yingluck Shinawatra e che fa una campagna elettorale molto semplice e vicina alle comunità meno privilegiate.

Altri candidati sono Wiroj Lakkhanaadisorn, già parlamentare del Move Forward Party, e Suchatvee Suwansawat, ingegnere e candidato per la coalizione di governo e membro del Partito Democratico.

I grandi temi della metropoli sono gli stessi di sempre come il traffico caotico, la prevenzione degli allagamenti, bus pubblici accessibili e a prezzi moderati, spazi verdi, qualità dell’aria, gestione dei rifiuti e trasparenza politica.

A questi si aggiungono le trasformazioni di una metropoli che per voler essere moderna distrugge quei tratti distintivi e vivibili che la rendono inconfondibile, come i ristorantini di strada che non solo rappresentano un modo di risparmiare per tanti lavoratori ma anche un modo per sopravvivere per tante persone.

Proprio i ristorantini per strada sono stati uno degli obiettivi del governatore Ashwin secondo cui i ristorantini di strada creano rifiuti, ostacolano i marciapiedi e deturpano l’immagine di una città moderna.

Ma le elezioni di Bangkok rappresentano anche un test per il governo ad un anno dalle elezioni nazionali con il partito dei militari spaccato al suo interno ed un governo che non riesce a dare una risposta all’economia del paese.

“Ci sono attualmente 4,37 milioni di elettori e di questi tra i 600 e i 700 mila votano per la prima volta” dice l’analista politico Thamrongsak Petchlertanan alla Reuters secondo cui questa generazione sosterrà fortemente il campo democratico. “C’è stata la percezione che le classi medio-alte della città abbiano sostenuto il golpe del 2014, ma Bangkok è rimasta in silenzio per nove anni. Questa elezione sarà l’occasione per sapere se questo è vero”.

Proprio in silenzio forse Bangkok non è stata negli ultimi due o tre anni però questa elezione a governatore di Bangkok Metropolitana avrà molto da dire a questo riguardo.

Bangkok vota per il proprio governatore, ma nelle province non si è mai votato

Mentre i cittadini di Bangkok attendono da nove anni la possibilità di eleggere il governatore di Bangkok Metropolitana di nuovo a causa del golpe di maggio 2014, la gente di tutte le province attende questa possibilità da oltre un secolo. E l’attesa è tutt’altro che finita per chi non è di Bangkok

Questa è la chiara conseguenza di una centralizzazione e della sfiducia nella gente continue da parte dello stato thai. I governatori erano nominati dal governo nazionale durante il periodo della monarchia assoluta a cominciare dal regno di Re Chulalongkorn, Rama V, e persino anche dopo che il paese pose fine alla monarchia assoluta nel 1932 la situazione non è cambiata.

Quale difesa si può portare per difendere il prosieguo indifendibile della centralizzazione del potere? Nulla.

Il tutto si riduce ad una profonda sfiducia nelle popolazioni locali e alla bramosia di concentrare i poteri nel governo nazionale a Bangkok.

Da notare che quando Re Chulalongkorn introdusse la riforma amministrativa un secolo fa il suo modello era quello delle amministrazioni coloniali olandese dell’Indonesia e della Malesia inglese. In realtà le parti provinciali interne del Siam furono colonizzate internamente, non da potenze straniere ma dai poteri reali assoluti legati a Bangkok.

Essenzialmente il resto della Thailandia divenne una colonia interna dello stato con il suo potere centralizzato a Bangkok.

Mentre gli abitanti di Bangkok ragionano sul candidato che meglio li rappresenta in base alle loro piattaforme elettorali, alle loro associazioni politiche ed ad altro, la gente delle province deve accontentarsi di un governatore nominato dal ministero degli interni da Bangkok.

Niente piattaforma politica né diritto di scegliere. E tutti i cittadini thai hanno presumibilmente gli stessi diritti politici.

Ed è una delle più grandi bugie alimentate dallo stato che la maggioranza dei cittadini di Bangkok non ne voglia sapere oppure è indifferente e che tanti nelle province l’accettano come scontato. Ma nel XXI secolo non c’è bisogno né deve essere così.

Oltre un decennio fa, mentre lavoravo nel profondo meridione thai nella provincia di Pattani, parlai con il capo della polizia di allora di Pattani sull’aspirazione dei musulmani Thai Malay a poter eleggere un proprio governatore.

Il capo della polizia mi confidò chiaramente di credere che il giorno in cui i Thai Malay Musulmani avranno diritto ad eleggere il loro governatore provinciale è il giorno in cui inizia l’eventuale secessione di Pattani dal resto del paese.

Questa profonda sfiducia rivelatrice non è legata solo al meridione thailandese con la sua popolazione distinta Thai Malay, ma anche nel nordest dove scoppiarono ribellioni locali contro i poteri centrali di Bangkok e nel nord che giunse sotto il diretto controllo di Bangkok alla fine del XIX secolo durante il regno di Chulalongkorn.

Sarà anche il 2022 ma chi è al potere e persino tanti cittadini comuni anche delle province credono che la gente del posto non sia capace o matura a sufficienza da eleggere il proprio governatore.

bangkok allagata
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La sfiducia ha rafforzato la verità non detta che la Thailandia deve fare molto di più per garantire davvero uguali diritti politici per tutti i thai. Abbiamo bisogno di tutto l’aiuto dai cittadini che eserciteranno il loro diritti il prossimo fine settimana, il 22 maggio, per eleggere il loro governatore e i membri del consiglio cittadino, per assicurare che si realizzi questo diritto politico a lungo negato per i loro fratelli delle province.

Ogni partito politico che affermi davvero di rappresentare la gente e che si batte per i loro diritti politici e la democrazia deve rendere prioritario spingere per la decentralizzazione e devoluzione.

Pravit Rojanaphruk, Khaosodenglish

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