Elezioni 9 maggio filippino, stravince Marcos con la eredità di Duterte

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Molte persone speravano che le elezioni del 9 di maggio filippino avrebbero potuto portare un grande cambiamento. Speravano che il paese sarebbe potuto tornare alla democrazia dopo sei anni di autoritarismo sotto Rodrigo Duterte.

Lui ha ucciso migliaia nella sua guerra alla droga, molti di più di quello che il dittatore Ferdinando Marcos fece nei suoi 20 anni di governo dal pugno di ferro.

marcos vincitore 9 maggio filippino

Molti si erano stancati di sei anni di mistificazioni da parte di un capo politico che aveva fatto così male nella risposta alla pandemia.

Ma si sono sbagliati. La maggioranza dei filippini che è stata fuorviata dalla propaganda e disinformazione hanno scelto di votare per il figlio omonimo di un dittatura caduto in disgrazia.

Bongbong Marcos Jr è largamente visto come un candidato di Duterte anche se non ha apertamente sostenuto la sua candidatura rimanendo lontano dalle manifestazioni politiche. Ma la gente ancora ha creduto che sosteneva in silenzio Marcos perché la sua prodiga figlia ha fatto squadra con l’ex senatore.

Le elezioni del 9 maggio filippino possono essere viste come un referendum sull’amministrazione Duterte.

Il 30 giugno Duterte lascerà il palazzo presidenziale ma resta popolare con un tasso di approvazione del 70% nonostante i suoi insuccessi che hanno portato l’economia verso il fondo e ad una crescita dei prezzi al consumo.

L’intero paese si è fermato mentre Duterte tentava di fermare la diffusione del Coronavirus gettando per strada milioni di filippini e costringendo il governo ad aiuti col contagocce.

Come conseguenza di questa cattiva risposta pandemica l’economia è scivolata nella recessione per la prima volta in quarant’anni, mentre il tasso di prestito è esploso al 70% del PIL.

La parte amara è che la maggioranza dei filippini non ha dato le responsabilità a Duterte continuando a credere nella sua propaganda. I suoi influencer dei media sociali hanno fatto gli straordinari per migliorare la sua immagine e spingendo sul suo passatempo favorito, le droghe illegali e i ribelli maoisti del NPA.

Fino alla fine la maggioranza dei filippini ha creduto e sostenuto Duterte e questo si è riflesso nei risultati elettorali.

Duterte vinse le elezioni del 2016 con appena il 39% dei voti consolidando però immediatamente il potere facendo salire la sua approvazione e soddisfazione ad oltre 80%. Era così popolare che persero tutti i candidati di opposizione nelle elezioni di medio termine del 2019 conseguendo una completa maggioranza al senato e alla camera.

Sua figlia Sara Duterte Carpio era la scelta popolare alla sua successione. Prima della pandemia fin ad ottobre dell’anno scorso quando decise di uscire dalla corsa alla presidenza, era in cima a tutti i sondaggi preelettorali.

I risultati dei sondaggi su Sara Duterte riflettono il sostegno dei filippini per Duterte.

Ad ottobre quando non si registrò per la corsa alla presidenza, la base del suo sostegno passò a Bongbong Marcos che era in seconda posizione.

I numeri di Marcos balzarono al 47% dal 20% a riflettere lo spostamento da Sara a Bongbong. Quando alla fine scelse di correre per la vicepresidenza con Marcos, il gradimento di Bongbong superò il 50% senza tornare mai indietro.

Dai dati parziali e non ufficiali (giorno 11 maggio) dei dati elettorali Bongbong ha vinto le elezioni col 58% dei voti assegnati. Il 9 maggio ha votato 80% degli elettori.

E’ stata anche una sorpresa che la vicepresidentessa Leonor Robredo abbia conquistato il 28% del voto quando le indagini preelettorali indicavano che aveva il 23% delle preferenze.

Marcos ha fatto la storia per essere il primo candidato presidenziale della storia recente a vincere una maggioranza dei voti raddoppiando quelli del padre nel 1969 quando il dittatore prese il 60% dei voti.

Nella storia recente filippina, Ramon Magsaysay conquistò il 70% dei voti nel 1953.

Durante la dittatura Marcos conquistò 88% dei voti nel 1981 ma era truffa ed il solo candidato di opposizione era il generale in pensione Alejo Santos.

Nel 1986 alcuni giorni dopo un’elezione presidenziale anticipata fu cacciato dal potere da una sollevazione civile sostenuta dai militari. I risultati erano discutibili mentre alcuni credevano che avesse vinto nelle elezioni segnate da violenza e brogli.

La vittoria del figlio nelle elezioni del 9 maggio filippino non è stata un colpo di fortuna e Bongbong deve dare merito ai Duterte per la sua formidabile vittoria.

Alcuni osservatori politici credono che i fedelissimi di Marcos si aggirino attorno al 20% e che la maggioranza dei voti, 40%, provenga dai sostenitori di Duterte che vedono nel tandem Marcos Duterte la continuità dell’eredità di Rodrigo Duterte.

Senza i Duterte Bongbong Marcos non ce l’avrebbe fatta a vincere le elezioni. Sono stati i sostenitori duri e puri di Duterte, DDS, a catapultarlo al potere. Erano del tutto i suoi alleati politici e questa stessa gente aveva creduto che Robredo avesse legami con NPA e che il Partito Liberale la stesse manipolando.

Duterte è stata la forza politica dominante negli ultimi sei anni e la sua narrazione ha prevalso. I media tradizionali non si sono dimostrati all’altezza degli influencers dei media sociali e ai vogger che hanno provato a screditare i media principali.

Sia Duterte che Marcos hanno alimentato l’ecosistema dell’informazione di disinformazione che è stata difficile da combattere con la verifica dei fatti che è giunta dopo in campo.

Con le bugie e la propaganda di Marcos e Duterte, l’opposizione rappresentata da Robredo aveva poche possibilità di vincere perché la maggioranza degli elettori delle classi economiche più svantaggiate ha creduto nell’informazione che ricevevano dalle piattaforme come Tiktok, Facebook e Twitter.

Disinformazione ha avvelenato le menti degli elettori divenendo la maggiore minaccia alla democrazia. Getta discredito sui media e può uccidere la democrazia.

Duterte lascerà il potere il prossimo mese ma continuerà a persistere la sua eredità nel danneggiare la democrazia. Lui ha aiutato a riportare i Marcos al potere.

Manny Mogato, PRESSONE.PH

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