Elezioni davvero genuine quelle birmane?

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Gli osservatori delle elezioni birmane inviati dalla Unione Europea hanno dato la loro valutazione sulle prime elezioni libere della Birmania che hanno consegnato una maggioranza di oltre il 70% al partito di Aung San Suu Kyi, NLD Lega Nazionale per la Democrazia.

Mentre hanno affermato che le procedure elettorali, come valutate dai 150 osservatori inviati nelle 500 sezioni elettorali, sono state valutate tra “buone alle molto buone”, lodando così gli sforzi fatti dal governo di Thein Sein ed andando oltre le loro aspettative, dall’altro canto restano vari ostacoli per poter dare una definizione di “ elezioni davvero genuine ”.

Il capo osservatore europeo Alexander Graf Lambsdorff ha osservato che per poterle definire “ elezioni davvero genuine ” bisogna considerare il quadro complessivo legale e costituzionale.

“A livello internazionale è chiaro che per una elezione genuina almeno una camera del parlamento deve essere eletta al 100% del numero dei seggi. Ovviamente questo non è stato il caso in questione” ha detto Lambsdorff, dal momento che la Costituzione Birmana del 2008 riserva ai militari il 25% dei seggi.

Poi il capo osservatore precisa: “Un’altra questione di preoccupazione è una questione di inclusività. Abbiamo scoperto che il processo di candidatura e di verifica della candidatura sono stati applicati in un modo che ha comportato un numero bassissimo di candidati musulmani”.

Come sappiamo la candidatura di musulmani nelle liste del NLD era stata esclusa per non accendere uno scontro forte con gli ultrà nazionalisti birmani del Ma BaTha, mentre a livello statale tantissimi musulmani sono stati esclusi dalla commissione elettorale sulla pretesa di nazionalità non chiara.

A questo il capo della delegazione del Parlamento Europeo, Ana Gomez ha ricordato le preoccupazioni già espresse sulla privazione dei diritti civili e politici nei confronti della minoranza Rohingya. La Gomez ha chiesto al nuovo governo di adoperarsi per creare una società più inclusiva “affrontando la crescita dell’estremismo e del radicalismo religioso e del relativo impatto su minoranze e gruppi etnici come i musulmani e i Rohingya”.

Sulla questione Rohingya si gioca in realtà moltissimo del futuro della democrazia birmana sia per l’alto rischio di creare un possibile genocidio, sia per l’atteggiamento del NLD e di Aung San Suu Kyi che considerano, al momento, la questione non fondamentale, non cruciale.

Che democrazia può creare un paese che è diviso al suo interno su basi etniche e religiose e che non vuole vedere il rischio di un genocidio? Quanto lontano potrà andare se non vede come l’ideologia dei generali della discriminazione contro i Rohingya ha fatto grandi passi nella propria popolazione? Avrà la forza domani di invertire la tendenza e sconfiggere l’estremismo e il radicalismo religioso del Ma Ba Tha, alimentato dal potere dei militari e a loro funzionali?

Lambsdorrff, nella sua conferenza stampa, ha ricordato la privazione del diritto di voto al parlamentare Rohingya Shwe Maung dell’USDP che era stato eletto nel 2010 a Hluttaw, come ad altri 28 musulmani.

“Molti dei loro antenati hanno potuto votare nelle precedenti elezioni ed è difficile comprendere perché ora non hanno potuto votare o presentarsi come candidati. Questo è accaduto anche nei confronti di parlamentari, cosa mai accaduta in tutta la mia esperienza” ha detto Lambsdorff.

Oltre queste due questioni fondamentali per la definizione di una elezione davvero genuina, considerato il buon lavoro della macchina elettorale e del grande impegno di chi stava ai seggi, c’è stata la preoccupazione del cosiddetto voto anticipato, la cui conta dei voti manca del tutto di trasparenza e rappresenta una scatola nera nel processo elettorale complessivo.

“Se si riesce ad osservare ogni singolo aspetto del processo elettorale si accresce la fiducia perché non si hanno delle scatole nere dove nessuno sa cosa succede” ha detto Lambsdorff che darà alcune raccomandazioni per le operazioni di voto anticipato affinché possa essere aperto agli osservatori.

Lo stesso Lambdorff inoltre ha ricordato che le elezioni non sono ancora terminate perché il risultato finale non è ancora stato proclamato e la conta dei voti è altrettanto importante come lo è il voto.

Sullo stesso tono espresso dalla Unione Europea si pone anche un altro centro di osservazione che è il Carter Center di Atlanta che ha ricordato le stesse problematiche formulate da Lambsdorff aggiungendo: “Ci sono anche alcune restrizioni alla libertà di espressione e limiti alla protesta pacifica e alla libertà di stampa. … Abbiamo osservato un sentimento anti musulmano, razza e religione che giocano un ruolo negativo sul processo elettorale complessivo”.

“Sia il processo elettorale che la transizione alla democrazia sono perciò incomplete.”

Sul piano internazionale vi sono state numerose prese di posizione che salutano questo passo democratico importante. Il segretario generale dell’ONU ha però dichiarato:

“Il segretario generale desidera fare le proprie congratulazioni al popolo di Myanmar per la pazienza, la dignità l’entusiasmo nella partecipazione alle storiche elezioni di domenica. Saluta positivamente il lavoro della Commissione Elettorale dell’Unione come quella dei vari stati, delle istituzioni regionali e locali per il loro lavoro importante.. Nota che i risultati sono cominciati a giungere. Incoraggia tutti i partecipanti in Birmania a mantenere uno spirito degno, la calma ed il rispetto attraverso tutto il completamento del processo elettorale”

NLD stima di poter vincere il 70% dei seggi nel parlamento , ma sembra che il processo di conta sia rallentato ad arte e che ci vorrà ancora un po’ per l’annuncio definitivo. Ancora un’altra conferma dell’impossibilità di definire queste elezioni davvero genuine?

La prima speranza è che i militari rispettino il risultato elettorale e che permettano la formazione eventuale di un governo della Aung San Suu Kyi.

La seconda è che non la vorranno ostacolare, ma forse questa è una speranza troppo grande.

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